30 agosto 1979: muore l’attrice Jean Seberg

la “Giovanna D’Arco” messa al rogo da CIA e FBI

di Benigno Moi

Jean – Joan

Saint Joan

Era una ragazzina, Jean Seberg, una ragazzina nata e cresciuta in una famiglia di origini svedesi a Marshalltown, una piccola cittadina del Midwest, ancora oggi una delle aree del Nord degli Stati Uniti con i più alti indici di segregazione razziale [i]. Una ragazzina che già simpatizzava per le associazioni che portavano avanti le battaglie contro le “discriminazioni razziali”; frequentava, già da quando aveva quattordici anni, la NAACP [ii], la più antica associazione in difesa dei diritti civili degli afroamericani. A metà degli anni 50 del ‘900 la cosa non era né scontata né facile, nella profonda provincia americana. Neppure nel nord est.

Aveva 17 anni, Jean, quando un vicino di casa mandò (senza che lei ne sapesse nulla) una sua foto al concorso indetto per trovare l’interprete del film di Otto Preminger su Giovanna D’Arco (Saint Joan). Al regista (all’apice del successo dopo aver diretto Marilyn Monroe in “La magnifica preda” e Frank Sinatra e Kim Novak in “L’uomo dal braccio d’oro”) per quella parte arrivarono diciottomila candidature, ma il controverso regista rimase affascinato dal faccino di Jane e la contattò. Le fece tagliare i capelli e dopo un breve provino la buttò nell’avventura della mega produzione.

Il film non fu il successo sperato, nonostante la fama del regista e la sceneggiatura di Graham Greene tratta dall’omonima opera teatrale di George Bernard Shaw; e nonostante il martellante lancio pubblicitario, senza pietà per la stessa vita privata della giovane Seberg… E la critica bocciò la recitazione della ragazzina improvvisata attrice, considerandola inadeguata e implicitamente dando ragione ai coproduttori United Artist che, per quella parte, avrebbero voluto Audrey Hepburn. Molti altri diedero invece ragione a Preminger: “con la sua ingenuità l’attrice incarna alla perfezione un personaggio sfaccettato e sfuggente” (Mereghetti).

Per Jean, comunque, da lì cominciò tutto. Otto Preminger, nello stesso 1957, se la portò in Francia per girare “Bonjour Tristesse”, tratto dal romanzo di Francoise Sagan, dove Seberg interpreta la giovane Cecile. E Jean comincia a “diventare” francese.

Parigi

Nonostante il giudizio negativo della critica americana, anche per “Bonjour tristesse”, l’attrice viene apprezzata dai giovani registi francesi,

Seberg-Belmondo

a cominciare da Francois Truffaut che ne fa pubblicamente gli elogi. Jean Seberg viene chiamata da Jean- Luc Godard ad interpretare, al fianco di Jean-Paul Belmondo, il suo primo dirompente lungometraggio, “Fino all’ultimo respiro” (A boute de souffle), che la consacra musa della Nouvelle vogue. Siamo nel 1960, Jean Seberg ha 22 anni, e col suo taglio di capelli, i suoi vestiti e il suo stile diventa l’immagine stessa della “donna francese” libera e indipendente.

Nel frattempo, dopo un breve matrimonio con il regista Francoie Moreuil, conosciuto sul set del film di Godard, Jean Seberg si sposa con lo scrittore e diplomatico Romain Gary, esule lituano che combatté al fianco di De Gaulle nella Resistenza antinazista, in seguito console generale di Francia a Los Angeles. Ebbero un figlio, nel ’62: Alexandre Diego Gary, anche lui scrittore.

Seberg con Romain Gary

La sua carriera come attrice continuerà alternando film di autori affermati ad altri di esordienti. Film di cassetta a film di denuncia e sperimentazione. Lavorerà soprattutto in Francia e altri Paesi europei (in Italia con Risi, Bevilacqua e Squitieri). Lavorerà molto anche negli Stati Uniti, dove viene chiamata a recitare anche in film di grande successo commerciale, al fianco di Sean Connery, Joanne Woodward, Lee Marvin, Clint Eastwood.  Sino al 1970, al primo “Airport”, di George Seaton, e a “Macho Callahan”. Poi cambierà tutto.

Security Index (Cointelpro) [iii]

Gli Stati Uniti degli anni Sessanta sono segnati da tanti assassinii eccellenti, come quelli dei fratelli Kennedy, e dalla sporca guerra ai  movimenti e ai principali esponenti delle battaglie per i diritti degli afroamericani; con gli assassinii, il carcere, la diffamazione e provocazioni varie. Nel 1965 viene ucciso Malcom X, nel 1968 Martin Luther King, i fratelli Jackson poco dopo. Quasi tutti i militanti dei movimenti contro la segregazione razziale sono perseguitati col carcere, i processi, le violenze della polizia. Da Angela Davis a Bobby Seale, da Huey Newton a Mumia Abu-Jamal.

Dagli anni Cinquanta, all’interno dell’FB I[iv], era stato messo in piedi un programma di infiltrazione, provocazione e lotta agli oppositori con qualsiasi mezzo, il Cointelpro.

Hoover

Creato dal famigerato J. Edgar Hoover [v],  direttore del Federal Bureau per quasi 50 anni, il Cointelpro aveva lo scopo di distruggere i movimenti contro la guerra (Vietnam) e quelli con simpatie anarchiche, comuniste e socialiste; ma anche di perseguitare gli attivisti omossessuali, le femministe, le organizzazioni antirazziste dei neri e dei nativi americani.

Secondo Wikipedia “in parte illegale, attivo formalmente tra il 1956 e il 1971, il programma prevedeva azioni di sorveglianza, infiltrazione, discredito e smantellamento nei confronti di organizzazioni politiche attive negli Stati Uniti” (…) “Nel complesso, COINTELPRO indirizzò tentativi di sabotaggio e di smembramento del Partito Socialista dei Lavoratori (1961), del Ku Klux Klan (1964), della Nation of Islam, delle Pantere Nere (1967) e dell’intero movimento politico-sociale della New Left, che comprendeva gruppi pacifisti e religiosi e varie comunità (1968). Un’indagine successiva condotta dalla Commissione Church del Senato stabilì che “il progetto COINTELPRO ebbe inizio nel 1956, in parte per la frustrazione nei confronti delle sentenze della Corte Suprema che limitavano i poteri governativi nel procedere apertamente contro i gruppi dissidenti”. Commissioni ufficiali del Congresso e diverse sentenze giudiziarie hanno concluso che le operazioni di COINTELPRO contro i gruppi socialisti e comunisti hanno superato i limiti statutari delle attività dell’FBI e violato le garanzie costituzionali di libertà di espressione e di libertà di associazione”.

Per portare avanti la sua guerra (parallelamente e in concorrenza con la CIA e la sua operazione Chaos [vi]) creare il deserto attorno a tali movimenti diffamando, terrorizzando, provocando, le personalità che, per carisma e fama, potevano creare simpatie e consenso per tali movimenti. Furono numerosi e clamorosi le donne e gli uomini di cultura e spettacolo schedati e inseriti nel Security Index dell’FBI negli anni Sessanta, riprendendo la vecchia pratica usata durante il maccartismo di 20 anni prima di cui furono vittime anche Orson Welles e Charlie Chaplin [vii]. I casi di Jane Fonda, John Lennon, Jim Morrison, Frank Zappa e Jimi Hendrix [viii] sono quelli più noti.

Sarà la Commissione Church [ix] a rivelare, negli anni Settanta, buona parte dei dossier segreti di FBI e CIA.

Nel mondo del cinema una delle personalità prese di  mira in maniera più crudele e devastante fu proprio Jean Seberg.

Lei non ha mai smesso di stare a fianco dei movimenti contro la segregazione razziale, solidarizza apertamente coi nativi americani e con le battaglie degli afroamericani. Finanzia apertamente le Mense per i bambini neri messe su dal Black Panther Party [x], le Free breakfast for children [xi], frequenta esponenti di spicco delle loro organizzazioni. Fra questi Hakim Jamal [xii], parente di Malcom X, con cui ha una relazione non proprio tranquilla, vista la personalità controversa del militante afroamericano.

Free breakfast for children

L’attrice viene inserita nel Security Index e cominciano i pedinamenti, le provocazioni, le lettere anonime, le disinformazioni fatte girare ad arte.  Quando stava fuori dagli Stati Uniti la spiava la CIA, che intercettava le sue telefonate con la complicità delle ambasciate a Roma e Parigi.

Primo effetto farle il vuoto attorno nel mondo del cinema, dove neanche gli attori con cui aveva lavorato le diedero un minimo di solidarietà. L’ultimo film di produzione (anche) americana cui viene chiamata a partecipare, è stato proprio “Macho Callahan”, di B. L. Kowalsky.

Fu proprio durante le riprese in Messico di “Macho Callahn” che Jean scopre di essere incinta, e ovviamente il fatto non sfugge a chi la controlla assiduamente e sarà usato in maniera meschina segnando indelebilmente la vita dell’attrice. Scrive Mimmo Franzinelli in “Rock e servizi segreti”, Bollati Boringhieri 2010 (che riprendiamo da Contropiano del 31 agosto 2020): “è al quinto mese di gravidanza quando dal quartiere generale dell’FBI scatta la trappola, affidata a un funzionario senza scrupoli: Richard W. Held, che imbastisce una lettera anonima destinata a una giornalista compiacente (Joyce Haber, del “Los Angeles Times”), per insinuare che l’imminente maternità sia frutto della relazione clandestina con Raymond Hewitt, dirigente delle Black Panthers, e che

Seberg – Eastwood

pertanto il sostegno dell’attrice al movimento sia dettato da motivazioni che con gli ideali hanno poco a che fare. Held fabbrica contestualmente un documento che indica Hewitt come informatore dell’FBI, per attirare sul “traditore” la vendetta dei compagni: è questa una classica operazione prevista dal programma di controintelligence contro i “Gruppi nazionalisti neri dell’odio”.

Il rapporto redatto il 6 maggio 1970 dall’agenzia di Los Angeles per il direttore dell’FBI è infatti intestato “Counterintelligence Program – Black Nationalist Hate Groups – Racial Intelligence – Black Panther Party”.

La scelta del momento è l’ulteriore riprova della perfidia dei provocatori: “Per proteggere la nostra fonte informativa e per assicurare il successo del  piano, il Bureau ritiene preferibile attendere all’incirca un altro paio di mesi, finché la gravidanza della Seberg sia a tutti evidente”. E, a dimostrazione della criminalità dei vertici dell’FBI, nel documento si annota: “Jean Seberg è stata una finanziatrice del BPP e dovrebbe essere neutralizzata”. Il gossip sull’attrice bianca ingravidata dal rivoluzionario nero è amplificato da quotidiani e periodici di mezzo mondo; oltre a compromettere l’immagine della trentaduenne attrice, la diffamazione la prostra sul piano psicofisico in un periodo per lei delicatissimo. [xiii]

I primi giornali ad abboccare alla trappola sono il Los Angeles Times e Newsweek. Jean Seberg cerca di sfuggire a rabbia e malessere rifugiandosi negli ansiolitici, che probabilmente contribuiscono al suo malessere e alla nascita prematura della bimba – il 23 agosto al settimo mese – che muore dopo pochi giorni. La piccola, che verrà chiamata Nina, sarà sepolta in una bara di vetro per dimostrare che era di pelle bianca. In seguito  l’attrice denuncerà i giornali per diffamazione, vincendo parzialmente la causa. Senza per questo riuscire a riprendersi mai totalmente.

Anche il matrimonio con Gary, già in crisi, non superò la dura prova di questa diffamazione. Si venne poi a sapere che la bambina era probabilmente frutto della relazione che ebbe l’attrice – in Messico mentre girava “Macho Callahan” – con il rivoluzionario Carlos Ornelas Navarra. [xiv] Sempre in Messico ebbe una breve storia con lo scrittore messicano Carlos Fuentes, che gli ispirò il romanzo del 1994 “Diana: la dea che caccia da sola“. [xv]

Joan

In seguito si sposò altre due volte, con Dennis Berry e con Ahmed Hasni, senza ritrovare la serenità ormai perduta. Alcool e psicofarmaci cominciano a segnare irrimediabilmente il suo corpo e la sua mente. Si dice che all’approssimarsi dell’anniversario della morte di Nina raggiungesse il massimo della depressione e che, più d’una volta, tentasse il suicidio.

Continuò a lavorare, e a vivere, solo in Europa, partecipando fra l’altro, a fianco di Gian Maria Volonté, al film di Yves Boisset “L’attentat”, ispirato alla storia del rivoluzionario marocchino Ben Barka, esponente di punta del movimento terzomondista rapito e ucciso a Parigi dai servizi marocchini con la complicità di quelli francesi.

Il 30 agosto del 1989 esce di casa nel cuore della notte. Il suo corpo verrà ritrovato solo il 9 settembre, sdraiato sul sedile posteriore della sua auto. La morte risale a dieci giorni prima, causata da un’ overdose di barbiturici e di alcool. Le trovano in mano un biglietto indirizzato al figlio Diego: “Perdonami, non ce la faccio più a combattere contro i miei nervi”.

“Sulla morte dell’attrice perseguitata è rimasta un’ombra di mistero, ed è nel dossier della polizia di Parigi, secondo cui nel corpo di Jean Seberg, al momento della morte, c’era così tanto alcol che non avrebbe mai potuto raggiungere l’auto da sola. Auto in cui non c’era nessuna bottiglia. Forse, non era sola. Forse, non si è uccisa.” [xvi]  Così Debora Attanasio in “Marie Claire” del 29.07.2019.

Sia l’ex marito Gary (suicida a sua volta solo un anno dopo) che il loro figlio Diego accuseranno i servizi statunitensi di averla quantomeno indotta al suicidio.

Roman e Diego Gary ai funerali di Jean

Dopo la sua morte è stato fatto molto, non solo negli Usa, per cancellarne la memoria, per sminuirne le qualità attoriali, dopo averne distrutto quelle umane.

Eppure alcune sue partecipazioni appaiono ancora oggi coraggiose e talentuose, non solo quelle dei film di maggior successo commerciale, o quelle legate ai suoi esordi francesi e alla Nouvelle Vogue.

Significative al riguardo le partecipazioni a film come “Ondata di calore” di Nelo Risi; o il suo ultimo lavoro, “Le bleu des origines” di Philippe Garrel, con Nico e Zouzou.

Si racconta che il film che Jean Seberg amava maggiormente, fra quelli da lei interpretati, fosse “Lilith – la dea dell’amore” con Warren Betty, Peter Fonda, Gene Hackman, Kim Hunter. Questo film di Robert Rossen, reduce dal grande successo di “Lo spaccone” con Paul Newman, vede Jane Seberg interpretare una paziente schizofrenica in una clinica per malattie mentali, “una donna al limite del divino, dell’etereo, dell’indescrivibile, dotata di quel misterioso sentire che (…) le consente di confessare d’essere di tale buon umore “because i’m mad!”, “perché sono pazza!”. (Salvatore Insanna su “Taxidrivers.it”, 2670972011) [xvii].

Scrive Paolo Mereghetti: “Rossen, al suo ultimo e miglior film, esplora i labili confini tra passione e follia, evitando sia il moralismo che gli effetti patetici. Un melodramma lucido e disperato (…) ai tempi violentemente rifiutato in patria e accolto con entusiasmo in Francia. (…) Il personaggio della folle innocente e funesta è ideale per la Seberg, che stenterà, in seguito, a trovare parti altrettanto belle.” [xviii]

Jean Seberg fu seppellita a Parigi, nel cimitero di Montparnasse, accompagnata fra gli altri da Sartre e Simone De Beauvoir.

 

Seberg, il film

Nel 2019 il giovane regista australiano Benedict Andrews gira un film con Kristen Stewart, raccontando la Seberg proprio negli anni culmine della sua persecuzione da parte dell’FBI: “Seberg” (“Seberg – nel mirino”, in italiano), che partecipò fuori concorso alla 76 Mostra cinematografica di Venezia [xix]

Nel 2010, l’Orpheum Teatre, nella città natale di Jean dove fu proiettata la prima di Saint Joan, chiuso negli anni precedenti a causa della concorrenza di una vicina multisala, è stato riaperto come struttura comunitaria polivalente da un gruppo di residenti che, riuniti in una associazione non-profit, lo avevano acquistato e ristrutturato. Il teatro porta avanti varie iniziative per ricordare Jean Seberg, fra cui un festival cinematografico a lei dedicato: http://Jean Seberg International Film Festival

https://docublogger.typepad.com/seberg/

pagina facebook

https://www.youtube.com/watch?v=g_oQLUQsujw

 

NOTE

[i] https://www.infodata.ilsole24ore.com/2020/06/09/45166/

[ii] Nation Association for the Advancement of Colored People   https://hmn.wiki/it/National_Association_for_the_Advancement_of_Colored_People https://www.lastampa.it/esteri/2015/11/26/news/naacp-l-organismo-per-i-diritti-civili-piu-antico-1.37452489/

[iii] “COINTELPRO (acronimo di Counter Intelligence Program) era un programma di infiltrazione e controspionaggio interno dell’FBI, in parte illegale, attivo formalmente tra il 1956 e il 1971. Il programma prevedeva azioni di sorveglianza, infiltrazione, discredito e smantellamento nei confronti di organizzazioni politiche attive negli Stati Uniti. Gli archivi dell’FBI confermano che obiettivi del programma erano sia gruppi che singole persone considerate “sovversive”, tra i quali organizzazioni femministe,  il Partito Comunista degli Stati Uniti d’America, gli oppositori alla guerra del Vietnam, attivisti dei movimenti per i diritti civili e del Black power (come per esempio Martin Luther King Jr., la Nation of Islam e il Black Panther Party), gruppi  ambientalisti  e animalisti, l’American Indian Movement (AIM) e altri movimenti indipendentisti (come il movimento portoricano degli Young Lords) e tutta una serie di organizzazioni facenti capo in genere alla New Left.”   “L’operato del COINTELPRO rimase segreto fino al 1971, quando un’incursione di un gruppo autoproclamatosi “Citizens Committee to Investigate the FBI” (“Comitato di cittadini per investigare sull’FBI”) in un ufficio dell’FBI stessa fece sì che numerosi documenti riservati arrivassero agli organi di stampa” (da wikipedia)

Londres 1956

[iv] https://www.lavocedellelotte.it/2017/06/12/fbi-una-breve-storia/

[v]Più o meno sapevamo tutti che J. Edgar Hoover, mitico direttore dell’ altrettanto mitico Fbi, è stato un acceso reazionario, un uomo eccentrico, un tipo non esattamente favorevole ai negri, agli omosessuali, agli ebrei e alle donne. Adesso,  possiamo dire che J. Edgar Hoover è stato molto di più, e di peggio: un fascista paranoico, un ricattatore di presidenti a sua volta ricattato dalla mafia “ scriveva il non certo estremista Corrado Augias su La Repubblica del  16 marzo 1993:   https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/03/16/fbi-una-carogna-di-nome.html                                                                         

https://archivio.unita.news/assets/main/1988/04/24/page_019.pdf

[vi]  CHAOS (300.000 attivisti del movimento studentesco messi sotto sorveglianza), MERRIMAC (infiltrazione del movimento contro la guerra in Vietnam) e RESISTANCE (schedatura degli studenti universitari dissidenti) https://www.huffingtonpost.it/daniele-scalea/datagate-tutto-comincio-in-una-camera-nera_b_4163489.html          https://it.wikipedia.org/wiki/Operazione_Chaos

[vii] Pratica mai cessata, d’altronde, come ben sappiamo: https://lists.peacelink.it/pace/2003/11/msg00202.html

[viii] http://www.retididedalus.it/Archivi/2010/luglio/SPAZIO_LIBERO/3_rock.htm

[ix] https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Church

[x] https://it.wikipedia.org/wiki/Pantere_Nere

Godard, Belmondo, Seberg

[xi] https://en.wikipedia.org/wiki/Free_Breakfast_for_Children

[xii] https://en.wikipedia.org/wiki/Hakim_Jamal

[xiii] https://contropiano.org/news/cultura-news/2020/08/31/anniversari-jean-seberg-vita-distrutta-fbi-0131214

[xiv] Le relazioni dell’attrice fuori dal matrimonio non furono mai del tutto segrete. Si racconta che Gary sfidò a duello Clint Eastwood, con cui Jean ebbe una storia mentre giravano “La ballata della città senza nome”. Sfida che Eastwood non accolse.

[xv] https://mvl-monteverdelegge.blogspot.com/2015/01/storia-di-jean-seberg-la-diva-suicidata.html

[xvi] Jean Seberg e Black Panther il mistero che la condannò (marieclaire.it)

[xvii] https://www.taxidrivers.it/20776/rubriche/lilith-la-dea-dellaltro-amore.html

[xviii] Lilith, la dea dell’amore, in Dizionario dei film 1998, Baldini e Castoldi

[xix] https://www.cinematographe.it/recensioni/seberg-recensione-film/

Per approfondire:

– sui movimenti in USA negli anni 60 e 70 ecco alcune cose in qui in Bottega:

Silvia Baraldini su Black Panthers

George Jackson scrive ad Angela Davis

https://www.labottegadelbarbieri.org/tanti-modi-per-uccidere-un-negro/

https://www.labottegadelbarbieri.org/panther-mario-van-peebles/

https://www.labottegadelbarbieri.org/eldridge-cleaver-un-mito-del-68-da-rivedere/

Fonti e link

roberto cochis su vanilla magazine

forrest_gump (wordpress.com)

https://movieplayer.it/film/seberg-nel-mirino_49140/

https://en.wikipedia.org/wiki/Raymond_Hewitt

https://it.wikipedia.org/wiki/Romain_Gary

https://it.frwiki.wiki/wiki/Alexandre_Diego_Gary

Alexandre Diego Gary -S. ou L’ esperance de vie   Gallimard Editions, 2009

https://www.aarclibrary.org/publib/church/reports/vol6/contents.htm

https://www.history.com/news/free-school-breakfast-black-panther-party

https://en.wikipedia.org/wiki/Free_Breakfast_for_Children

https://mvl-monteverdelegge.blogspot.com/2015/01/storia-di-jean-seberg-la-diva-suicidata.html

in memoriam

https://www.youtube.com/watch?v=etyUs23vOUA

 

 

 

Benigno Moi

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