29 maggio 1931: fucilato Michele Schirru…

… l’anarchico che volle uccidere Mussolini

di Benigno Moi

Nivola-La fucilazione dell’anarchico Schirru

Sabato 29 maggio 2021 ”è  il giorno in cui sono passati novant’anni da quando Michele Schirru venne fucilato alla schiena“.

Massimo Lunardelli apre così il capitolo dedicato all’ultima delle 14 date con cui racconta le vicende di Michele Schirru. La sua [i] è l’ultima, per ora, biografia dell’anarchico sardo-americano, una delle 6 persone condannate per aver tentato, o progettato, di ammazzare Mussolini quando era al potere [ii].

gli attentatori di Mussolini

Michele Schirru nasce a Padria alla fine del 1899 e cresce a Pozzomaggiore, due paesi del sassarese. Qui comincia la sua formazione politica, avvicinandosi ai circoli socialisti. Arruolato nel 1917 – i famosi “ragazzi del 99” – è mandato al fronte, a scavare trincee, dove rimane oltre un anno. Nel dopoguerra rimane a Torino (dove aveva vissuto anche prima della guerra, e dove venne anche arrestato mentre partecipava ad una manifestazione per il pane), e si avvicina agli ideali anarchici.

Dopo un breve rientro in Sardegna nel novembre del 1920 emigra negli Stati Uniti, dove si trovava già il padre, dal 1916. Passa un breve periodo a Pittsfield,  dove viene arrestato e ferito durante una “rissa/protesta” anticlericale, poi si trasferisce a New York. Qui lavora nel campo del commercio delle banane, nel 1925 sposa una ragazza di origini italiane, Minnie Pirola, con la quale farà due figli; nel 1926 ottiene la cittadinanza americana. Ed è qui che da subito svolge la sua attività politica, frequentando gli ambienti degli anarchici italiani, di cui molti sardi, e legandosi al gruppo di che pubblica il giornale “L’adunata dei refrattari”.[iii] 

Sono gli anni delle mobilitazioni in favore di Sacco e Vanzetti, condannanti a morte nel 1921 e che verranno uccisi sulla sedia elettrica nel 1927, gli anni della caccia al rosso e all’anarchico, soprattutto se straniero. Ma anche gli anni delle lotte e dell’impegno per Schirru nella fondazione di circoli e giornali anarchici, per cui continuerà a scrivere sino all’arresto. Dall’altra parte dell’oceano c’è l’ascesa e il consolidamento del regime fascista in Italia, con le sue ramificazioni, i suoi funzionari, propagatori e informatori anche negli Stati Uniti, nella composita comunità della diaspora italiana.

In questo clima nasce l’idea della necessità del gesto esemplare (la propaganda col fatto), del tirannicidio che sia sprone alla sollevazione contro il regime. Per i movimenti anarchici Caserio, Passannante, Bresci continuano ad essere figure che hanno saputo sacrificare tutto in nome dell’idea.

La leggenda narra che la scelta di scegliere chi sarebbe tornato in Italia ad ammazzare il Duce fu affidata al “fuscello più corto”, e che questo venne pescato da una militante donna, ma Michele si offrì di sostituirla.

Fatto sta che nel febbraio 1930 si imbarca per l’Europa. Girerà per un po’ fra Italia, Belgio, Svizzera e soprattutto Francia, dove entra in contatto con gli esuli italiani, a cominciare da Emilio Lussu, il quale lo accompagnerà alla stazione quando tornerà in Italia deciso a portare a termine la sua missione, nel gennaio 1931. Scriverà Lussu “Lì, alla Gare de Lyon, salutandolo dal marciapiede sotto la vettura, dissi arrivederci e gli sorridevo. Anche lui sorrideva, ma triste. Rispose: no, non arrivederci. Addio. Soltanto questo disse, e sollevò il vetro del finestrino”.

Durante la sua prima permanenza in Italia, per studiare i percorsi di Mussolini e capire come poter realizzare l’attentato senza coinvolgere vittime civili, aveva avuto modo di vederlo da molto da vicino a Milano, nel corso di una visita del Duce per inaugurare una nuova sede del Fascio.

Schirru viene arrestato il 3 febbraio 1931 a Roma, in un albergo nei pressi di Piazza di Spagna, in compagnia di una ballerina ungherese. La sua sede operativa era però l’Hotel Royal (ribattezzato Reale dal fascismo), da dove poteva seguire i percorsi di Mussolini, e dove vengono trovate le due bombe che si era portato dalla Francia.

Schirru ferito dopo l’arresto

Al momento dell’arresto, mentre ancora tenta di spacciarsi per cittadino americano, ha con sè una pistola che non gli viene trovata subito, e che userà una volta arrivati in caserma nel tentativo di suicidarsi. Nella colluttazione rimangono feriti anche alcuni poliziotti.

Curato per la ferita alla testa, dopo una settimana viene trasferito in carcere, ed è ormai evidente che sanno chi è, e che probabilmente conoscevano tutto e seguivano i suoi spostamenti fin dal suo arrivo in Italia. A questo punto Schirru rivendica lo scopo del viaggio in Italia e la volontà di uccidere Mussolini.

il tribunale speciale

Il processo si terrà il 28 maggio 1931 davanti al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, istituito 5 anni prima per combattere gli oppositori del Regime con il decreto del 12 dicembre 1926, lo stesso che aveva reintrodotto la pena di morte in Italia.

Schirru ha potuto incontrare il suo avvocato d’ufficio solo una settimana prima; il processo è solo una formalità, che non rispetta neanche le stesse procedure previste dalla legge. Il presidente Cristini, il Pubblico ministero Fallace, il generale Vaccari cui l’avvocato (dopo aver convinto Schirru a firmarla) consegnerà la domanda di grazia da inoltrare al Re, e che non lo farà, concorrono tutti a far sì che accada ciò che è stato già deciso, probabilmente dallo stesso “duce”. Mussolini in seguito dichiarerà che rispettava la coerenza e gli ideali degli anarchici che provarono ad ucciderlo, Schirru e Sbardellotto, e che forse avrebbe potuto evitare venissero fucilati. La realtà è che al regime servivano le punizioni esemplari per terrorizzare chi osasse anche solo pensare di attentare alla sua persona. Si stanno preparando gli strumenti per realizzare i “fulgidi destini della Patria”, dall’impero alla guerra per restituire all’Italia i “territori irredenti”.

Nivola-Processo Schirru

Michele Schirru viene fucilato, alla schiena, la mattina del 29 maggio da un plotone composto da soli sardi (ufficialmente tutti volontari che si son fatti avanti per vendicare l’offesa arrecata da un sardo alla sacra figura del Duce).

Scriverà il quotidiano di Cagliari L’Unione Sarda del 29 maggio 1931:
“Michele Schirru, anarchico, violento per natura, debosciato come tutti i rifiuti della società, scompare colpito dalla pena degli infami. Egli era nato nella nostra Isola, da una famiglia sarda; ma la Sardegna e la sua famiglia non devono arrossire per questo delinquente della specie più bassa. La Sardegna, fedelissima al Regime, non lo annovera più tra i suoi figli da molti anni… Era un senza-patria e un senza-famiglia, un negatore di tutte le più alte idealità, un sanguinario, un amorale che la Giustizia elimina dal consorzio degli uomini”.

Non  è stato mai accertato dove sia stato seppellito.

Tracce di memoria

La morte di Schirru, anche in seguito alla pubblicazione del suo testamento politico su L’adunata dei refrattari, https://www.edizionianarchismo.net/library/michele-schirru-uccidere-il-tiranno.pdf ha una vasta eco in tutto il movimento anarchico e antifascista internazionale. Al suo nome vengono dedicate brigate di combattenti libertari durante la Guerra Civile di Spagna e durante la Resistenza in Italia.

A lui, col tempo, sono state dedicate alcune strade, la prima a Reggo Emilia nel 1969, poi a Pozzomaggiore (dove per ironia della sorte è stata costruita la caserma dei carabinieri) e in altri Comuni sardi. A Pozzomaggiore è stata posta anche una targa nella casa dove visse la sua fanciullezza.

Via Schirru a Pozzomaggiore

Prima di Lunardelli, sono stati in molti a raccontare e ricostruire le sue vicende, a credere fosse importante conoscere chi è stato e perché ha pensato (come tanti italiani e tedeschi quel periodo) di fare un gesto che fosse risolutore – la miccia – nella lotta a una dittatura, fosse essa il fascismo in Italia o il nazismo in Germania; che servisse a dare la coscienza e la forza necessari ad abbattere il regime. Lui, più di altri, ha pagato con una sproporzione enorme fra il “delitto” e la pena. Questa sproporzione – cioè la condanna a morte con un processo farsa del tribunale speciale fascista e l’esecuzione pressoché immediata; la mancata trasmissione della richiesta di grazia; il valore simbolico dato alla sua fucilazione – ha mosso gli storici e gli uomini di spettacolo che di Schirru hanno voluto raccontare.

Il libro di Giuseppe Fiori

Il primo a scriverne è Giuseppe Fiori [iv], nel libro del maggio del 1983, L’anarchico Schirru,: condannato a morte per l’intenzione di uccidere Mussolini, Mondadori (poi Laterza e poi Garzanti) 

Parlamentare, giornalista e scrittore, Fiori è autore di altre pregevoli biografie di personaggi della sinistra, in particolare d’origine sarda, fra cui quelle di Gramsci, di Berlinguer e di Lussu.

Il suo libro ha il merito di aver riproposto la figura e la storia di Schirru, dopo decenni di oblio o di travisamenti interessati [v] , e di averlo fatto andando “a vedere le carte”. Fiori studia i documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, trovando il fascicolo su Schirru, numero 27851, che contiene tutti i materiali raccolti in anni di controllo poliziesco sull’anarchico.

Il libro stimola l’interesse e prese di posizione di vari intellettuali, ispirando uomini di teatro [vi] e musicisti [vii]. Ricostruzioni sceneggiate del processo e della fucilazione di Schirru appaiono su trasmissioni a carattere storico. Di cui una che vede un giovane Leo Gullotta interpretare Schirru  https://www.youtube.com/watch?v=SbZB_nrJiOI

Il libro di Giuseppe Galzerano

Galzerano, studioso ed editore da quasi 50 anni di libri “dell’altra Italia” come scrive nella presentazione della sua casa editrice [viii], ha curato e pubblicato le biografie di vari ribelli e rivoluzionari, anarchici e non solo, da Bresci a Salsedo, da Passannante a Zambonin, da Sbardellotto a Perrone a Pisacane. I suoi libri sono quasi sempre volumoni densi di documentazione e informazioni introvabili altrove.

Il libro su Michele Schirru esce nel dicembre del 2006 e diventa “una fonte documentaria indispensabile per chiunque desideri conoscere a fondo la vicenda Schirru, soppiantando di gran lunga per completezza il libro di Fiori [ix]

Con oltre mille pagine, gli interrogatori di polizia, le carte processuali, informative di spie e corrispondenza tra Schirru e famigliari e amici e quella dei vari informatori in giro per il mondo, Michele Schirru: vita, viaggi, arresto, carcere, processo e morte dell’anarchico italo-americano fucilato per l’intenzione di uccidere Mussolini [x] racconta probabilmente quanto possibile sul militante libertario di Padria.

Antine e Mike

Una notazione a parte merita la figura di Schirru nell’arte di Costantino Nivola. L’artista di Orani, anche lui sardo trasferitosi negli States quasi 20 anni dopo, ha sentito per Schirru un sentimento particolare. Scrive nel suo blog Angelino Mereu, di Orani: “La vicenda di Schirru lasciò un segno profondo nell’artista (…) che in un certo qual modo si identificava con l’anarchico: entrambi sardi, entrambi vicini alle idee libertarie e antifascisti convinti, entrambi emigrati negli Stati Uniti. Non è un caso, quindi, se negli anni ’70, quando l’artista decide di onorare la memoria di Schirru”, nei numerosi schizzi e disegni che realizza, la figura dell’anarchico sia spesso rappresentata proprio da un autoritratto di Nivola.

L’idea di Nivola era di realizzare una sorta di quadro storico che recuperasse dall’oblio la figura dell’anarchico, sconosciuta ai più e che rischiava di essere dimenticata”. I disegni vennero esposti a Roma nel 1977 ma non riuscì a realizzare quanto si proponeva. Tanto che in uno dei disegni accanto alla dedica scrive “mancato tentativo di esprimere l’epica storia di un sardo”. 

Michele Schirru e Costantino Nivola: idee di libertà

Per qualche scherzo del destino, se il progetto di Nivola per Schirru non arrivò a compimento, la sua attenzione ad un altro anarchico sardo ucciso dallo stato, Franco Serantini, ha recentemente raggiunto una meta che non aveva probabilmente immaginato:

Nivola-Il sovversivo

nel leggere la biografia di Serantini scritta da Corrado Stajano nel 1975 (Il sovversivo, vita e morte dell’anarchico Serantini, Einaudi), l’artista scarabocchia momenti della vicenda raccontata negli spazi bianchi del libro (per altro avuto in prestito da Antonio Cederna). La riedizione del libro fatta da il Saggiatore nel 2019 è arricchita proprio da quelli schizzi di Nivola .

Riflessioni finali

Non sappiamo e forse mai si saprà se Michele Schirru, al momento dell’arresto, avesse già rinunciato a portare a termine il suo progetto. Se la consapevolezza di poter coinvolgere troppa gente, data la potenza delle bombe, lo abbia fatto desistere; se la voglia di vivere, le donne, la nostalgia di moglie e figli, abbiano allontanato l’idea di sacrificarsi totalmente mentre vedeva che gran parte della popolazione italiana aveva ormai assorbito il fascismo e ne accettava le aberrazioni crescenti per codardia, interesse, ignavia. O se, come affermato nella sentenza che lo condanna, Mussolini si salvò ancora una volta “per quella divina protezione che ha sempre accompagnato il Duce nostro, lo Schirru non riuscì a portare a compimento il suo piano”.

 

Forse è più facile (sempre con la crudeltà data dal giudicare col senno del poi) intuire le cause dell’arresto; affermare che probabilmente sottovalutò la capacità degli apparati del regime di controllare i suoi oppositori, o che condividere con troppe persone, in giro per gli Stati Uniti e per l’Europa, un tale proposito non è mai prudente.

 Il passo di Lunardelli con cui abbiamo aperto continua:

Novanta è il numero della paura, del diavolo, dell’equilibrio precario; ma a voler giocare con i numeri sarebbero altri quelli da attribuire a Schirru: il 19, il giorno della sua nascita, simboleggia un nuovo inizio ed anche una risata; il 29, giorno della sua morte, indica la solidarietà; il 32, gli anni che ha vissuto, sono per la Smorfia il capitone, cioè qualcosa di imprendibile e sgusciante. A contare diversamente, i novant’anni trascorsi da quel 29 maggio 1931 corrispondono a 32.873 giorni, cinque volte il tempo biologicamente necessario per far sì che un corpo umano si riduca a uno scheletro lasciando liberi l’idrogeno, l’ossigeno, il carbonio, l’azoto, il potassio e lo zolfo di cui siamo fatti di dare vita a nuove reazioni chimiche [xi].

Lunardelli-Kemischirru

Questo passo di Lunardelli ci aiuta a dare senso al tempo che trascorre, rivelandoci o ricordandoci che gli elementi di cui è composto un corpo umano dopo un po’ diventano altro, per fortuna dell’equilibrio dell’universo. Ricordandoci al contempo che, invece e per fortuna almeno della specie “homo”, qualcosa supera quella decomposizione o trasformazione. Per molte religioni quel qualcosa è la sopravivenza dello spirito o una futura resurrezione, una “reincarnazione” in un qualsiasi essere vivente, animale o vegetale. O quant’altro. Per molti altri quel che sopravive, o ci si augura sopravviva, è il ricordo di quanto uno ha fatto, costruito, lasciato perlomeno a chi ne condivide idee o affetti. Quel che sopravvive è un ideale, un sentire comune che può andare, e spesso va, ben oltre l’arco temporale delle generazioni immediatamente successive. Ricordando alcune figure ed alcuni eventi, collettivi o individuali, rinvigoriamo le esistenze nostre, con le “masse invisibili” di cui parla Canetti. [xii]

 

Appendice: Video e materiali vari su Schirru che si trovano in rete

“Spettacolo “L’anarchico Schirru di Giuseppe Fiori” con Gianluca Medas, Andrea Congia e i Kenze Neke su YouTube     https://youtu.be/LgV4lF_4ZCw

Kenze Neke https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=6251&lang=it

La versione che ne ha fatto in italiano Banda Bardot  https://www.youtube.com/watch?v=GTU8elSNzn0

Video e ricostruzioni : History Channel-Michele Schirru,professione anarchico 1/2

https://www.youtube.com/watch?v=ZPLGWk8TIxs&t=102s

https://www.youtube.com/watch?v=FoULwxrefRg

Video tratto da I giorni e la Storia, che parte dalla ricorrenza della nascita di Schirru, il 19 ottobre: https://www.youtube.com/watch?v=eeHYoRHsifQ

Altri materiali per approfondire

http://www.tottusinpari.it/2011/02/16/michele-schirru-ed-emilio-lussu-storie-di-sardi-sardi-che-

https://lottavarima.wordpress.com/2020/07/29/osvaldo-maraviglia-emilio-lussu-e-michele-schirru-anarchici-damerica-in-ottava-rima-anteprima-decameron-2020/

Un saggio di Serventi Longhi per UNIRoma

https://iris.uniroma1.it/retrieve/handle/11573/342899/1223892/L%27attentato%20di%20Michele%20Schirru%20a%20Benito%20Mussolini.pdf

https://www.socialismoitaliano1892.it/2018/05/29/lanarchico-michele-schirru-luomo-che-penso-di-uccidere-mussolini/

Infine la testimonianza di un nipote, figlio della sorella Antonietta

[i] Massimo Lunardelli, “Kemirruschi, la storia di Michele Schirru in 14 date”, edizioni Abba, 2021 (Kemirruschi, anagramma di Mike Schirru, era il nome usato spesso da Schirru nel firmare i suoi articoli)

[ii] Le altre 5 sono Tito Zaniboni, Violet Gibson, Gino Lucetti, Anteo Zamboni e Angelo Sbardellotto.

[iii] https://www.anarcopedia.org/index.php/L%27Adunata_dei_Refrattari

[iv] Vita e morte di Giuseppe Schirru, L’anarchico che pensò di uccidere Mussolini, Mondadori, 1983

[v] Negli anni 50 del novecento a parlare della vicenda sono soprattutto alcuni dei responsabili della condanna e della fucilazione di Michele Schirru, quali Guido Leto, capo della polizia politica fascista e graziato e reintegrato come tanti altri gerarchi dalla neonata repubblica, o Cesare Rossi, ex capo ufficio stampa di Mussolini, o Cesare D’angeloantonio, l’avvocato d’ufficio di Schirru. O come i parenti di Michele che lo ripudiarono al momento dell’arresto, la sorella  Antonietta che chiese di farsi cambiare il cognome, e Giovanni, il fratello prete che pregò perché Dio spedisse all’inferno il fratello. Tutti cercano di giustificarsi scaricando su altri, a partire da Mussolini, le loro responsabilità.

[vi] Dal libro di Fiori la compagnia teatrale Figli d’arte Medas ricava lo spettacolo “L’anarchico Schirru” portato in scena a partire dal 2013, anche con l’accompagnamento musicale dei Kenze Neke riunificati per l’occasione.

[vii]  Il gruppo di”etno-rock” di Siniscola (NU) Kenze Neke prende il nome proprio dal ricordo di Michele Schirru; kenze neke (senza colpa) è anche uno dei loro brani più noti.

[viii] http://galzeranoeditore.blogspot.com/  Attiva dal 1975, la casa editrice pubblica i libri “dell’altra Italia”. Storia sociale e politica, anarchismo, antifascismo, emigrazione, rivolte contadine, cultura popolare, questione meridionale e Cilento sono alcuni dei temi affrontati e proposti dalla casa editrice per dare “voce” ai ribelli e ai rivoluzionari, ai vinti e ai sofferenti.

[ix] Lunardelli op. cit

[x] Giuseppe Galzerano, Michele Schirru: vita, viaggi, arresto, carcere, processo e morte dell’anarchico italo-americano fucilato per l’intenzione di uccidere Mussolini Galzerano editore, Casalvelino Scalo, 2009, pag. 1136, Euro 35

[xi] Lunardelli op. cit

[xii] Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi edizioni

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Benigno Moi

7 commenti

  • Pingback: 90 anni fa venne fucilato Michele Schirru, l’anarchico che voleva uccidere Mussolini • Kulturjam

  • (pregasi scusare il mio imperfetto italiano)

    1) altrettanto dimenticare la leggenda -da fonte, qui neanche citata- di un Schirru scelto… “fuscello più corto”
    2) stupisce vedere citato quanto fonte attendibile il… Galzerano, noto mistificatore
    3) queste poche righe soprattutto per dire che in nessun caso Schirru rimase a Torino nel primo dopoguerra. Questo : l’ha scritto il Fiori, da buon specialista di Gramsci ; è stato per lui il modo di dedicare a… Gramsci pagine assai ben scritte, si deve ben dirlo ; e poi di fare di Schirru un… seguace di Gramsci. Pero nelle poche carte di famiglia conservate dal figlio Spartaco nato nel 26 a Nueva Yorka ed a me communicate dalla sua brava figlia Michèle, quasi omonima del nonno fucilato (pero era aspettata quanto maschio, cio che ne avrebbe fatto un perfetto omonimo) è rimasto il ‘foglio di congedo’ ricevuto da Schirru prima di tornare a casa dopo aver fatto da soldato per tre anni, come tanti altri. Ne risulta che dalla fine della guerra Schirru rimase… a Breganze, nella prov. di Vicenza dove tutta la rete di adduzione di acqua era rovinata ed era da sistemare…
    Ed è importante questo punto nella perspettiva politica anche. Non è la stessa cosa essere divenuto un militante, dopo essere stato un seguace di Gramsci o di qualsiasi altro (cio che mi annoia in quest’immagine non è “Gramsci”, va da se, ma “seguace”) ed esserlo divenuto in seguito a propria riflessione, in un piccolo posto come poteva esserlo Breganze…
    Questo poi spiega la facilità colla quale dal mese di arrivo negli SUA, cioè il nov. 1920, fu impiegato per una dittà idroelettrica a Pittsfield, Mass. -laddove di un mode generale era difficile, a chi era di origine italiana, trovare un lavoro cosi specializzato…

    • Buongiorno monsieur Nemeth, la ringrazio e sono felicemente sorpreso del suo commento e del fatto che abbia letto l’articolo. Non sono uno storico, sono solo un vecchio militante sardo che ha voluto dare il suo piccolo contributo per ricordare la figura di Michele Schirru, andando a cercare in giro quel che potevo trovare lavorandoci solo alcuni giorni. Non ho letto il suo libro (La saison de la liberté. Mike Schirru et l’attentat anarchiste contre Mussolini) che ho solo visto citato nella bibliografia della pagina Wikipedia su Schirru, e non so se sia tradotto in italiano, mi piacerebbe leggerlo. In realtà delle biografie di Schirru ho letto solo Fiori tanti anni fa e quella uscita ora di Lunardelli. Non ho letto Galzerano e non posso giudicare le sue accuse, mi farebbe piacere conoscere motivazioni e termini del contendere ma non essendo (appunto) uno storico non credo che saprei neanche comprenderne tutto. Confesso infine (essendo uno che ha frequentato un pochino il mondo dell’arte) che la cosa che mi rimane del mio scritto, oltre ad aver contribuito un pochino a ricordare Schirru fra i lettori di La Bottega del Barbieri, è aver scoperto che Costantino Nivola, che ammiro, si propose di ricordarlo e onorarlo prima ancora che venisse pubblicata la biografia di Fiori.
      Per quanto riguarda la storia del sorteggio non ho citato la fonte perché non mi sembrava attendibile e infatti ho parlato di “leggenda”.
      La ringrazio ancora e la saluto, so che ha pubblicato anche una bella intervista a Spartaco, che spero di poter leggere.
      Benigno Moi

  • Caro Benigno Moi, è stato per me gran piacere per me il leggerlo.

    Cominciero con la Sardegna e per dire che è stato per me une dimensione interessante -e che comunque non poteva essere ignorata, sotto l’angolo storico. Certo non bisognava essere… sardo, per aver l’intenzione di uccidere Mussolini ; e poi non si tratta di far di Schirru l’independentista o l’autonomista che non era. Pero… era sardo -il che, per quanto io possa giudicarne, non è la stessa cosa di italiano ! Stranamente è una persona che non aveva conoscenze specifiche sul terreno italiano che ha trovato le migliore parole : non fu altra che Simone Schirru (ossia la moglie scomparsa l’anno scorso, di Spartaco) ; e con essa ebbi conversazione in francese, perché era nata nel Belgio. Mi disse la sua opinione, che condivido pienamente, che dalle sue origini sarde aveva inereditato UNA CONSCIENCE PARTICULIERE DE L’INJUSTICE ! Brave Simone…

    Poi e quanto a pubblicare in Italia il mio problema è che il lettore deve avere il tutto sotto gli occhi e che non ho ancora pubblicato il vol. 2 : la ragione è che il FBI nè è ancora a rifiutarmi dei carteggi dal 1930-31 -ed è facile capirne il perche. Infatti nel 2004 il prof. Mauro Canali e nel 2005 l’italo-americano Pernicone (che condivivano lo stesso odio verso l’Adunata) hanno fatto delle porcherie, andando fino a citare a piè di pagina fonte imaginarie o far dire agli archivi il contrario di cio che dicono : il tutto, a scopo di far credere che ci sarebbe stato une spia nel gruppo del Bronx (non parliamo neanche del Serventi Longhi che nel 2006 ha scritto che il quasi alter ego di Schirru, Joe Meloni, faceva leggere a questa spia le lettere ormai ricevute dall’Europa). Macche spia : anche la partenza di Schirru per l’Europa nel feb. 30 fu ignorata dai fascisti… Mi rimane ancora un po di lavoro da fare, pero spero di riuscire. E poi si capira cio che oggi ancora terrorizza il FBI. Da cio che ho già potuto rintracciare ho la prova che dal 1926 il William Richards Castle del Department of State comunicava ogni mese clandestinamente all’ambasciata fascista a Washington i nomi… degli antifascisti che, essendo cittadini americani, avevano fatto al Department la richiesta del passaporto per l’Italia ! Non solo nel caso di un sig. Schirru, naturalizzato da poco quindi considerato come niente, pero anche di un Mr Smith o Mr Jones, viaggiendo solo o con la moglie, e che in più di un caso erano anche loro, di sentimenti antifascisti. In altri termini : Castle comunicava ad una potenza straniera (qui poco importa neanche, ‘fascista’) informazione su cittadini americani ? Si è mandato della gente sulla sedia elettrica per meno ! Ed oggidi ancora, delle gente che in America ha la bandiera nazionale nel giardino sarebbe scandalizzata, dal fatto…

    PS. avro gran piacere ad inviarle il testo della mia intervista a Spartaco

  • Caro Benigno Moi,
    poche righe di più, a proposito della Sardegna e del passato specifico all’isola. Non essendo io, sardo, era escluso per me lanciarmi nelle interpretazioni su cio che un militante del primo novecento potesse averne ritenuto ; pero il non parlare di “niente” era escluso lo stesso. Finalmente e trattandosi della Francia -dove comunque si sa poco su queste realtà- ho fatto la scelta di presentare sinteticamente (ed è anche ormai sull’internet) i fatti, che non sembrano negabili…
    Coi miei più cordiali saluti

    https://www.academia.edu/36984192/comme_une_île_lointaine_ancrée_non_loin_de_Rome_rappels_sur_la_Sardaigne_

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