‘68, Messico: dalle lotte studentesche al massacro di Tlatelolco

Recensione al libro di Paco Ignacio Taibo II, tradotto per la prima volta in italiano e pubblicato dalla casa editrice Mimesis.

di David Lifodi

Il 2 ottobre 1968 è la data universalmente riconosciuta in tutto il mondo come la strage di Tlatelolco. Ruota intorno alla repressione del governo messicano pianificata dal presidente Gustavo Díaz Ordaz, soprannominato in senso dispregiativo hocicón, “boccaccia”, il racconto di Paco Ignacio Taibo II, che nel suo ‘68. Città del Messico: dalle lotte studentesche al massacro di Tlatelolco, ripercorre gli oltre tre mesi in cui studenti medi e universitari riuscirono a tenere in scacco il potere sostenendo uno sciopero a tempo indeterminato.

Tradotto per la prima volta in italiano e pubblicato dalla casa editrice Mimesis per la collana Le carte della memoria, impreziosito dal prologo della grande scrittrice messicana Elena Poniatowska e dalla prefazione all’edizione italiana di Gianni Minà, il libro è composto da brevi o brevissimi capitoletti frutto dei tanti appunti presi da Paco Ignacio Taibo II sul movimento del ‘68 in Messico in qualità di membro della Commissione sciopero nella facoltà di Scienze politiche.

Autocritico e dotato di una spiccata quanto gradevole autoironia, Paco Ignacio Taibo II narra in prima persona tutto ciò che ha vissuto durante quei mesi in cui sembrava davvero che Gustavo Díaz Ordaz potesse capitolare. Dieci giorni prima dell’inizio dei giochi olimpici messicani ci avrebbe pensato il battaglione Olimpia a dare il segnale affinché l’esercito sparasse sull’ennesima manifestazione convocata dagli studenti, in piazza delle Tre Culture, e, successivamente, il lavoro sporco fu terminato dagli aerei militari che gettarono nel Golfo del Messico i cadaveri dei manifestanti uccisi. I morti furono oltre duecento e centinaia gli arresti. Si trattò della batosta finale per un movimento che, a seguito di ogni repressione, fino ad allora era sempre riuscito a rinascere.

Nel mezzo a tutto questo Paco Ignacio Taibo II ripercorre la sua maturazione politica e lo fa tramite uno stile e attraverso esperienze che ricordano il sup Galeano, l’ex subcomandante Marcos che, al suo arrivò in Chiapas, capì rapidamente come lui e il suo piccolo gruppo di ribelli non potessero rappresentare l’avanguardia della rivoluzione, bensì comprendere i meccanismi delle comunità indigene. Allo stesso modo, Paco Ignacio Taibo II, che fin da giovanissimo partecipava alle attività di alfabetizzazione degli operai, intuì rapidamente come fosse più utile far conoscere loro la letteratura piuttosto che gli opuscoli di Lenin.

Il movimento studentesco, spesso rimasto ancorato a rivendicazioni sacrosante, ma corporative, secondo lo scrittore di origini asturiane avrebbe dovuto aprirsi all’esterno: ad esempio lui e i suoi compagni sapevano ben poco, fino ad allora, del sindacalista leader dei ferrovieri Demetrio Vallejo, chiuso in carcere. Superata la fase in cui si sentiva «straniero rispetto al paese e alla Storia», Paco Ignacio Taibo II diventa uno dei protagonisti delle brigate che organizzavano comizi volanti spingendosi dalla città universitaria fino ai quartieri più remoti di Città del Messico e dei barattolisti che raccoglievano fondi per il movimento studentesco in recipienti dipinti di rosso e nero, simbolo delle loro istanze libertarie.

Le brigate esplorano la capitale e tutto il paese, scoprono che ci sono dei principi per cui lottare, ma anche un governo corrotto e aggressivo. Inoltre, come spesso ricorda l’autore, pesavano le divisioni all’interno del movimento, ma, come sottolinea Elena Poniatowska, Paco Ignacio Taibo II si era reso conto di vivere in una «società priva di ossigeno». È per questo che Paco diventa un oratore di strada nei quartieri e nelle fabbriche, conosce il Messico profondo, denuncia i sindacati gialli e si fa guidare dal suo spirito di «umanista generoso e libertario».

Impossibile raccontare i mille aneddoti, le storie e i racconti descritti da Paco: ognuno di questi si legge con il cuore in gola, pur essendo già a conoscenza dell’amaro epilogo, per cui, conclude lo stesso Taibo II, «oggi persino i bugiardi sanno la verità» sul massacro di Tlatelolco.

Corredato da molteplici epiloghi, scritti in occasione dei 25, 35, quasi 40 e 40 anni dopo il 1968, Paco non si sente un reduce, sottolinea i limiti di quell’esperienza, ma al tempo stesso ricorda quei giorni e quel movimento: «a partire da lì migliaia di noi si sono sparpagliati all’interno della società per costruire e collaborare a costruire movimenti democratici sindacali, agrari, universitari, popolari, culturali professionali».

68. Città del Messico: dalle lotte studentesche al massacro di Tlatelolco

di Paco Ignacio Taibo II

Mimesis Edizioni, 2021

Pagg. 148

Euro 14

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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