Venezuela: dietro a Smartmatic si nascondono le destre golpiste

Mark Malloch Brown, il capo dell’impresa che ha fornito il software per il voto elettronico in Venezuela, ha promosso le rivoluzioni colorate nell’Europa dell’Est ed è legato a George Soros e Gene Sharp, ispiratori dei “golpes suaves”

di David Lifodi (*)

 

“Chi è Mark Malloch Brown, il vero capo di Smartmatic, l’impresa che ha fornito il software per il voto elettronico in Venezuela?” A chiederselo, sul sito web Rebelión, è J. A. Téllez Villalón, a proposito della contestata percentuale di votanti recatisi alle urne per l’eleggere l’Assemblea costituente venezuelana la scorsa settimana. Uno dei tanti fronti di attacco alla rivoluzione bolivariana è proprio quello legato al numero degli elettori. Gran parte della stampa internazionale, compresa quella di casa nostra, ha subito sposato l’idea della frode elettorale, facendo da cassa di risonanza all’opposizione venezuelana allo scopo di screditare, una volta di più, il chavismo. Se davvero a Miraflores avessero voluto truccare il voto, lo avrebbero fatto attribuendosi percentuali bulgare e non un 41,5% che non riesce di fatto a spostare gli equilibri in un paese fortemente polarizzato.

Per smascherare le accuse di presunta frode, Rebelión parte dalle dichiarazioni rilasciate dal ceo di Smartmatic, Antonio Mugica, all’agenzia Reuters, che attestano uno scarto di almeno un milione di voti tra quanto dichiarato da Miraflores e ciò che sostiene l’opposizione. Quanto basta, per le destre, per gridare subito alla frode. Malloch Brown è presidente del potente gruppo imprenditoriale Sgo, a cui, quasi tre anni fa, associò Smartmatic. Sul sito web della stessa Smartmatic si legge che Malloch Brown fa parte della Camera dei Lords inglese e, in passato, ha lavorato in qualità di consulente presso il Ministero degli esteri della Gran Bretagna. Non solo. Malloch Brown è stato anche vice presidente dei fondi di investimento di George Soros, della sua società denominata Società aperta, nonché della Banca mondiale. Rebelión, citando Wikipedia, evidenzia come Soros sia tra i principali promotori delle rivoluzioni colorate presentate come “democratiche” dalla stampa internazionale.  Ad esempio, la cosiddetta rivoluzione delle rose in Georgia è stata finanziata da Soros e da Malloch Brown ed è stato lo stesso Soros, in una intervista alla Cnn, a rivendicare il suo ruolo, tramite una delle fondazioni che sostiene economicamente, la International Renaissance Foundation, a svolgere un ruolo di primo piano nel caos ucraino. Quanto a Malloch Brown, oltre ad essere legato a Gene Sharp, il principale ispiratore dei cosiddetti golpes suaves, ha appoggiato l’ex presidente boliviano Gonzalo “Goni”Sánchez de Lozada (cacciato a furor di popolo dal suo paese e accolto a braccia aperte a Miami dagli Stati uniti dopo una rocambolesca fuga in elicottero) nella sua campagna presidenziale del 1989 ed è intimo dello scrittore peruviano Mario Vargas LLosa, impegnato da anni a screditare l’America latina progressista. Come credere, dunque, alle dichiarazioni di Mugica e Malloch Brown se la loro Smartmatic è legata strettamente alle destre internazionali?

E ancora, come è possibile, nell’attuale situazione di muro contro muro, credere ad un’opposizione resasi responsabile di violenze di ogni tipo, compresi i tentativi, talvolta riusciti, di appiccare il fuoco a presunti simpatizzanti del processo bolivariano, con la benedizione di leader quali Leopoldo López e Antonio Ledezma, o stupirsi se quest’ultimi poi vengono condotti di nuovo in carcere? Al tempo stesso, i 545 costituenti non lavoreranno per dar vita ad una costituzione a misura di presidente, ma per includere quelle misiones varate all’epoca del chavismo ed uno dei primi strumenti della cooperazione sud-sud, dal diritto alla casa per tutti, passando per quello all’istruzione e alla salute fino alla tutela per le donne.

Come ha scritto Stella Calloni, il XXI secolo è stato caratterizzato dai colpi di stato in Venezuela (2002), Bolivia (2008) ed Ecuador (2010), non andati a buon fine, ma anche da quelli riusciti in Honduras (2009), Paraguay (2012) e in Brasile (2016). I tre paesi maggiormente impegnati nell’integrazionismo latinoamericano sono stati fortemente minati dalle destre: in Argentina Macri ha vinto legalmente, ma in Brasile e Venezuela ciò che sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Come è possibile, allora, sbandierare ai quattro venti l’irritazione del Mercosur verso Caracas quando, tra i suoi componenti, figurano un presidente al potere grazie al golpismo come il paraguayano Cartes, uno totalmente illegittimo quale è Temer e un personaggio come Mauricio Macri, che in poco tempo ha distrutto tutte le conquiste sociali del kirchnerismo?

In Venezuela si gioca il futuro dell’America latina e se il paese si trasformerà davvero nella Siria sudamericana, come probabile, tutto il continente andrà incontro ad un pericoloso passo indietro.

(*) tratto da Peacelink – 7 agosto 2017

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

Un commento

Rispondi