Vicenza: riduzione in schiavitù?

La denuncia del sindacato Usb arriva (in modo sommesso e dopo 6 mesi) sui media solo perché collegata ad Alessandra Moretti del Pd…

CON UNA PICCOLA NOTA SULLO SFRIDO.


Strana e terribile notizia quella che arriva da Vicenza. Io la scopro grazie a un articolo di Ferruccio Sansa «Il fatto quotidiano» – cfr qui: E ora gli amici indiani di Ladylike Moretti sono accusati di “riduzione in … – del 4 gennaio che cita una inchiesta di Marco Milioni per «V-vox»: La ditta dell’amico indiano della Moretti denunciata per schiavitù | Vvox.

La vicenda agghiacciante di una denuncia, nell’Italia che si vuole civile, per «riduzione in schiavitù» – articolo 600 del Codice penale – diventa però visibile su alcuni media perché gli imprenditori indiani Sharma, da tempo attivi nel vicentino, hanno il discutibile privilegio di essere amici della leader piddina Alessandra Moretti. La quale era stata al centro di polemiche per essere stata una settimana in India mentre risultava malata e per questo si era poi dimessa da capogruppo Pd in Regione. Cosa faceva la Moretti nell’India dei poverissimi e dei ricchissimi è ovviamente – assenteismo a parte – un suo affare privato. Ma c’è un altro pesante risvolto, di tipo politicosindacale, che riguarda il matrimonio indiano al quale lei ha partecipato visto che dire famiglia Sharma significa parlare di imprenditori molto ben inseriti nel vicentino. Come e quanto legati alla Moretti? Lei prima aveva dichiarato «Sono stata in India per il matrimonio di una persona cara» poi, il 4 gennaio, dichiara al citato Ferruccio Sansa un più prudente «è solo il figlio di una persona che conosce mio padre».

Ma il gruppo Sharma torna nella denuncia per «riduzione in schiavitù» – da parte del ventiquattrenne Raul Sahni, presentata in luglio grazie a Raniero Germano, sindacalista Usb – mentre finora era associato esclusivamente o quasi a grandi lodi (a «leccate di culo» direbbe qualcuno più volgare di me) come nell’articolo qui sotto, che ho ripreso da Anche buone Notizie [Archivio] – TradingForum del febbraio 2009. Leggetelo con me, meditando sulla scelta di parole, frasi e aggettivi: ammirare, burocrazia, dinamico, recessione, un’idea al minuto, ottimismo, flessibilità, mettersi in gioco…

«Ma io di persone ne assumo cinquanta, qui, subito, basta che siano disposti a lavorare». Giraj Sharma, 42 anni, è un imprenditore indiano che però si sente più vicentino che mai. Ha appena finito di costruire la nuova sede dello Sharma Group, in viale dell’Industria, a Vicenza. Mancano solo pochi dettagli (leggi qualche mese, considerata la burocrazia italiana) per renderla completamente operativa ma già adesso è possibile ammirare come ha disposto le varie collezioni di gioielli in alcuni dei 6 piani (più interrato) da cui vuole lanciare la sfida alla recessione.
«Recessione? Quale recessione?». Sprizza ottimismo da tutti i pori questo dinamico imprenditore di Jaipur, un tipo che confeziona un’idea imprenditoriale al minuto e poi la porta avanti con l’ostinazione e la tenacia di chi è assolutamente convinto che sarà un successo. I fatti e la storia gli danno una buona dose di credito, considerata la dimensione del gruppo Sharma, a partire dalla base di Jaipur. Si va dal settore oro e gioielli a quello alberghiero, dai tappeti pregiati al tour operator. E non è detto che, con l’apertura di questo quartier generale vicentino, destinato a diventare il punto di riferimento per i mercati europei, si possa pensare a qualche altro business, visto che è già stato fatto più di un pensierino all’immobiliare.
«L’obiettivo è quello di raggiungere i 500 milioni di fatturato a livello di gruppo nel 2011 – spiega Sharma – e sono convinto che sia proprio nei momenti di difficoltà economica come questo che si debba premere sull’acceleratore e pensare in grande. Ecco perché cerco 50 nuovi dipendenti. Ma trovarli non è facile».
Questo pare impossibile. In un momento in cui le imprese licenziano più che assumere, sarebbe logico attendersi una folla ai cancelli di Sharma Group. «Il guaio è – prosegue Sharma – che qui manca la flessibilità. Non tutti sono disposti a scommettere su se stessi e mettersi in gioco».
Mentalità diverse, forse, ma Sharma si sente a tutti gli effetti un italiano, anzi, vicentino. E la ricetta per rilanciare il settore orafo, ormai a terra da tanto tempo? «Io mi chiedo – è la considerazione dell’imprenditore di Jaipur – come fa ad accorgersi uno che viene da fuori che Vicenza è la città dell’oro. Chi viene qui e chiede di comprare un gioiello dove va? Ecco, io vorrei che andasse in una delle tante aziende del settore, che invece sono spesso chiuse agli occhi del cliente, che quindi non apre il portafogli. Io il cliente lo voglio portare qui».

Un benefattore, quasi un santo il signor Giraj Sharma. Ma forse al gruppo Sharma non è tutto oro – tanto per usare un proverbio in tema con gli orafi – quel che luccica. «A luglio alcune dipendenti ci hanno raccontato di un ragazzo che viveva in condizione da “recluso”. Allora dopo settimane di appostamenti siamo riusciti a farlo scappare. Prima lo abbiamo portato in ospedale, perché aveva bisogno di cure urgenti. Quindi in questura» riassume Raniero Germano, citato da Ferruccio Sansa. Nella denuncia di Raul Sahni si legge: «Non potevo mai uscire dall’ufficio. Ero costretto a mangiare e dormire lì. Non avevo diritto di parlare con nessuno, né di uscire da solo». Le denunce presentate – ringrazio l’Usb di Vicenza per avermele inviate ieri – sono qui sotto.

Aspettando che la giustizia faccia il suo corso, c’è una domanda supplementare: di questa vicenda non c’è traccia in rete… se non legata, negli ultimissimi giorni, ad Alessandra Moretti. Possibile che da luglio a oggi la denuncia così grave dell’Usb non sia arrivata ai media locali o nazionali? Oppure la «riduzione in schiavitù» è cosa grave solo se entra, più o meno indirettamente, in relazione con un’esponente politica?

PICCOLA NOTA SULLO SFRIDO E SU VICENZA

«Sfrido? Ma che vor dì?».

«Porvere d’oro. La porvere che avanza a l’orefice quanno strigne ‘n’anello, aggiusta ‘n bracciale, lima ‘na catenina. Pare cenere. Nun ce fa caso nisuno. Ma si metti ‘nzieme porvere e porvere ce fai un sacco».

«Ah, ho capito. Ma che importa a te?».

«Io dico che nisuno ce fa caso a lo sfrido. Ai cocci. Ai poveracci. Barboni, ‘mbriaconi, negri, morti de fame… Che so? So’ cenere? No. So’ oro».

Questo breve dialogo apre il racconto «Lo sfrido» nell’antologia «La luna tra le dita» – sottotitolo «Brevi storie per una lunga notte» – di Fabio Troncarelli pubblicato da Robin edizioni nel 2015 e segnalato qui in “bottega”. Di questo oro che si trova fra i cocci umani Fabio Troncarelli è un cercatore instancabile: in molte sue storie (talvolta scritte in romanesco) lo sfrido finisce per saltar fuori dove meno te lo aspetti. A me è tornato in mente il suo bel racconto perché Vicenza è una città dell’oro puro e cieco – nel senso della più totale insensibilità verso “i cocci, i poveracci, i negri” – da una parte mentre dall’altra parte esiste una minoranza di vicentini che cerca lo sfrido nelle persone. Lo posso testimoniare anche perché, quando in Sudafrica c’era la vergogna dell’apartheid, io e Tiziana fummo tra le poche – o molte, dipenda da chi guarda – persone che a Vicenza (nel 1989 se la memoria non mi tradice) protestammo a una “Fiera dell’oro” (per l’occasione militartiozzata) contro i legami fra i razzisti sudafricani e gli orafi vicentini, i quali oltretutto stavano contravvenendo all’interruzione dei rapporti commerciali con l’apartheid che persino il governo italiano alla fine aveva deciso – belle parole dunque ma prive di fatti – bisognasse praticare come deciso da una risoluzione dell’Onu.

Quanto luccica l’oro. Che importa se dietro c’è l’apartheid o magari la riduzione in schiavitù. E quanto son belli i diamanti, che rendono cieca ai diritti la peggiore Vicenza (ne ho raccontato qui:Il mio lunedì a caccia di diamanti insanguinati). Invece la Vicenza migliore era e resta contro la schiavitù, dalla parte dei “cocci umani” che però sono sfrido.

 

LA MAGLIETTA in apertura di post è della cooperativa Made in jail; grazie a Danilo e a Giusy che me ne hanno fotografato una, spiegazzata al punto giusto.

LA PRIMA IMMAGINE, ripresa dalla rete, mostra la Casa dello Smeraldo di Vicenza dello Sharma Group.

LA SECONDA IMMAGINE, visibile cliccando su «Sharma Group, Vicenza» è una modella ingioiellata.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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