10 marzo 1937: muore Eugenij Zamjatin

La rivoluzione e la profezia di «Noi» ricordate da Fabrizio Melodia

Uno degli scrittori russi più originali del Novecento ma presto dimenticato, come tutti i profeti scomodi. Il bolscevico Eugenij Zamjatin morì in esilio nel 1937 dopo essere fuggito dall’utopia trasformatasi in distopia. Nel nostro Paese è conosciuto (neanche tanto, purtroppo) per il romanzo “Noi” del 1924 che in Italia fu pubblicato solo nel 1955.

Zamjatin nacque a Lebedjan (a sud di Mosca) nel 1884. Studiò ingegneria navale, per la quale era molto portato. Nel 1995 si unì ai bolscevichi (cioè all’ala del Partito Operaio Socialdemocratico Russo che appoggiava le tesi di Lenin): venne arrestato e condannato all’esilio. Tornato clandestinamente a San Pietroburgo, riparò fino al 1906 in Finlandia, per far ritorno in patria dove iniziò a scrivere.

Nel 1913 pubblicò il primo racconto, “In provincia”, dove descriveva in modo satirico la vita di un villaggio russo, fatto che gli valse la nomina a “nuovo Gogol”, oltre che attirarsi le antipatie dei potenti.

L’anno seguente si ritrovò processato per ingiurie a causa del racconto “La casa del diavolo”, una satira feroce contro la classe militare russa, ma questo non lo fermò, anzi iniziò una intensa attività di giornalista presso vari quotidiani.

Anni intensi: si laureò in ingegneria navale, iniziando a girare per lavoro, soprattutto in Inghilterra, sovrintendendo alla realizzazione di una nave rompighiaccio, una esperienza che si sarebbe riversata poi nei suoi futuri racconti.

Tornato in patria in seguito alla Rivoluzione d’ Ottobre del 1917, Zamjatin riprese a collaborare con i quotidiani, fondando anche uno dei circoli letterari più profilici e vivaci degli anni ‘20, “I fratelli di Serapione”, che includeva fra gli altri Viktor Slovskij. Un bel gruppetto, favorevolissimo alla rivoluzione d’Ottobre ma avverso al regime di censura che si stava concretizzando.

Zamjatin diventò sempre più avverso al governo. Lo testimonia un racconto caustico dove un sindaco decide che tutti devono essere uguali in ogni cosa; quindi si veste di stracci, mirando a diventare mentalmente disabile affinché il livello d’intelligenza sia uguale per tutti… al ribasso. Una denuncia delle aberrazioni di quel comunismo versione formicaio che si stava concretizzando in contraddizione con l’idea marxiana di liberare tutti gli esseri umani uomini dallo sfruttamento, in una nuova società dove ognuno avrebbe potuto coltivare la propria creatività mentre ogni cosa sarebbe stata equamente distribuita.

Dichiarò con coraggio: «la vera letteratura può esistere solo quando è creata non da ufficiali diligenti e affidabili ma da folli, eremiti, eretici, sognatori, ribelli e scettici»; e così cominciò a farsi la fama di “diavolo” della letteratura sovietica.

Il romanzo “Noi” influenzò di sicuro Aldous Huxley per “Il mondo nuovo” e ancor più George Orwell per “1984”. Si narra in prima persona le vicende di un ingegnere che sovrintende alla costruzione di un’astronave e viene in contatto con una civiltà extraterrestre alla quale presenta la “perfezione” raggiunta dall’umanità, ovvero lo Stato Unico dove tutti sono soddisfatti e felici.

Le sue opere vennero proibite. Stalin diede il benestare a Zamjatin di lasciare l’Urss solo dopo l’intercessione di Maksim Gorkij. 

Morì in miseria a Parigi il 10 marzo 1937.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

NELLA FOTO “I FRATELLI DI SERAPIONE”. Il gruppo prese il nome dalla raccolta I confratelli di san Serapione di E. T. A. Hoffmann, in cui un gruppo di amici si riunisce per narrare novelle di ogni genere.

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

2 commenti

  • Gianni Sartori

    Butto lì come viene (di mattina presto, prima del caffè, quindi non aspettatevi granché….).
    Si insiste – vedo – nel considerare “1984” come una critica dello stalinismo in particolare e del comunismo in generale. In realtà Orwell, in varie occasioni, aveva detto (e anche scritto) che ad averlo ispirato era stata soprattutto la sua esperienza alla BBC (potenza della manipolazione, della propaganda…) oltre al fascismo nelle varie versioni dell’epoca. Anche lo stalinismo, forse, ma in misura minore. Del resto allo stalinismo aveva già dedicato altre pagine: il mirabile “Omaggio alla Catalogna”(sui fatti del maggio 1937 a Barcellona, dove – miliziano antifranchista del POUM – si trovava in licenza e rischiò di lasciarci le penne per mano del PSUC) e “La fattoria degli animali”.
    La sua critica ai sistemi comunque totalitari, anche se ammantati da “democratici”, andava ben oltre il solito anticomunismo da borghesi che si dicono e credono “libertari” (termine per altro ormai abusato e disinnescato di ogni valenza rivoluzionaria).
    Detto così, da proletario autoalfabetizzato.
    Ciao
    GS

  • Fabrizio Melodia

    W i proletari autoalfabetizzati,
    ce ne fossero come te, Gianni.
    Ordunque, “1984” di Orwell fu erroneamente accostato come critica dura ai regimi comunisti solo proprio nel 1984, allorchè tale signor Steve Jobbs diede il compito al regista visionario Ridley Scott di girare uno degli spot più forti di tutta la storia della pubblicità, ovvero quello della Apple intitolato proprio “1984”. Lo spot, visionariamente potente, significativo, voleva essere un saluto al passato e ai regimi dittatoriali, ovviamente l’iconografia faceva un netto riferimento a quella del regima comunista in piena epoca reaganiana.
    A una attenta lettura di “1984”, quello che si evince è una chiara denuncia di tutti i sistemi che connotano senza ombra di dubbio i regimi totalitari, come anche “La fattoria degli animali”, racconti fantastici che assumono valenze di metafore universali, che entrano di prepotenza nell’immaginario collettivo e che da esso traggono linfa vitale.
    E’ anche vero che Orwell sembra avere attinto più di una ispirazione, ma questo è tutto. Non dimentichiamo che la distopia, come ho scritto più volte in molti articoli bottegardi, è un genere che attraversa i secoli, iniziando dall’ Atlantide di cui ci narra il filosofo greco Platone nei dialoghi “Timeo” e “Crizia”. Zamjatin ebbe modo di muovere critiche al regime di forte e violenta censura che viveva sulla propria pelle, senza dimenticare che non fu l’unico a subire. Come non bisogna dimenticare le vittime della scure censoria del Ministero della Cultura Popolare voluto da Benito Mussolini e da tutti i gerarchi fascisti, dal quale, ancora oggi, sopravvivono molti articoli della legge che regola la censura in Italia, che hanno generato organi parastatali come la SIAE ( Società Italiana degli Autori ed Editori), che hanno fatto sequestrare il fumetto Diabolik nel 1964, che ci portano ad avere il doppiaggio e l’adattamento dei prodotti cinematografici e televisivi stranieri, e che hanno portato ad avere un controllo su tutta la stampa e il materiale radio cine televisivo che perdura tuttora. Ognuno di noi fa esperienza propria dei regimi dittatoriali e anche ora che siamo immersi nei social, dove oscuri forze neo nazi fasciste riescono a creare odio e a generare molte battute di caccia alle streghe grazie allo strumentale diffondersi delle fake news create ad arte. Come vedi la situazione è la stessa, cambiano solo i tempi e i mezzi di diffusione. Ma come la Storia ci insegna, dobbiamo sempre avere vigilanza costante e stare bene attenti all’instaurarsi dei regimi totalitari ed essere pronti a combatterli facendo quello che essi temono di più ossia vera informazione. Zamjatin con coraggio ha fatto il suo, come anche George Orwell e non dimentichiamo i coraggiosi scrittori di fantascienza che si sono schierati apertamente contro il Maccartismo, pagando duramente in prima persona. Ti ringrazio per aver dato spunto a un approfondimento cosi importante, affinchè nessuno possa scordare le cose davvero importanti. E’ come avere un “nodo al fazzoletto”…

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