Uruguay: presidenziali all’insegna della paura

Il 27 ottobre si vota nel più piccolo paese del Cono Sur. Blancos e colorados, con l’intromissione degli Stati uniti, puntano tutto sui temi della sicurezza e dell’ordine per impedire al pur moderato Frente Amplio di conquistare il quarto mandato consecutivo

di David Lifodi

Il 27 ottobre in Uruguay si vota per le presidenziali. A sfidarsi Daniel Martínez, per il Frente Amplio, ex sindaco di Montevideo, Luis Lacalle Pou, senatore del Partido Nacional e l’economista Ernesto Talvi, del Partido Colorado. Il Frente Amplio cerca di confermarsi, per la quarta volta consecutiva, alla guida del paese, ma non sarà facile. Molti prevedono che sarà necessario il ballottaggio per designare il presidente del più piccolo paese del Cono Sur latinoamericano (poco meno di 3,5 milioni di abitanti).

Daniel Martínez è il primo candidato che non fa parte del gruppo storico del Frente Amplio, a cui appartengono l’ex guerrigliero tupamaro Pepe Mujica e i moderatissimi Danilo Astori (attuale ministro dell’Economia) e Tabaré Vázquez, il presidente uscente. Per la coalizione di centrosinistra le presidenziali del 27 ottobre rappresentano un passaggio molto delicato. A differenza degli altri due competitors, nelle primarie Martínez è stato l’unico a non aver raggiunto il 50% dei consensi, pur vincendo con largo margine rispetto alla sfidante Carolina Cosse, già ministra dell’Industria.

Inoltre, sull’esito delle presidenziali, come ormai accade in gran parte dei paesi di tutto il mondo, peserà il tema della sicurezza. Ad agosto il Dipartimento di Stato Usa ha diffuso un ambiguo avviso ai cittadini statunitensi esortandoli a fare molta attenzione nel caso in cui decidano di recarsi in Uruguay a causa del crescente aumento della criminalità. Lo stesso Dipartimento di Stato ha definito off limits 13 quartieri della capitale Montevideo ed ha messo in guardia sulla crescita di furti nella località balneare di Punta del Este.

La mossa degli Stati uniti non è casuale. Alla Casa Bianca sanno bene non solo che il 27 ottobre in Uruguay si vota, ma anche che il 30 dello stesso mese, solo tre giorni dopo il primo turno delle presidenziali, i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sul progetto di riforma costituzionale fondato principalmente sulla campagna Vivir sin miedo, di cui si è fatto promotore Larrañaga, il senatore del Partido Nacional rimasto escluso dalle primarie del Partido Nacional per la sfida elettorale. L’intento degli Stati uniti è evidente: favorire nel paese la diffusione dell’insicurezza e spingere gli elettori a votare per i blancos del Partido Nacional o per il Partido Colorado. Peraltro, occorre ricordare che tutti  i governi del Frente Amplio sono stati all’insegna della massima cautela e moderazione.

L’intromissione statunitense è stata fortemente stigmatizzata dal cancelliere uruguayano Rodolfo Nin Novoa, il quale ha invitato gli Usa a guardare in casa propria, sottolineando che il loro tasso di omicidi è di 25 abitanti su centomila, mentre quello uruguayano risulta essere la metà. Tuttavia il tema della sicurezza resta al centro del dibattito politico uruguayano. Luvis Pareja, del Centro Latinoamericano de Análisis Estratégico, ha evidenziato su Alainet  che nel 2018 in Uruguay è stata raggiunta la cifra record di 381 omicidi, il 35% in più rispetto al 2017, ma al tempo stesso ha ricordato come la fonte sia la fondazione Fundapro, vicina alle destre e, per questo motivo, gli Stati uniti se ne sono serviti al fine di aumentare la percezione dell’Uruguay come un paese insicuro tra i suoi stessi abitanti.

Luis Lacalle Pou ed Eduardo Talvi, con il 54% delle preferenze  ciascuno, hanno vinto le rispettive primarie del Partido Nacional e del Partido Colorado, molto più partecipate di quelle del Frente Amplio. In caso di ballottaggio può darsi che i due partiti uniscano le forze in versione anti-frenteamplista. Si tratterebbe del ritorno al Partido de la Concertación che, nel 2015, aveva visto l’unione tra blancos e colorados in occasione delle elezioni per scegliere il sindaco di Montevideo. In quel caso Daniel Martínez riuscì a spuntarla.  Tuttavia, per replicare questa alleanza ci sarebbe stato bisogno, in occasione delle primarie interne, di almeno 500 voti, che, seppur per poco, non sono stati raggiunti.

La campagna elettorale sarà caratterizzata, per tutti i partiti, da una corsa ai voti moderati  e peserà molto sulle elezioni anche la legge repressiva promossa da Larrañaga che prevede, tra le altre cose, l’istituzione di una Guardia nazionale con funzioni di polizia all’insegna del solito mantra “nel paese c’è bisogno di ordine e occorre difendere la gente onesta”, buono per far breccia a tutte le latitudini.

Per il Frente Amplio, sperando di sbagliarci, non sarà una passeggiata.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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