8 maggio (1968): Happy Mother’s Day

ripreso da Bizarre (*)

8 maggio 1968-69-70-71…

Happy Mother’s Day

David Peel (Peel, come buccia di banana…) con la sua band, The Lower East Side band, canta Happy Mother’s day, che sarà incluso nel suo primo album registrato dal vivo in strada Have a marjiuana del 1968.

Buona festa della mamma, buona festa della mamma, sono il tuo figlio scappato di casa, vivo sull’east side, sballato fisso, sempre fuori, son contento di non essere a casa

Una voce e dei volti non previsti irrompono in una Tv commerciale. Due scoppiatissimi fidanzati, Freemont Zappata e Marion, assieme ad altri attivisti, si sono appena impadroniti di una apparecchiatura con cui possono entrare nelle trasmissioni, dentro le programmazioni televisive ufficiali, interromperle, oscurarle per brevi periodi e sganciare potentissime pillole di provocazione culturale, appelli contro la guerra, contro il consumismo e per una vita ecologicamente sostenibile. Sabotare sorridendo. Gustare i momenti in cui la macchina della comunicazione omologata s’inceppa. Per farlo occorre una buona dose di sfrontatezza, coraggio, incoscienza, preparazione e una squadra sicura e affidabile. Ai protagonisti del film “Please Stand By” fa difetto solo l’ultima di queste cose. C’è una spia in mezzo al gruppo dei sabotatori culturali e i due vengono arrestati, processati e condannati. Ma, dopo una girandola di citazioni bislacche e parodistiche di altri film, di cronaca, letteratura e altro, un commando li libera e come nelle migliori tradizioni western di serie B, il film vede il saluto dell’eroe vestito di nero che si allontana a cavallo nel Bronx, mentre i suoi amici continuano l’attività di sabotaggio. I protagonisti di questa pellicola di Jack e Joanne Milton, presentata a New York il 17 novembre 1972, sono David Peel e Wendy Appel.

David Peel, straordinario, stralunato, strambo, stravolto, stradaiolo non-musicista nel film interpreta praticamente sé stesso, nel ruolo di elemento di disturbo di ogni convenzione, un’attitudine e una convinta scelta di vita che lo porterà a dare il suo ritmo irriverente, chiassoso e ribelle alla New York controculturale della seconda metà degli anni Sessanta, passando poi per il Punk sino ad Occupy Wall Street allo Zuccotti Park e in decine di altre situazioni di attivismo libertario e di invenzioni conflittuali contro l’establishment.

Felice festa del papà, felice festa del papà, sono il tuo figlio fuggito di casa, chiamami pure bastardo o puttana, sei fatto di plastica, schifosamente ricco. Buona festa della mamma, mamma, non dare una dannata ragione, per mandarmi nell’esercito dello zio sam”.

David Peel aveva 26 anni nel 1968, quando era stato contattato dalla prestigiosa e attenta casa discografica EleKtra, affiliata all’Atlantic/Warner quella che aveva sotto contratto i Doors, Mike Bloonfield e la Butterfield Blues Band, Tim Buckley, Phil Ochs, i Love e poi MC5 e Stooges. È una casa discografica che sa captare le onde delle nuove tendenze musicali e sa riconoscere le figure che possono far crescere situazioni comunitarie e condivisioni. Nata con un orientamento folk, si è aperta alla psichedelia, al rock più duro e alla musica di protesta. Non aveva avuto difficoltà a inserire tra i propri musicisti anche Josh White, afroamericano attivista per i diritti civili finito per questo nella lista nera della Commissione McCarthy.

David Peel, cantava in strada, sguaiatamente, con strumenti essenziali, con ritornelli assurdi, versi provocatori e vocalizzi improbabili. Cantava accompagnato da altri non-musicisti, addetti a cori improvvisati e sempre diversi. Al momento dell’accettazione del contratto aveva fatto una sola, semplice richiesta: che l’album fosse interamente suonato dal vivo e in strada. Che i testi e la forma fossero intoccabili l’aveva dato per scontato. L’Elektra accettò tutto, compreso il titolo dell’album Have a Marijuana.

festa della mamma, buona festa del papà, sono tuo figlio, sono in fuga, non dare mai una dannata ragione per mandarmi nell’esercito dallo zio sam, felice festa del papà madre, felice festa della mamma, padre, felice madre, padre, felice festa del papà, mamma…”

David Peel, portoricano di New York, cioè nuyoricano di Alphabet City, Lower East Side (Loisaida nella poesia di strada) era nato da Angel Perez, lavoratore in un ristorante e Hester Rosario, di cui portava il cognome. Il suo nome reale era David Michael Rosario, ma tutti lo conoscevano con il nomignolo di Peel, uno che si fumava di tutto, comprese le bucce di banane essiccate come sulla costa ovest aveva insegnato il giornale underground Berkeley Barb, che aveva ripreso la leggenda metropolitana lanciata da Country Joe McDonald and the Fish e poi diventata un brano di successo, Mellow Yellow di Donovan.

David Peel raduna la sua tribù urbana, che ha orgogliosamente il nome del quartiere in cui tutti loro vivono, quartiere storico di immigrati, da fine Ottocento, ebrei dell’Est europeo, irlandesi, italiani e poi latinoamericani, portoricani in particolare. I musicisti della Lower East Side (che all’inizio si chiamavano Yellow Banana) suonano percussioni, tamburelli, e c’è una chitarra a dodici corde e a volte una seconda chitarra. Ci sono soprattutto suoni da festa di strada.

Julian Cope, sciamanico musicista e scrittore inglese descrive così l’album: “Have a Marijuana ha catturato David Peel e il suo gruppo di supporto, The Lower East Side dal vivo in un disco folk’n’freak-out semplice, divertente e intensamente appassionato. Sebbene la copertina affermi che era ‘ Registrato dal vivo sulle strade di New York’ per l’esiguità degli applausi, suona più come se il procedimento fosse stato preso a Washington Square Park (o in armonia con la località del nome del gruppo, più a est a Tompkins Square Park). A causa dei toni incitanti e del soggetto delle loro canzoni, sembra altamente dubbio che il dipartimento di polizia di New York City avrebbe acconsentito a far sì che alcuni cantastorie problematici barricassero un intero isolato di Avenue A per registrare un album degno di canti anarchici con titoli come “Here Comes A Cop”, “Show Me The Way To Get Stoned” o “I Like Marijuana”.

Sicuramente Here Comes A Cop è un avviso diverso da Here Comes the Sun dei Beatles e le marcette sono ben diverse da quelle cantate da Ringo Starr, ma sembrano un tributo rovesciato, mentre si può avvertire il sapore, meno intellettuale, delle composizioni dei Fugs di Ed Sanders e Tuli Kupferberg e dell’altra band contemporanea, psich-noise The Godz. Persino echi dei Mothers of Invention di Frank Zappa.

Ogni testo dell’album è una sguaiata sciabolata al sentire comune medio, che stigmatizza l’uso di marijuana ma non storce il naso davanti ai bombardamenti americani in Vietnam, o davanti all’uso del napalm che brucia tutto e tutti. David Peel era stato soldato per due anni, mandato a fare esercitazioni in Alaska…

La musica della band è un inno all’estraneità a quel mondo che costruisce il suo futuro sulle macerie delle vite altrui. Sono canzoni facili da cantare in coro, alle feste o alle manifestazioni, sono un incoraggiamento per chi brucia la cartolina di chiamata alle armi e di chi diventa fuggiasco. Ma parlano anche della vita comunitaria del quartiere, di comportamenti sessuali liberi e non eterodossi. E poi quel titolo: Mother, where is my father?

L’album non ha un grande successo di vendita, nessuno si aspettava che potesse fare il botto, ma sicuramente le vendite non furono per niente trascurabili. Qualche anno dopo, John Lennon, che produrrà il suo terzo album , il censuratissimo The Pope smokes dope, e con cui apparirà in uno show televisivo e al concerto per la liberazione di John Sinclair (MC5 e White Panthers) nel suo brano New York City canta del suo incontro con il cantante, mentre aspettava l’arrivo di Jerry Rubin: “io e Yoko Ono / stavamo aspettando che Jerry arrivasse/ arriva un uomo con una chitarra in mano / Canta “fuma , se puoi” / Il suo nome era David Peel / Scoprivamo che era una persona reale / cantava “Il papa fuma droga ogni giorno” / Un poliziotto ci ha spinto per strada / mentre lui cantava “Power to the people today”.

buona festa della mamma buona festa della mamma, sono tuo figlio, sono un fuggiasco che vive sul east side, mi sballo sempre, son sempre fuori, sempre sballato sono contento di non essere a casa (David Peel: Happy Mother’s Day)

David Peel: Happy Mother’s Day https://www.youtube.com/watch?v=X9OYmLhR2K8

(*) www.bizarrecagliari.com ovvero «Storie della Beat Generation, della Controcultura e altro»: da gennaio racconta OGNI GIORNO vicende, persone, movimenti che il pensiero cloroformizzato e sua cugina pigrizia preferiscono cancellare.

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

 

La Bottega del Barbieri

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