Via la lapide del podestà dall’ospedale di Loiano

di Vito Totire (*)

Il 17 luglio 2019 il sindaco di Loiano e la direttrice generale Ausl ricevevano una missiva con cui li si invitava a operare per la rimozione della lapide del periodo fascista collocata su un muro interno dell’ospedale Simiani.

Un anno è passato un anno: nessuna risposta. Ma la scuola di Palo Alto ha approfondito la questione: non comunicare non è possibile. I destinatari della missiva sono “no responders” per mutuare un termine dalla medicina dei vaccini. Essi (tacendo) comunicano che la questione non è di loro interesse; verosimilmente non interessa neppure ad altri rappresentanti istituzionali.

Su tutto il pianeta ci sono movimenti che abbattono monumenti e lapidi che celebrano apertamente o subdolamente colonialismo e discriminazione.Invece a Loiano vige una condizione di “belle indifference”? Crediamo di no; la lapide mistifica la realtà storica e vorrebbe dare una immagine di unità fra il podestà fascista e il popolo che è semplicemente falsa.

Loiano ha conosciuto, come tutta l’Europa, la morsa della dittatura nazifascista e la persecuzione antiebraica, lasciando il segno anche sull’appennino bolognese già prima della data d’apposizione della lapide.

Quella lapide deve essere rimossa e collocata nel muso degli orrori, della mistificazione e della propagande dei regimi dittatoriali.

Che l’Italia sia ancora in stato confusionale lo vediamo anche dalla discussione ad Alghero sull’opportunità di dedicare una strada a un “soggetto” che firmò il manifesto per la difesa della “razza” del 1938!

Se tuttavia il “nuovo” direttore generale della Ausl pensa di poter mettere mano al “lavoro arretrato” lasciatogli da chi lo ha preceduto…

Per il sindaco di Loiano non insistiamo ulteriormente; il tempo è scaduto. Magari al segretario del Pd (bella mossa quella di fare presidente la sindaca di Marzabotto) chiediamo maggiore coerenza. Loiano è, come si dice, a un tiro di schioppo dal Comune della sindaca-presidente.

(*) Vito Totire, rete nazionale per l’ecologia sociale

LA VIGNETTA – scelta dalla “bottega” – è di Mauro Biani.

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Metterei in “calce” alla lapide una targa che spiega le cose qui dette cosi che la revisione storica sia completa e i posteri possano vedere la lapide filofascista e la vera storia. Sono contrario a rimuovere il passato ed i suoi simboli qualunque essi siano e se imposti i posteri hanno la responsabilità di spiegarlo non di rimuoverli.

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