VALE LA PENA

(Roba del Pabuda…)                        

 

vale la pena d’inverno

svegliarsi

mezz’ora prima

che suoni la sveglia

alzarsi

e raggiungere a tentoni

la cucina:

lì ci si prepara un caffè

colla macchinetta napoletana –

che viene più leggero ma buono

e senza tutta quella violenza

che il vapore compresso

esercita sulla povere profumata

quando usi la moka –.

appena è pronto,

ci si imbacucca come un inuit

in partenza per la caccia

e con la tazza fumante

ci si avventura sul balcone

per sorseggiare la bevanda eccitante

accompagnata

dalla prima sigaretta della giornata.

lì fuori:

in cambio di tanta fatica

il mondo circonvicino

regala un mare di nebbia lattiginosa:

sembra star ferma ma non è così:

in piccolissime goccioline fluttuanti

viene tutta verso di te

e, se annusi bene, lo capisci:

ciascuna di loro trasporta

il suo infinitesimo carico

di profumo, d’odore, di puzza,

di niente:

così, pur senza vederci

un accidente,

avrai contezza di cosa accade

nel raggio almeno

del primo chilometro circostante.

(La foto è di Yoko Dim)

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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