Un’altra archiviazione: l’amianto non uccide più?

Le considerazioni di Vito Totire (*) dopo l’archiviazione per la morte di un lavoratore del Cnen-Enea di Bologna

L’amianto non c’entra? E’ ora che parli di amianto chi ha cognizione di causa, evitando di avallare ipotesi e teorie inesistenti

A latere dell’ennesima archiviazione del “caso” di un lavoratore Cnen-Enea di Bologna sono stati elencati un tot di personaggi «innocenti». Certo non possiamo affermare siano colpevoli ma c’è qualcosa che non torna.

La prima cosa che non quadra è «l’amianto non c’entra»: cosa vuol dire?

Facciamo chiarezza:

  1. Non apparteniamo al partito delle “manette facili” quindi siamo garantisti e contrari ai processi sommari
  2. Tuttavia non accettiamo ambiguità e zone d’ombra e, in questo “caso” ce ne sono molte:
  3. L’AMIANTO NON C’ENTRA? In ambiente lavorativo o domestico l’amianto agisce la stessa azione nociva, la differenza ovviamente è spesso di quantità di dose di esposizione
  4. L’onere della prova è, a volte, pesante e le difficoltà di trovare prove possono essere notevoli ma è cosa diversa dire «l’amianto non c’entra» o dire che la presenza di amianto nel luogo di lavoro non è stata dimostrata con certezza
  5. Certo non si può dire, almeno in questo “caso”, che l’onere della prova sia stata accollata per intero al lavoratore e ai suoi familiari – come spesso succede – e chiunque, anche dotato di grande abilità investigativa , può trovare serie difficoltà a indagare su strumentazione coibentata usata 20-30 anni prima; un rimedio a questi “vuoti” investigativi sarebbe stata una più capillare indagine a seguito del lungimirante PRIMO PIANO SANITARIO REGIONALE DELL’EMILIA-ROMAGNA varato nei primi mesi del 1990 che chiedeva alle Usl di indagare sul rischio amianto nel territorio; lungimirante in quanto il Piano precedette sia il decreto 277/91 (che codificava con maggior precisione le misure di sicurezza nella gestione del rischio) sia la legge 257/92 che mise l’amianto al bando; nel 1990 una gestione diversa di quell’imput regionale, gestito magari, anche attraverso un obbligo di notifica, avrebbe consentito di disegnare una mappa del rischio nel territorio e nei luoghi di lavoro, più adeguata, completa, esaustiva o più prossima ad esserlo; il lavoratore di cui si parla è rimasto in attività presso Cnen-Enea fino al 1996; di tempo per una indagine tempestiva… ce ne sarebbe stato; l’amianto ha avuto 3500 usi commerciali diversi dunque o l’indagine è capillare e tempestiva o si rischia di concludere poco, pur senza poter escludere il nesso eziologico; a Bologna, su segnalazione di un medico del lavoro al Renam, fu classificato in classe 1 un tipografo la cui classificazione (rispetto al nesso eziologico) era stata, fino a quel momento, di “probabilità”;
  6. Ancora oggi per esempio la Regione e quasi tutti i sindaci rifiutano di fare ordinanze finalizzate al censimento capillare dell’amianto presente nel territorio!
  7. L’avvocato difensore dei possibili imputati parla di «eventuale esposizione ad amianto che il giudice esclude»; pare ragionevole invece dire che il giudice non ha trovato riscontri materiali dell’avvenuta esposizione; è cosa ben diversa…
  8. Escludere l’amianto è infatti diverso dall’asserire che la presenza di amianto non è dimostrata; ormai le ipotesi eziologiche del mesotelioma differenti dall’amianto sono ricondotte alla più ragionevole ipotesi del ruolo «forse e solo» del virus della scimmia come correlato biologico e con come agente eziologico (Cristaudo, MdL); lo dicevamo da trent’anni…
  9. Peraltro una parte dei problemi sociali connessi alla tragedia dell’amianto deriva dalla inaccettabile disparità di trattamento fra “casi” occupazionali e ambientali; i trattamenti e i supporti assicurativi devono essere equiparati evitando le forme di “elemosina” che il Decreto Ristori ha confermato (dopo persino un rischio concreto di amnesia che avrebbe cancellato persino la elemosina) ; i trattamenti assicurativi e pensionistici devono essere equiparati; questo consentirebbe di attutire l’impatto negativo di inchieste obiettivamente difficili come quella che stiamo commentando
  10. Il caso del lavoratore sarebbe stato l’unico (così è stato detto); da questo deduciamo, sia pure indirettamente, che il centro stampa Cnen-Enea era “sicuro”? Ipotesi sbagliata; la letteratura scientifica pubblica un caso di uno zuccherificio (Arezzo) dalla cui corte d lavoratori non sarebbe emerso nessun caso di mesotelioma; a parte che a volte i tumori non vengono censiti, anche questa “prova indiretta” non ha alcun fondamento ; piuttosto serve ad attutire il senso di colpa (istituzionale) di non essere stati in grado di escludere con certezza
  11. Gli avvocati manifestano, per la archiviazione, una “soddisfazione” degna di altra causa; dovrebbero dimostrare rammarico e maggiore empatia per le vittime ma forse l’umanità l’hanno esaurita per gli imputati di turno.

(*) Vito Totire per AEA, l’Associazione nazionale Esposti Amianto

La Bottega del Barbieri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *