Vaccini, canzoni e terrorismo psicologico

55esima puntata dell’«Angelo custode» ovvero le riflessioni di ANGELO MADDALENA per il lunedì della bottega

  Vaccino vuol dire iniettare il principio attivo di una malattia, per esempio il vaiolo, e così facendo, dopo che l’organismo ha “superato” quella malattia, sarà immunizzato. Il primo vaccino è di pochi secoli fa ma la prima volta che gli esseri umani capirono il principio fu durante la Guerra del Peloponneso, nel 400 avanti Cristo: un soldato si era ammalato ma guarì e poi non si ammalò più di quella malattia che colpiva gli altri soldati (sto andando per sommi capi).

Oggi a me prende il panico quando qualcuno che ha l’aria di saperne parla di Bill Gates che starebbe finanziando una sorta di “vaccino elettronico” con scheda incorporata: ti possono vedere dovunque sei con la scusa di controllare il contagio. Manlio Dinucci – sul quotidiano «il manifesto» del 21 aprile – scrive: «non possiamo lasciare in mano agli scienziati del MIT e alla Fondazione Gates la decisione di quale deve essere il nostro modo di vivere. Nè possiamo smettere di pensare, ponendo domande. Ad esempio: è molto grave che le morti da coronavirus in Europa siano attualmente 97.000, ma quali misure si dovrebbero in proporzione prendere contro le polveri sottili, le Pm2,5 che – dai dati ufficiali della European Encironment Agency (Air quality in Europe, report 2019) – ogni anno provocano in Europa la morte prematura di oltre 400.000 persone?».

Ho provato a parlarne con mia sorella di questo argomento, le ho consigliato di leggere l’articolo on line (il manifesto.it è gratuito in questo periodo) di Manlio Dinucci. Lei mi ha risposto che sono argomenti trattati in modo che “terrorizzano psicologicamente” (la prospettiva del vaccino globale ecc.) e che non è così grave come penso io. Una risposta simile me l’aveva data quando sempre Manlio Dinucci aveva pubblicato su «il manifesto» la notizia dei 30mila soldati Nato che stavano arrivando in Europa dagli Stati Uniti per motivi non molto chiari e senza tante precauzioni per il virus.

La telefonata con mia sorella è finita con lei a darmi del «fondamentalista». A parte la deriva viscerale e sanguigna – nel senso buono – dei rapporti fra consanguinei e germani (in spagnolo sorella si dice hermana) a pensarci bene abbiamo “litigato” per colpa di Jovanotti che è impegnato in un viaggio in bicicletta intorno al mondo.

Io però mi chiedo: perché notizie come quelle che dà Manlio Dinucci sarebbero «terrorismo psicologico?». Ci sono elementi oggettivi che nel lungo periodo fanno paura. Il nostro sistema nervoso, soprattutto in questo periodo, non riesce a farsene carico facilmente, perché emotivamente siamo sovraccarichi; e poi anche perché ci sentiamo impotenti e senza difese (chiusi più del solito in casa)… insomma rifiutiamo gli scenari negativi anche se sono ben fondati.

Torno a Jovanotti. L’altro giorno, guardando su «Informazioni Senza censure», ho trovato alcuni video sui vaccini, quelli sì terrorizzanti. Mentre ne guardavo uno di quei video, incrocio Jovanotti: diceva di aver partecipato a un summit di grosse aziende mondiali di telefonia e di internet. Durante un incontro pubblico a Firenze, Jovanotti sosteneva che era stato invitato come personaggio di spicco della cultura popolare italiana. Tutto molto strano. Voglio andare oltre, perchè c’era anche un video in cui – durante un suo megaconcerto – Jovanotti promuoveva i vaccini.

Penso a Pif, il regista del film «La mafia uccide solo d’estate» che ha fatto pubblicità per la TIM. Dicevo a mia sorella: se uno canta o parla davanti a centinaia di migliaia di persone è libero o è pagato per dire certe cose?

Ma che rapporto c’è fra l’hi tech e il vaccino? Lo spiega Manlio Dinucci proprio in quell’articolo.

Ma torno al discorso di esibirsi in pubblico. Io non ho quasi mai cantato (o raccontato) in spazi grandi. Un amico invece sì e mi parlava di ansia e attacchi di panico. Lui prima di cantare beve sempre molto vino. Una volta mi disse che non ce la farebbe ad affrontare il pubblico da lucido. E una volta mi spiegò: «io quando sono davanti a molte persone che si aspettano un certo tipo di cose, non posso fare le canzoni profonde che ho scritto, se no si annoiano, devo rimanere sempre sulla superficie». Una volta andai a vedere un suo concerto a Torino, c’erano 50 persone, locale pieno. Una mia amica alla fine mi disse: «divertente, però sempre vicino alla soglia oltre la quale sembri un animatore da villaggio turistico!». Era un’opinione ingrata? Però questo amico cantò in una rassegna che organizzavo in campagna (all’aperto, era d’estate): c’erano 30 persone ma tutto il contesto era meno “aggressivo” di un locale. Lui bevve molto meno vino e cantò canzoni poetiche e poco commerciali.

Nel nostro tempo c’è una grande difficoltà a essere sé stessi, da qui l’alienazione, il bisogno di sostanze alteranti ecc. Se affronti migliaia (o milioni di persone) come Jovanotti, sei “abituato” a un certo target e sei spinto da una multinazionale con enormi di interessi: un fantoccio, anche se ti presentano come uno che pensa con la sua testa. Che spazio di autenticità ci può essere in canzoni come Cancella il debito di Jovanotti (a Sanremo del 2000) o in operazioni come Il mio nome è mai più del trio Jovanotti, Ligabue e Pelù?

Ricordo che nel 2000, quando non avevo ancora chiari alcuni meccanismi, dissi a Pino Bertelli, un critico cinematografico anarchico di Piombino: «vedi che Jovanotti ha cantato Cancella il debito? Prima sembrava scemo». «… E ora è cretino!» mi interruppe Pino, spiegandomi che non era cambiato nulla da quando – 10 anni prima – Jovanotti faceva Gimmy Five.

In quegli anni uscì il mio primo cd: Getta la bomba. Qual era la discriminante rispetto a una canzone come Il mio nome è mai più? Me lo spiegò Gianni Novelli: «Tu fai riferimenti precisi alle fabbriche della armi, alla FIAT… Parli dei cappellani militari, argomento scomodo…».

Gli artisti sedicenti impegnati si guardano bene da toccare argomenti seri, oppure lo fanno solo se “vanno di moda” certi argomenti, ma sempre rimanendo nel vago. E’ quel “vago” che ci fotte.

Bidsognerebbe esporsi senza filtri, ma qui di filtri ce ne stanno mettendo tanti, a cominciare dalla mascherina….

Son finite le mascherine è una canzone che ho scritto all’inizio dell’emergenza corona virus, che io nella canzone chiamo «corona… coglionamento globale».

Due mesi prima avevo scritto «Scappa dalle sardine». E nello stesso periodo Brunori Sas, appena uscito il suo nuovo cd (gennaio 2020) alla domanda «cosa pensi del movimento Sardine» aveva risposto: «Sono stato in piazza con loro, è un movimento da supportare». Né carne né pesce, quello che si volevano sentir dire i suoi fans e i suoi produttori.

Qual è l’altro lato della medaglia? Uno come Bobo Rondelli, o come me che cantiamo – lui più famoso e con maggior talento – in situazioni intime e popolari, senza mai scendere a compromessi.

QUESTO APPUNTAMENTO

Mi piace il torrente – di idee, contraddizioni, pensieri, persone, incontri di viaggio, dubbi, autopromozioni, storie, provocazioni – che attraversa gli scritti di Angelo Maddalena. Così gli ho proposto un “lunedì… dell’Angelo” per aprire la settimana bottegarda. Siccome una congiura famiglia-anagrafe-fato gli ha imposto il nome di Angelo mi piace pensare che in qualche modo possa fare l’angelo custode della nuova (laica) settimana. Perciò ci rivediamo qui – scsp: salvo catastrofi sempre possibili – fra 168 ore circa che poi sarebbero 7 giorni. [db]

LE IMMAGINI – scelte dalla “bottega” – sono di Roland Topor.

 

La Bottega del Barbieri

3 commenti

  • Corrado Seletti

    Caro Angelo,
    Volevo segnalarti che il “famoso” di cui parli, tempo fa, dichiarò di avere partecipato ad una riunione di potenti della terra (del pianeta intendo)…ne parlò con enfasi ed il testo che ricordo “spannometricamente”, sicuramente ancora reperibile, fu riportato da alcune importanti testate giornalistiche.
    Pensai che il fatto non poteva essere casuale, che chi è in grado di muovere le masse giovanili, con motivetti, slogan e canzonette, non casualmente poteva interessare (ad alcuni) a fare massa “non critica”….
    Come dire, insospettabili pedine; oppure il dado da tempo era tratto ed ora il momento è arrivato….
    Cose già viste in passato, che le nuove generazioni non conoscono , neppure hanno potuto approfondire (salvo pochi) sui libri di scuola!
    Sai “la banalità del male”; mio padre (non più al mondo) partigiano combattente per la libertà mi ha insegnato:
    LA LIBERTÀ È COME L’ARIA
    Mentre ora in queste condizioni siamo tutti incarognirti, ci guardiamo in cagnesco; pare anche purtroppo che questo sia solo l’inizio!
    La banalità del male ha mietuto troppe vittime innocenti; non sono bastate 2 guerre mondiali (scordate), le guerre moderne (dal Vietnam a quella dei SEI GIORNI ai Balcani al Golfo alla Libia passando per la Siria, i genocidi fratricidi (Ruanda), i dittatori, i gerarchi assoluti, i finti populisti, le stragi, il terrorismo, le devastazioni, gli tsunami, e via di seguito…
    Ogni giorno a farci il “mazzo” per un futuro migliore, per dare una speranza, per ribaltare le sorti; ed ora ci troviamo tutti diseredati ed alla mercé di un disegno a dir poco diabolico!
    Alla faccia delle risorse comuni disponibili; non solo la ricchezza non sarà più distribuita (da tempo accadeva), quel famoso 1% che la detiene la terra’ sempre più stretta ed a noi, comuni mortali dotati di spina dorsale (anche gli umili, anche i diseredati ne sono dotati), sarà concessa con il contagocce solo se accetteremo “certe” condizioni imposte!
    “Non perdiamoci di vista”

  • Il terrorismo psicologico lo stanno facendo i media ufficiali, gli scienziati di regime e il governo. La gente è terrorizzata e disposta ad accettare qualsiasi cosa le si imponga pur di salvarsi da un virus che si sta esaurendo e ha una letalità minima.

  • angelo maddalena

    grazie, io dicevo anche che i personaggi come Jovanotti sono congeniali al sistema e fanno passare con la vasellina messaggi che penseremmo dovessero passare e partire da altri lidi, invece passano per i lidi riempiti di gente che ascolta Jovanotti pensando che sia originale, alternativo, giovanile…e invece…la mia critica voleva essere una critica radicale del successo inteso come facile via di arricchimento o consenso, ma ti espropria di ciò che abbiamo di più profondo, prezioso e vitale: la libertà di pensiero e di espressione

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