«Urlo» per i giorni nostri – 5

La Round Robin [Ginsberg] Story prosegue con db (*)

che indugiavo e indugio in cerca di jazz (sempre)

ma perchè di nuovo – come a 15/20 anni – adesso mi assale questa rabbia?

. che certe notti non dormo per i dolori fisici e dell’anima

ma perchè di nuovo – come a 15/20 anni – mi assale questa urgenza di spaccare tutto?

che “Rik dove sei?”

ma perchè di nuovo – come a 15/20 anni – perdo la speranza del futuro?

che cercavo vecchi cinema luridi (senza trovarli) magari con meno sesso di te, amico Allen, ma con bei film e buio cioè luce per pensare

perchè di nuovo – come a 15/20 anni – mi assale la tristezza improvvisa?

che mi pare di aver capito (quasi) tutto ma poi nel dormiveglia e nei sogni mi accorgo che hanno vinto loro

ma perchè di nuovo – come a 15/20 anni – devo spiegarvi chi sono loro?

che tutto questo amore dato e preso dov’è finito?

perchè di nuovo – come a 15/20 anni, come a 34 e a 41 – sono così coglione?

che di nuovo sono a dirmi (come quella sera Dario Fo) «vorrei essere morto tanto tempo fa se tutto quello che ho fatto/abbiamo fatto non è servito, e LORO vivono ancora del nostro sangue»

ma perchè di nuovo – come a 15/20 anni – non so (dimentico?) che «sta nel fondo dei tuoi occhi… nell’incendio di Milano»

che cosa sto lasciando di buono a mio figlio?

perchè di nuovo mi ritrovo orfano e senza figli, solissimo su sta merdaccia di pianeta?

e perchè Allen, al contrario di te, almeno una volta non ho provato il peyote? Tanto di rischi… ne ho corsi “peggio assai”

e-però-e-sempre continuo: perchè spero di vedere la ribellione tornare a danzare e l’arroganza di nuovo tremare; e scusami Allen se cito un altro anglofonopazzo poeta ma «se viviamo è per rovesciare i re»

URLO per provarci, urlerò sino alla fine, urlerò con voi che non vi rassegnate

URLO per provarci ancora e ancora, urlerò con voi che non vi rassegnate

(*) Round Robin (Ginsberg) Story … salvo colpi di scena questa RRS si conclude sabato prossimo con Gianluca Cicinelli che l’ha aperta.

UNA NOTA PER LUIGINO SCRICCIOLO

Ciao Allen – e ciao tutte/i – se mi è consentito aggiungere un ricordo privato piccinopicciò, qualche anno dopo URLO anche io (senza nulla sapere dell’American Civil Liberties Union ma avendo appena letto la traduzione italiana di «Urlo») ti difesi. Andò così: ero andato al festival di Spoleto e lì, fra l’altro, ti avevo ascoltato leggere alcuni versi, con l’accompagnamento – mi pare – di cimbali tibetani. Non ricordo bene cosa dicesti Allen (le uniche tre parole inglesi che nella mia vita ho capito bene sono “yankee go home”) quel giorno. Fatto sta che, passate un po’ di ore, la solerte polizia italiana ti arrestò, (f)atti osceni… Io ero tornato a Roma e decisi che lì avrei fatto la mia parte: con il mio amico Luigino Scricciolo (di lui ho parlato in blog qualche volta e la sua storia è anche in «7171» di Enrico Pili) scrivemmo il nostro primo “cartello” – qualcosa tipo “Liberate Ginsberg” – di protesta e da piazza San Silvestro (mi pare) andammo “in corteo” verso piazza di Spagna, visto che lì fra turisti e “capelloni” era probabile che di te si sapesse. Quasi subito (ripeto il precedente «mi pare» perché davvero la memoria tradisce spesso) la polizia ci fermò e ci trattenne qualche ora al commissariato: né io né Luigino né loro potevamo immaginare che pochi mesi dopo ben altri cortei avrebbero sconvolto – cioè svegliato – Roma. Era infatti il 1967. E a proposito di ricordi ingannevoli  (persino quelli che ci riguardano così da vicino) se non avessi controllato la data, avrei detto che io e Luigino avevamo 16 anni o 17; essendo invece il 1967, eravamo grandicelli cioè viaggiavamo verso i 19. Beh, Allen il mio secondo corteo e il mio primo fermo di polizia fu colpa tua. Grazie di avermi messo sulla buona strada. Ieri come oggi viva i poeti e le poetesse soprattutto se – in qualunque parte del mondo – invitano i militari a farsi fottere «con la loro bomba atomica».

NELLA FOTO SOPRA: Fernanda Pivano, Allen Ginsberg e Alfonso Gatto appunto in quel 1967.

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • e una vasta paranoia dilaga attraversa il paese
    e i terroristi di Washington spediscono i giovani di nuovo sul campo di battaglia
    e nessuno parla…
    e allora adesso è tempo per voi di parlare
    per voi tutti amanti della libertà
    per voi tutti alla ricerca della felicità
    per voi amanti dormienti
    sprofondati nei vostri sogni privati
    adesso è l’ora di parlare
    o maggioranza silenziosa

    Lawrence Ferlinghetti – Speak out

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