Virgole a zonzo e scritture meticce…

intervista a Christiana De Caldas Brito

A volte i punti interrogativi, le virgole e gli altri segni della punteggiatura si stancano di stare nei libri e vanno un po’ in giro. Di sicuro è accaduto a Zurigo, un certo 28 agosto, e io l’ho appreso leggendo l’antologia di racconti «Qui e là» pubblicata da Christiana De Caldas Brito nel 2004 presso Cosmo Iannone editore. Pochi giorni fa ho visto che a Bologna sta per iniziare un laboratorio di scrittura creativa interculturale, insomma letteratura meticcia e dintorni, con Wu Ming 2 e con la citata Christiana: inevitabilmente ho pensato di chiedere a lei se anche a Bologna la punteggiatura lascerà le pagine e vagabonderà per le strade.

«Ti racconto un segreto. A Bologna è già successo. E più di una volta. Dopo ogni laboratorio organizzato dall’Associazione Eks&Tra e dal dipartimento di Italianistica dell’Università di Bologna, la punteggiatura (dei vari racconti scritti da chi partecipava ai laboratori) va a spasso per la città. Ricordi quando nevicava così forte a Bologna? Erano i punti vestiti di bianco che si facevano portare dal vento. Càpita ogni anno: la punteggiatura abbandona l’aula Forti. Non so se i vari segni di punteggiatura scendano in ascensore o per le scale, fatto sta che li trovo sempre in strada. L’anno scorso mi capitò di sbattere contro un punto interrogativo che passeggiava con i suoi compagni. Immediatamente si misero a farmi un sacco di domande: “Come sta Daniele? L’hai visto recentemente? Cosa fa di bello?”. Ho dato loro l’indirizzo del tuo blog, ho fatto male?».

Chi legge avrà capito dal tono della risposta che l’intervistata e l’intervistatore da tempo si conoscono. E’ il momento di presentare Christiana. Da anni vive a Roma ma è brasiliana di nazionalità e soprattutto di fantasia, comunicatività, curiosità; però ha origini tedesche (anzi prussiane) e si vede quando nei corsi di scrittura assegna i “compiti” o li corregge. Chiedo a lei se si riconosce in questa definizione di carioca-teutonica.

«Sono fatta di contrasti. Fortunatamente, nelle contese interiori ha più forza il lato brasiliano. La prussianità mi aiuta parecchio: dà disciplina alla mia fantasia e mi rende puntuale agli appuntamenti. Penso che ogni scrittore o scrittrice abbia bisogno di costante disciplina per raggiungere i suoi obiettivi, per avere i piedi per terra. La mia “Storia di Adelaide e Marco” inizia con la bambina (Adelaide) che esce di casa e cammina tanto lontano che si perde. Per fortuna, legava sempre un filo dei suoi fortissimi capelli alla cordicella dove sua madre stendeva i panni. Così riusciva sempre a tornare a casa grazie a quel filo resistente. Ecco cos’è la disciplina per me: qualcosa che mi mantiene nella realtà, in contatto con il quotidiano. Posso volare senza perdere il contatto con le persone e le cose reali».

Questa volta lavori in coppia con Wu Ming 2. E’ una prima?

«Sì, è la prima volta. Lo conosco attraverso simpatici contatti di e-mail e da “Timira, un romanzo meticcio” che sto leggendo. Il libro racconta l’affascinante storia della somala Isabella Marincola (Timira). È divertente pensare che ho conosciuto Antar, il figlio di Timira, nel 2011, mentre conducevo un laboratorio di scrittura nell’aula Forti. Quando mai avrei potuto immaginare che Antar sarebbe diventato personaggio di un libro che avrei letto? Torniamo a Wu Ming 2. Trovo interessante conoscere prima l’opera e poi il suo autore. Faccio congetture e immagino come sarà lo scrittore con il quale lavorerò nel laboratorio. Queste ipotesi e l’elaborazione di immagini è già un lavoro letterario, no? Quindi, già sto lavorando con Wu Ming 2, anche se lui non lo sa e non lo conosco ancora».

 

Invece l’incontro con Eks&Tra, che organizza questo laboratorio, è di lunga durata; come si è evoluto negli anni?

«Nel 2007, ho iniziato a collaborare con Roberta Sangiorgi (presidentessa dell’Associazione Eks&Tra) e con il professor Fulvio Pezzarossa dell’università di Bologna (dipartimento di Italianistica). Indirizzo una parola di entusiasmo a queste due persone che lottano per mantenere attivo il laboratorio interculturale di scrittura, nonostante le molte difficoltà. Ho avuto l’opportunità di svolgere il mio lavoro di docente insieme a Miguel Angel García (scrittore argentino), a Daniele Barbieri (lo conosci?), a Livia Bazu e a Pina Piccolo. Quest’anno conoscerò Wu Ming 2 e noi due conteremo su Paolo Bassi che accompagnerà tutti i moduli in cui si svilupperà il laboratorio. L’obiettivo di quest’anno è scrivere un racconto meticcio. Sarà di livello avanzato: suppone la partecipazione a un anteriore laboratorio di scrittura».

 

 

I programmi dei laboratori precedenti e una serie di “esercizi” e consigli di scrittura si trovano nel libro di Christiana «Viviscrivi, verso il tuo racconto» pubblicato da Eks&tra nel 2008 (vedere il sito www.eksetra,net). Ciò precisato, chiedo: le persone che si incontrano nei laboratori sono ovviamente molto diverse fra loro ma forse c’è qualcosa che le accomuna. Potrebbe essere quel che chiedono a te o magari quello che tu ricevi da loro?

«Non è facile condurre un laboratorio dove la creatività è l’aspetto più importante perché le diverse creatività non possono essere comparate. La mia soddisfazione più grande è vedere che i miei suggerimenti (non consigli) rendono più efficace la scrittura delle persone che seguono le lezioni. E questo succede quando abbandonano gli “lc” (luoghi comuni cioè le frasi fatte) per osare dire il mondo con le proprie parole, per guardare la realtà come se la vedessero per la prima volta. Bisogna sviluppare l’intuizione e avere fiducia nella personale sensibilità. Si rischia la solitudine e il ridicolo ma altrimenti non si diventa scrittore o scrittrice».

 

E sull’evoluzione di Ek&tra?

«Ho iniziato a essere una scrittrice in Italia grazie a Eks&Tra e, come me, altre persone migranti hanno potuto far conoscere romanzi e racconti: Tahar Lamri, Kossi Komla Ebri, Rosana Crispim da Costa, Mihai Mircea Butcovan, Laila Wadia, Tamara Jadreicic, Fatima Ahmed, Igiaba Scego, Ingy Mubiaye Kakese, Genevieve Makaping e temo d’aver dimenticato qualche nome. I concorsi letterari organizzati da Eks&Tra hanno avuto la grande importanza di far conoscere autori e autrici che venivano da altri Paesi e che qui scrivevano in italiano. Oltre a essere una casa editrice, Eks&Tra continua a offrire un vero lavoro di interculturalità nei laboratori frequentati da italiani e da stranieri».

 

 

C’è una domanda che ti aspettavi e che non ti ho fatto? O magari, rovesciando i ruoli, qualcosa che tu vuoi chiedere a me?

«Vorrei solo ricordare due donne. La prima è Anais Nin che dice: ”Le cose non sono come sono, ma sono come siamo”. Se applico il pensiero di Anais Nin alla scrittura, posso affermare che scriviamo ciò che siamo. La seconda è Emily Dickinson: “Sarei forse più sola senza la mia solitudine”».

 

 

L’ultima domanda a Christiana De Caldas Brito era più o meno: «Oltre a liberare le virgole dai libri e a dare suggerimenti (non consigli) cosa stai combinando?» ma alla fine non sono riuscito a farla perché lei era occupata, anzi occupata per due: la sua parte tedesca preparava il laboratorio mentre l’anima brasiliana si chiedeva cos’altro combinare dopo il nuovo romanzo che sta finendo di correggere. Così quest’ultima domanda rimasta nell’aria sarà magari l’inizio di una prossima intervista.

Adesso l’intervistatore si toglie l’elegante giacca (?) da giornalista e indossa una buffa felpa da ragazzaccio (anche qui cade un punto interrogativo, scappato da chissà dove) per terminare con un suggerimento o forse un consiglio: fate amicizia con Christiana e i suoi libri, oltretutto vi divertirete. Con un po’ di pazienza trovate molti suoi racconti, tutti belli, e un romanzo incantatore «500 temporali» che è uscito in Italia ma poi un editore brasiliano lo ha voluto e così qualcuno ha dovuto “tradurlo”: non l’autrice (troppo italianizzata?) ma Roberta Barni. Chissà se le virgole si stancano a volare da un continente all’altro.

BREVE NOTA

Questa mia intervista è uscita sul numero 7 di «Corriere dell’immigrazione» (è qui: http://www.corriereimmigrazione.it)«settimanale di informazione e cultura sull’Italia di oggi e di domani – che colgo l’occasione (come già per l’articolo di Gabriella Ghermandi) per consigliarvi. (db)

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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