Pachamama, papa Francesco, e ladri cattodementi

testi di Maurizio Crippa, Osservatore Romano, Fesmi (Federazione stampa missionaria italiana) ecc

Dove appaiono cento personaggi, come fossero comparse un film dell’orrore (di serie B e fascistoide) contro la Storia

Osservatore Romano. «La Pachamama non è una divinità»

Le statuette Pachamama «non sono dee; non c’è stato alcun culto idolatrico. Sono simboli di realtà ed esperienze amazzoniche, con motivazioni non solo culturali, ma anche religiose, ma non di adorazione, perché questa si deve solo a Dio». Lo scrive in un articolo per L’Osservatore Romano in edicola con la data del 13 novembre il vescovo emerito di San Cristobal de las Casas (Messico), mons. Felipe Arizmendi Esquivel, ritornando su una questione che pretestuosamente era stata cavalcata in maniera polemica contro il Papa e il recente sinodo sull’Amazzonia. «Grande scalpore – ricorda infatti il presule messicano – hanno suscitato le immagini o figure utilizzate nella cerimonia nei giardini vaticani all’inizio del sinodo panamazzonico e nella processione dalla basilica di San Pietro all’Aula sinodale, alle quali ha partecipato Papa Francesco, e poi in altre chiese di Roma. Alcuni condannano questi atti come se fossero un’idolatria, un’adorazione della ‘madre terrà e di altre ‘divinità’. Non c’è stato niente di tutto ciò».

Il vescovo spiega queste sue affermazioni con l’osservazione diretta dei costumi degli indigeni, di cui ha condiviso la vita per molti anni. «Nella mia precedente diocesi – scrive -, quando sentivo parlare con grande affetto e rispetto della “madre terra”, provavo disagio, perché mi dicevo: «Le mie uniche madri sono la mia mamma, la Vergine Maria e la Chiesa». E quando vedevo che si prostravano per baciare la terra, provavo ancora più disagio. Ma convivendo con gli indigeni ho capito che non l’adorano come una dea, ma la vogliono valorizzare e riconoscere come una vera madre, perché è la terra a darci da mangiare, a darci l’acqua, l’aria e tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere: non la considerano una dea, non la adorano, le esprimono solo il loro rispetto e pregano rendendo grazie a Dio per essa».

Perciò monsignor Arizmendi conclude: «È una grande impudenza condannare il Papa come idolatra, perché non lo è stato né lo sarà mai. Al termine della cerimonia nei giardini vaticani, gli hanno chiesto una parola e lui si è limitato a pregare con il Padrenostro. Non c’è altro Dio all’infuori del nostro Padre celeste».

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“Atti sacrileghi”, 100 studiosi contro Papa Francesco

“Noi sottoscritti chierici, studiosi e intellettuali cattolici, protestiamo e condanniamo gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il Successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma”. Inizia così il documento, redatto in sette lingue e firmato da un centinaio di studiosi, religiosi e laici – tra i quali il moralista John McCarthy, il teologo Brian Harrison, lo storico Roberto De Mattei, il giurista Paolo Pasqualucci, il medievalista Claudio Pierantoni, il patrologo John Rist, il filosofo Josef Seifert, lo storico Henry Sire, la principessa Glorias Thurn und Taxis e John Henry Westen fondatore del sito LifeSiteNews – ‘oltranzisti’ cattolici, per i quali il Pontefice si è macchiato di “gravi peccati” e anche chi dentro la Chiesa lo seguirà rischia “la dannazione eterna”.

Nel documento, definito di “protesta”, i firmatari – che citano a conforto delle loro tesi, fra gli altri, i cardinali Wlater Brandmueller, Gerhard Mueller, Raymond Burke, Jorge Urosa Savino, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò e i vescovi Athanasius Schneider, José Luis Azcona Hermoso, Rudolf Voderholzer e Marian Eleganti – si elencano in particolare sei “atti sacrileghi”, tutti legati a quella che definiscono come “l’adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama”, la statuetta che ignoti sottrassero durante il Sinodo sull’Amazzonia dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina a due passi dalla basilica di San Pietro in Vaticano e gettarono nel fiume Tevere.

“Il 4 ottobre – scrivono – Papa Francesco ha partecipato ad un atto di adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama. Ha permesso che questo culto avesse luogo nei Giardini Vaticani, profanando così la vicinanza delle tombe dei martiri e della chiesa dell’Apostolo Pietro. Ha partecipato a questo atto di adorazione idolatrica benedicendo un’immagine lignea della Pachamama”.

Prosegue il documento nelle sue accuse a Jorge Mario Bergoglio: “Il 7 ottobre, l’idolo della Pachamama è stato posto di fronte all’altare maggiore di San Pietro e poi portato in processione nella Sala del Sinodo. Papa Francesco ha recitato preghiere durante una cerimonia che ha coinvolto questa immagine e poi si è unito a questa processione. Quando le immagini in legno di questa divinità pagana sono state rimosse dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, dove erano state collocate sacrilegamente, e gettate nel Tevere da alcuni cattolici oltraggiati da questa profanazione della chiesa, Papa Francesco, il 25 ottobre, si è scusato per la loro rimozione e una nuova immagine di legno della Pachamama è stata restituita alla chiesa. In tal modo è incominciata un’ulteriore profanazione”.

E ancora: “Il 27 ottobre, nella Messa conclusiva del Sinodo, ha ricevuto una ciotola usata nel culto idolatrico della Pachamama e l’ha collocata sull’altare. Lo stesso Papa Francesco ha confermato che queste immagini in legno sono idoli pagani. Nelle sue scuse per la rimozione di questi idoli da una chiesa cattolica, li ha chiamati specificamente Pachamama, nome di una falsa dea della madre terra secondo una credenza religiosa pagana del Sud America”.

I firmatari ricordano che “svariate caratteristiche di queste cerimonie sono state condannate come idolatriche o sacrileghe dal cardinale Walter Brandmueller, dal cardinale Gerhard Mueller, dal cardinale Jorge Urosa Savino, dall’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, dal vescovo Athanasius Schneider, dal vescovo José Luis Azcona Hermoso, dal vescovo Rudolf Voderholzer e dal vescovo Marian Eleganti. Infine, anche il cardinale Raymond Burke ha dato la stessa interpretazione in un’intervista”.

Non solo l’azione di “idolatria della dea pagana Pachamama”: nell’atto di accusa. I cento firmatari del documento anti-Bergoglio inseriscono anche la firma e l’interpretazione del ‘Documento sulla Fraternità Umana’ che il Pontefice ha siglato il 4 febbraio scorso con il Grande Imam della moschea di Al-Azhar, considerato la massima autorità teologica islamica.

“Questa dichiarazione affermava che ‘il pluralismo e la diversità di religioni, colore, sesso, razza e linguaggio sono voluti da Dio nella Sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani. Questa saggezza divina è la fonte da cui discende il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi’. Il coinvolgimento di Papa Francesco nelle cerimonie idolatriche indica che egli intendeva dare a questa affermazione un senso eterodosso, il quale consente che l’adorazione pagana di idoli venga considerata un bene voluto da Dio in senso positivo”. Ma, sottolineano i firmatari del documento anti-Papa Francesco, “l’autorizzazione ad adorare chiunque o qualsiasi cosa diversa dall’unico vero Dio, la Santissima Trinità, è una violazione del Primo Comandamento”.

E anche l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, l’ex nunzio a Washington che è arrivato a chiedere le dimissioni del Papa, si è unito al gruppo dei 100 studiosi e intellettuali cattolici anti-Francesco. Con lui si sono aggiunti ai sottoscrittori del documento che accusa il Pontefice di atti sacrileghi e superstiziosi durante il sinodo sull’Amazzonia, anche il professore Heinz Sproll, dell’università di Augsburg; Edgardo J. Cruz Ramos , presidente di ‘Una Voce Puerto Rico’; il reverendo Felice Prosperi; il professore Growuo Guys; il reverendo Nicholas Fleming Stl; Alfredo Maria Morselli; il giornalista Marco Paganelli e Deacon Eugene G. McGuirk.

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Tradizionalisti e Pachamama: nuovi casi clinici per Freud – Maurizio Crippa

C’è questo sito popolare nel dark web tradizionalista religioso, refugium peccatorum degli assatanati da messa in latino e degli hater di chiunque osi criticare Salvini, lo spergiuro del rosario, che ha diffuso il testo di una protesta internazionale (anzi una condanna, perché costoro condannano) contro “gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il Successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma”. Ciumbia! Sono addirittura cento, si presentano come “chierici, studiosi e intellettuali cattolici”, gente spacciata per autorevole sebbene siano degli invisibili, fuori dal dark web. E fosse tutto qui. Ma gli è che gli incauti diffondono anche il testo della loro condanna, con l’elenco delle imputazioni sacrileghe, e qui vien da ridere: “Ha partecipato a un atto di adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama” (è una fake news, lui non adorava). “Ha permesso che questo culto avesse luogo nei Giardini vaticani, profanando così la vicinanza delle tombe dei martiri e della chiesa dell’Apostolo Pietro” (ma profanando che cosa? E’ soltanto un giardino. E questi sarebbero quelli che accusano altri di adorare la foresta amazzonica). Altra colpa, Francesco “si è scusato” dopo che un tradizionalista particolarmente esagitato ha buttato le immagini sacre indie nel Tevere (e questo sì è un atto, se non sacrilego, irrispettoso verso un’altra religione). La loro furiosa ossessione per i simboli dovrebbe interessare Freud, più che i teologi. Per una nuova serie di casi clinici.

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Papa Francesco, cento studiosi e chierici lo accusano di eresia. E il motivo è semplice – Francesco Antonio Grana

Eretico. In quasi sette anni di pontificato è questa l’accusa principale che è stata rivolta a Papa Francesco dai suoi oppositori. Oppositori che il più delle volte non sono stati solo dei laici, ovvero dei non chierici, ma piuttosto degli ecclesiastici. A iniziare da alcuni cardinali, primo tra tutti lo statunitense Raymond Leo Burke.

E perfino dal nunzio apostolico, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò, che a Bergoglio ha chiesto addirittura le dimissioni. Ed era inevitabile che il recente Sinodo speciale dei vescovi sull’Amazzonia, che ha aperto, tra l’altro, ai preti sposati, provocasse nuove accuse nei confronti dell’ortodossia del pontificato di Francesco.

Questa volta a puntare il dito contro il Pontefice sono un centinaio di persone, sia religiose che laiche. “Noi sottoscritti chierici, studiosi e intellettuali cattolici, – si legge nel loro documento – protestiamo e condanniamo gli atti sacrileghi e superstiziosi commessi da Papa Francesco, il successore di Pietro, durante il recente Sinodo sull’Amazzonia tenutosi a Roma”. A loro giudizio, il Papa si è macchiato, infatti, di “gravi peccati” e anche chi dentro la Chiesa lo seguirà rischia “la dannazione eterna”.

Non si tratta di un’accusa generica, ma abbastanza circostanziata. Gli studiosi puntano il dito contro quelli che indicano come sei “atti sacrileghi”, tutti legati a quella che definiscono come “l’adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama”. Si tratta della statuetta che ignoti sottrassero durante il Sinodo sull’Amazzonia dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, a due passi dalla Basilica di San Pietro, e gettarono nel fiume Tevere. E che fu poi ripescata dai carabinieri.

“Il 4 ottobre – scrivono i contestatori – Papa Francesco ha partecipato a un atto di adorazione idolatrica della dea pagana Pachamama. Ha permesso che questo culto avesse luogo nei Giardini Vaticani, profanando così la vicinanza delle tombe dei martiri e della chiesa dell’Apostolo Pietro. Ha partecipato a questo atto di adorazione idolatrica benedicendo un’immagine lignea della Pachamama”.

Ma le accuse non si fermano qui: “Il 7 ottobre l’idolo della Pachamama è stato posto di fronte all’altare maggiore di San Pietro e poi portato in processione nella sala del Sinodo. Papa Francesco ha recitato preghiere durante una cerimonia che ha coinvolto questa immagine e poi si è unito a questa processione. Quando le immagini in legno di questa divinità pagana sono state rimosse dalla chiesa di Santa Maria in Traspontina, dove erano state collocate sacrilegamente, e gettate nel Tevere da alcuni cattolici oltraggiati da questa profanazione della chiesa, Papa Francesco, il 25 ottobre, si è scusato per la loro rimozione e una nuova immagine di legno della Pachamama è stata restituita alla chiesa. In tal modo è incominciata un’ulteriore profanazione”.

E ancora: “Il 27 ottobre, nella messa conclusiva del Sinodo, ha ricevuto una ciotola usata nel culto idolatrico della Pachamama e l’ha collocata sull’altare. Lo stesso Papa Francesco ha confermato che queste immagini in legno sono idoli pagani. Nelle sue scuse per la rimozione di questi idoli da una Chiesa cattolica, li ha chiamati specificamente Pachamama, nome di una falsa dea della madre terra secondo una credenza religiosa pagana del Sud America”.

Ma non è tutto. Gli autori del testo anti Bergoglio contestano anche la firma e l’interpretazione del documento sulla “Fratellanza Umana” che il Pontefice ha siglato il 4 febbraio 2019 con il Grande Imam di Al-Azhar. “Questa dichiarazione – secondo gli studiosi – affermava che ‘il pluralismo e la diversità di religioni, colore, sesso, razza e linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza, attraverso la quale ha creato gli esseri umani. Questa saggezza divina è la fonte da cui discende il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi’. Il coinvolgimento di Papa Francesco nelle cerimonie idolatriche indica che egli intendeva dare a questa affermazione un senso eterodosso, il quale consente che l’adorazione pagana di idoli venga considerata un bene voluto da Dio in senso positivo”.

Ma, sottolineano ancora i firmatari del documento, “l’autorizzazione ad adorare chiunque o qualsiasi cosa diversa dall’unico vero Dio, la Santissima Trinità, è una violazione del primo comandamento”. Al di là della cronaca, la domanda è: perché tutto questo? La risposta è molto semplice. Se Bergoglio fosse eretico, decadrebbe immediatamente da Pontefice e si dovrebbe indire un nuovo conclave per l’elezione del suo successore. Il canone 1404 del Codice di diritto canonico risponde chiaramente alla domanda sull’eresia di un Papa: “La prima Sede non è giudicata da nessuno”. Il gesuita San Roberto Bellarmino nel suo grande trattato sul Romano Pontefice affronta la questione “se un Papa eretico possa essere deposto”.

La sua domanda presume che un vescovo di Roma possa diventare eretico. Dopo una lunga discussione Bellarmino conclude: “Un Papa che è eretico manifesto cessa (per sé) automaticamente di essere Papa e di comandare, così come cessa automaticamente di essere un cristiano e un membro della Chiesa. Quindi, egli può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l’insegnamento di tutti gli antichi padri che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente qualsiasi giurisdizione”. Quindi se Bergoglio fosse eretico non sarebbe più Papa senza che alcun tribunale, canonico o mediatico, emetta la sentenza. Ed è per questo che i suoi nemici, vecchi e nuovi, continuano a usare questo argomento per attaccarlo.

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Dal Sinodo per l’Amazzonia una nuova sfida per la missione – Fesmi, Federazione stampa missionaria italiana |

«Vi vedo un po’ inquieti, forse non capite di che cosa ha bisogno l’Amazzonia… Noi abbiamo una nostra visione, questo ci avvicina a Dio, la natura ci avvicina a poter contemplare di più il volto di Dio, a contemplare l’armonia con tutti gli esseri viventi. Mi sembra che non vi tornino i conti, vi vedo preoccupati, dubbiosi di fronte a questa realtà che noi cerchiamo. Non indurite il vostro cuore».

Tra le tante parole ascoltate in queste settimane intorno all’Amazzonia è l’appello pronunciato da Delio Siticonatzi Camaiteri – indio cattolico peruviano, membro del popolo Ashaninca, una delle 390 etnie indigene della grande foresta che il Papa ha voluto a Roma nel cuore della Chiesa universale – il riassunto più efficace che come riviste missionarie ci portiamo a casa da questo Sinodo: «Non indurite il vostro cuore».

Fin dal suo cammino di preparazione, il Sinodo ha proposto uno sguardo unitario su una regione del mondo parcellizzata dagli interessi di un’economia assetata di materie prime e ridotta a riserva da sfruttare, senza rispetto per niente e per nessuno.

Questo Sinodo ha avuto il coraggio di mettersi in ascolto di popoli e culture che il mondo globalizzato vorrebbe ridurre a semplici reperti da museo. Persone e comunità che invece hanno un messaggio forte da portare alla società e alla Chiesa del XXI secolo e desiderano, allo stesso tempo, ascoltare la parola di Gesù.

Questo Sinodo chiede alla Chiesa di essere autenticamente missionaria, e a noi riviste missionarie (associate nella Fesmi, Federazione stampa missionaria italiana) lascia in eredità alcuni compiti.

1) Continueremo a parlare dell’Amazzonia. Abbiamo visto in queste settimane quanto anche in certe frange del mondo cattolico i pregiudizi sui suoi popoli siano radicati. Quanta ignoranza, quanta superficialità, quanto disprezzo per coloro che vivono una cultura diversa dalla nostra. ; quanti occhi chiusi sui tanti cristiani che anche in Amazzonia sono perseguitati e muoiono nell’indifferenza di un mondo che non accetta mai di porsi domande sull’unico vero idolo del nostro tempo: il proprio carrello da riempire al supermercato. Per questo moltiplicheremo i nostri racconti. Aiuteremo a scoprire che uno sviluppo amico della biodiversità fisica e culturale dell’Amazzonia è possibile ed è già realtà là dove non regna solo la legge del profitto massimo e immediato. Andremo avanti a ripetere il messaggio che Papa Francesco ha messo al cuore dell’enciclica Laudato Sì: tutto è connesso.

2) Racconteremo il cammino della Chiesa dal volto amazzonico, di comunità che alla luce del Vangelo vogliono rileggere la propria storia, la propria cultura, i propri miti. È quanto la prima evangelizzazione realizzò in Europa, dando vita a sintesi e devozioni straordinarie; perché dovrebbe creare scandalo se a compiere questa stessa inculturazione della fede oggi sono i cristiani di altri continenti?

3) Riveleremo i volti delle comunità cristiane dell’Amazzonia, con ministeri che hanno qualcosa di importante da suggerire alle nostre comunità; i volti delle donne, che in tanti luoghi sono già punto di riferimento e leader di comunità, e i volti dei martiri/testimoni che stanno pagando con la vita per un mondo nuovo.

Ma proveremo anche a far capire a chi si scandalizza che no, in Amazzonia nessun cristiano guarda alla statuetta della Pachamama come a un idolo da adorare. In quelle viscere ritrova un’immagine della misericordia di Dio che troppi cristiani in Occidente oggi fanno fatica a contemplare.

«Non indurite il vostro cuore». Alla fine, il punto è proprio questo. Perché la dove il cuore è duro non c’è posto per la missione.

In Amazzonia come nelle nostre città.

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Redazione
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