Vicki Feaver e Chiara Valerio

204esimo appuntamento – ma oggi raddoppia – con “la cicala del sabato” (*)

Stirare

Una volta stiravo tutto:
il mio ferro volava su asciugamani e lenzuola
come una slitta inseguita dai lupi sulla neve,

il filo ritorto e attorcigliato
finché la guaina consumata non scopriva,
come nervi, i cavi elettrici. Me ne stavo lì come un cavallo

dallo zoccolo fumante
invitando chiunque osasse
stendersi sul mio asse foderato d’argento

a farsi ridurre allo spessore
di una bambola ritagliata su carta.
Mi sarei impadronita di una gru

se avessi potuto, convinto i saldatori dei cantieri di Jarrow
a scaldarmi un ferro grande come un rimorchiatore
per spianare la casa.

Poi per anni non stirai più nulla.
Il ferro lo misi in un armadietto in alto,
convertita alla grinzosità.

E ora ho ripreso a stirare: spruzzo
scure gocce d’acqua sulla seta
sgualcita, m’introduco nelle maniche, giro intorno

ai bottoni, respiro l’odore caldo dolce
che il metallo rovente produce sul tessuto fresco
di bucato, finché l’azzurro della camicetta

asciutta non è lucido, levigato,
una forma lieve, spaziosa, in cui infilare
braccia, petto, polmoni, cuore.

[traduzione di Giorgia Sensi da «Poesia»]

TESTO ORIGINALE

I used to iron everything:
my iron flying over sheets and towels
like a sledge chased by wolves over snow;

the flex twisting and crinking
until the sheath frayed, exposing
wires like nerves. I stood like a horse

with a smoking hoof
inviting anyone who dared
to lie on my silver-padded board,

to be pressed to the thinness
of dolls cut from paper.
I’d have commandeered a crane

if I could, got the welders as Jarrow
to heat me an iron the size of a tug
to flatten the house.

Then for years I ironed nothing.
I put the iron in a high cupboard.
I converted to crumpledbness.

And now I iron again: shaking
dark spots of water onto wrinckled
silk, nosing into sleeves, round

buttons, breathing the sweet heated smell
hot metal draws from newly washed
cloth, until my blouse dries

to a shining, creaseless blue,
an airy shape with room to push
my arms, breasts, lungs, heart into.

Poiché siamo fermi, il tempo si accumula, in verticale.
Siamo bloccati sotto diversi livelli di presente.
Quando il tempo si accumula, non passa, perciò certe volte, durante il giorno e nonostante la luce, non so che ora è.
Il tempo mi sovrasta, e tutto il futuro diventa presente.
Una torre di presente.
Motivo per cui credo che cambierà quello che è già cambiato.
Quando il futuro riprenderà, non so come, avremo da smaltire moltissimo presente.

[da «La matematica è politica»]

NELLE IMMAGINI IN ALTO tre muse della poesia: Calliope (poesia epica), Erato (canto corale e poesia amorosa) ed Euterpe (musica e poesia lirica); i quadri sono di Simon Vouet

(*) Qui, il sabato, regna “cicala”: libraia militante e molto altro, codesta cicala da oltre 15 anni invia ad amiche/amici per 5 giorni alla settimana i versi che le piacciono; immaginate che gioia far tardi la sera oppure risvegliarsi al mattino trovando una poesia. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana fra le ultime poesie inviate quella da regalare alla “bottega” e io posto. Ma… c’è quasi sempre un «ma»; se cicala dice “fra queste due non so scegliere” io che faccio? Le metto entrambe, no? Ci rivediamo qui fra 7 giorni. [db]

 

La Bottega del Barbieri

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