Uno splendido 80enne e il giro del giorno in…

in 80 mondi

A seguire due noticine sul grandissimo Elia Kline e su un certo Miles Davis

di db

Se chi passa di qui è male informato su un certo scorrere del tempo magari leggendo il titolo ha temuto che l’articolo riguardasse db. Macchè. Non vi parlerò di me (essendo un acciaccato 70enne, eh-eh) ma di Enrico Rava torinese – però nato a Trieste – e giramondo che ieri ha compiuto 80 anni.

Rava non è solo un grande musicista ma in qualche modo rappresenta e riassume la migliore storia del jazz italiano. Proverò a raccontare di lui utilizzando come base un suo libro: «Incontri con musicisti straordinari. La storia del mio jazz» (*) che vi consiglio. Pure vi raccomando «Note necessarie. Come un’autobiografia» (**) scritto da Enrico Rava con Alberto Riva che però è esaurito e dunque troverete solo in biblioteca.

Ma ovviamente il primo consiglio è ascoltarlo, specie se non lo conoscete. Fatevi questo regalo. Dal vivo è infinitamente meglio, Queste alcune delle prossime occasioni in Italia: il 24 agosto a Gradara (Pesaro); tre le occasioni a settembre cioè il 4 a Firenze, il 15 ad Alghero e il 25 a Pisa; il 20 ottobre a Soriano (Viterbo); il 5 novembre a Milano; il 4 dicembre a Bari e il 10 dicembre a Roma. Se poi siete a New York, in Argentina o in Belgio… lo trovete anche lì.
E su cd-dischi? Intanto per un primo assaggio va benissimo “tirare a casaccio” in rete perchè Enrico Rava è sempre bravissimo: quando si aggira dalle parti del free come sulla tradizione jazzistica; se è in compagnia di grandi (statunitensi o europei) oppure se suona con giovani italiani, spesso scoperti o lanciati da lui.

Il 6 settembre esce il suo nuovo album – per ECM – intitolato «Roma» e registrato dal vivo (con Joe Lovano) all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

L’idea di un «giro del giorno in 80 mondi» (ma anche, per l’occasione, un giro dei mondi in 80 anni) si adatta bene alla vita di corsa di Enrico Rava che si trova – proprio nel momento storico giusto – negli Usa per prendere parte alla nascita del free e in Argentina dove incontra Gato Barbieri (non è mio parente, purtroppo). E poi sempre a zonzo fra Italia, Francia, Scandinavia, di nuovo Stati Uniti e Argentina, Giappone…

Ovviamente per chi ama il jazz (e per curiose/i) la parte più interessante del libro è quella che racconta la musica e i musicisti, compresa «la scimmia» – cioè le droghe pesanti che hanno accompagnato la vita di molti grandi – e la vita dura di quasi tutti loro, o le cento stranezze (alcune leggende e altre verità) che accompagnano chi si avventura dalle parti della sperimentazione artistica. Non sapevo, per dirne una, che a New York esistesse addirittura «uno psicanalista per trombettisti» (Carmine Caruso, assai stimato).

Ma siccome Rava scrive bene tutto diventa piacevole: gli squarci di vita familiare; la peggior ricetta di cucina (pagina 95) che io abbia mai conosciuto; il ricordo dei bianchi all’origine del jazz; i due diversi Mike Bongiorno; «il canto di milioni di uccelli» nella foresta tropicale del Yunque. Sugli accenni politici a volte mi trovo d’accordo con lui e altre no.

Due i punti chiave del libro per chi ama il jazz.

Il primo è il drastico giudizio sul famoso e citatissimo disco «Free Jazz» (1961: quel biennio fu uno spartiacque) di Ornette Coleman che Rava definisce «pressochè inascoltabile e so che per questa affermazione prima o poi sarò fucilato. Ma sto soppesando le parole. In realtà adoro Ornette e tutti i musicisti presenti nell’album ma una volta messi insieme emergono incom patibilità insuperabili»; segue una dettagliata spiegazione.

Altro passaggio cruciale per jazzomani è ovviamente la classica – e un po’ assurda (ma bisogna passarci) – “mega lista” che Rava intitola «Cosa ascoltare su Marte». I migliori 10 dischi però diventano 12 forse perchè i marziani contano diversamente da noi. Li elenco in modo secco mentre ovviamente Rava si dilunga su artisti e contesti: si inizia con Armstrong e gli His Hot Seven («su tutti Potato Head Blues»); sempre del 1927 «I’m Coming Virginia» di Bix Beiderbcke; poi l’orchestra di Duke Ellington del periodo 1940-42; un disco a caso di Charlie Parker; ovviamente Billie Holiday, meglio se duetta con Lester Young; «Birth of the Cool» di Miles Davis, coadiuvato da Gil Evans; l’album «Solo Monk» o un altro capolavoro di questo pianista, incrocio «di naivetè e sofisticazione, visione avveniristica e tradizione»; il quartetto di Gerry Mulligan con Chet Baker; di nuovo Miles Davis, magari con la sua versione di «Porgy and Bess»; poi «Tijuana Mods» o un’altra delle creazioni di Charles Mingus; «i dischi necessari» di Clifford Brown, cioè tutti ma se fosse uno solo sarebbe «Study in Brown» con Max Roach; «infine Ornette Coleman», i cui album sono tutti imperdibili ma dovendone scegliere uno Rava decide («oggi») per «This Is Our Music». Ora immagino qualcuna/o meravigliarsi perchè nell’elenco “marziano” manca John Coltrane ma siccome nel libro Enrico Rava lo esalta consideriamolo pure il 13. Più marziano di lui chi c’è?

Altre questioni interessanti. In un breve box intitolato «Pagine sonore» Rava prova a ragionare sul non facile incontro fra musicisti e scrittori. Dopo aver citato Cortazàr suggerisce però due nomi soltanto: il Thomas Mann del «Doctor Faustus» (per le pagine sulla conferenza-concerto su «La sonata per pianoforte op. 111» di Ludwig Van Beethoven) e il Marcel Proust della «Recherche» (ma il perchè si questa seconda scelta… dovrete scoprirlo voi).

Allora, festeggiate con me – magari dopo un paio di ascolti – gli 80 anni di Rava?

(*) Feltrinelli, 2011: 256 pagine – più foto – per 16 euri con prefazione di Stefano Bollani.

(**) Minimum Fax, 2004: 208 pagine con un cd per 22 euri. Nel cd molto bello trovate una piccola antologia con il “meglio” dei primi 50 anni di Rava: «Fine and Dandy» inciso nel 1960; «Back to the Sun» (del 1972) ripreso dal famoso «Il giro del giorno in 80 mondi» (vedi nota qui sotto); «Bella» (1975); «The Fearless Five» (1978); il monkiano «Round about Midnight» (pure del 1978); «Bovery Dance» (1983); a seguire due incursioni o forse contaminazioni in altre musiche cioè «E lucevan le stelle» (1993) di Giacomo Puccini e «Improvisation sur ouverture» (1995) da Georges Bizet; «The Trial» (1996); «What’s new» (1997); «Bandoleros» (1998); «Le solite cose» (1999); per chiudere con il tradizionale «Dear old Stockholm». (2002). Nel libro c’è anche una discografia consigliata di Rava con una quarantina di titoli ma va aggiornata.

«IL GIRO DEL GIORNO IN 80 MONDI»: lo stupendo titolo è ripreso da un libro, altrettanto bello, di Julio Cortazar.

Altre notizie su Enrico Rava «Italian Jazz Trumpeter | Official Web Site»

Qui Corriere della Sera – La Lettura: 2019-08-11 – La … – PressReader https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera…/282050508697208 trovate una bella intervista di Helmut Failoni a Rava.

DUE NOT(JAZZ)ICINE: sul grandissimo Elia Kline e su un certo Miles Davis che forse avete sentito nominare.

Ha quasi sempre con sè il sax alto Elia Kline. Oltre a suonare ovunque, regala il suo talento in un progetto educativo – arte terapia – basato sul jazz ed è qui che incontra Luke, un ragazzo autistico. Se però volete sapere qualcosa di più non cercate in rete ma acquistate in edicola l’ultimo numero di «Julia» – qui sopra la copertina – perchè Elia Kline è un (bel) personaggio di fantasia, seppure ispirato a tanti jazzisti, appena inventato da Giancarlo Berardi.

Se l’immaginario Kline è un gigante, ancor più grande fu il vero Miles Davis: ne accenno qui perchè una settimana fa – il 17 agosto – è stato il 60° compleanno del suo «Kind of Blue». Se ancora (possibile?) non lo conoscete ascoltatelo subbbbbbito e/o leggetene la storia sull’ultimo «Robinson», l’inserto di «Repubblica», oppure qui: Kind of Blue. Suonala ancora Miles | Rep

Mi fermo? Meglio di sì, ché quando inizio a parlare di jazz rischio di allagare la botteguccia.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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