8 tesi sulla letteratura ovvero 8 tesi sulla fantascienza

di Mauro Antonio Miglieruolo

La letteratura è incontro tra cultura, fantasia e scienza. Il fine è produrre realtà, la conoscenza di questa nostra realtà e aprire la strada a conoscenze scientifiche sul mondo.

In quanto rappresentazione ed estensione del reale, la letteratura utilizza l’intero materiale che la realtà contiene, che essa stessa ha immesso, incluse le suggestioni che le rotture scientifiche-tecnologiche producono nella psicologia collettiva e che essa elabora appunto come letteratura. Le forme di tali suggestioni, date dalle forme che la scienza assume entrando nella vita quotidiana e nella produzione, costituiscono uno stimolo per gli operatori scientifici alla ricerca di nuove vie per la espansione delle conoscenze, in subordine alle istanze che, nel modo di produzione capitalistico, derivano dalle esigenze dell’accumulazione.

Parte dell’ideologia della letteratura – nella forma specifica assunta nel Novecento: la Fantascienza – è costruita per rendere possibile l’incontro, occultandolo. Occorre che lo scambio non compaia per poter aver luogo. La letteratura essendo invenzione sull’inventato (il reale); la scienza invenzione sull’inventabile (invenzione aleatoria: un eterno gatto di Schrodinger), la dichiarazione esplicita del rapporto apparirebbe (come appare) incredibile, produrrebbe inefficacia. Occorre che gli scienziati credano di aver a che fare con un oggetto irreale, persino innocuo, per lasciarsi penetrare da alcuni di quei suggerimenti. È probabilmente questa la causa strutturale del perdurante carattere dilettantesco dell’approccio alla scienza degli scrittori di fantascienza. L’uso della scienza-tecnologia come pretesto per la creazione di storie e subordinazione della scienza alla necessità della storia narrata, determina la sottovalutazione della necessità di esporre con precisione la caratteristiche e implicazioni delle teorie scientifiche; disattivando le possibili resistenze dei ricercatori a messaggi che si presentano come giochi, fantasticherie, persino arbìtri (esempio: la astronavi mastodontiche di A. E. Van Vogt) ai quali non è necessario né opportuno opporre resistenze. Il “messaggio” fantascientifico allora, anche se in contrasto con le tendenze scientifiche del momento, entra più facilmente nell’inconscio del ricercatore, e lì lavora. La Fantascienza anche per questo ha dunque necessità di entrare tangenzialmente nella logica del discorso scientifico, per non poter (e dover) essere conseguente alla (soffocante) definizione che si è data e per approdare agevolmente a quel piano didattico-ludico senza il quale non verrebbe seguita. Con analoga logica, la scienza espunge a sua volta la fantasia come componente essenziale al suo processo costitutivo, ignorando che senza la spinta dinamica del fantasticare degli scrittori, troverebbe maggiori difficoltà per mantenere le promesse che quotidianamente formula. Una doppia dissimulazione dunque, da parte della Scienza e da parte della Fantascienza.

Il ruolo di occultamento è coadiuvato oltre che dalla forma stessa del narrato, dalla critica letteraria, senza la quale non vi sarebbe risonanza di là dai lettori e minor consapevolezza negli operatori. L’invisibilità relativa del carattere universale della Fantascienza, l’effettivo suo essere spina dorsale della letteratura, nasce appunto dalla doppia dissimulazione di cui sopra, e dal lavoro dei critici che evitano accuratamente di entrare in tale problematica.

L’imposizione alla letteratura del nome Fantascienza, per il quanto di programmatico che esso contiene, esplicitando il simulato, dissimula l’essenza sua (dissimulazione al quadrato): è farla diventare genere, mentre è il filone principale, il vero mainstream. Una radicale inversione dei ruoli: la Fantascienza, tradizione principale letteraria, diventa un genere, viene diminuita; mentre la tradizione subordinata, che solo negli ultimi due secoli ha assunto carattere di prevalenza, diventa la Letteratura.

Esiste un ambito specifico che appartiene alla Fantascienza, il ruolo che ha svolto e che in parte ne ha ispirato il sorgere e lo sviluppo: portare le masse contadine, la cui mentalità era ferma al Medioevo, nel pieno del Novecento. Uguale funzione è stata svolta nei confronti delle masse piccolo borghesi, ancora legate a un’ideologia ottocentesca (di collaborazione con la proprietà, non di subordinazione alla proprietà). Di là da quest’ambito, le peculiarità della Fantascienza sono le stesse di ogni altra forma letteraria. L’anticipazione, ad esempio, per la quale la si è voluta valorizzare. Si tratta di una caratteristica saliente che appartiene alle forme artistiche. Anticipazione: esplicitazione di sogni e aspirazioni, insieme a visioni, speranze e progetti, che nel XX secolo (vedi Fantascienza) diventano progetti di ingegneria sociale. Diventano utopie e pratica dell’utopia. Diventano esplicita denuncia dello sfruttamento, dell’ingiustizia e dell’anarchia produttiva. Diventano attività ludica e capacità di parlare agli uomini dei loro bisogni, dei loro umori ed amori, di ciò che sarà domani. Prima dell’accelerazione dello sviluppo tecnico scientifico la concezione dominante prevedeva l’eterno ritorno alla realtà di ieri. La rottura ininterrotta delle condizioni sociali dell’assoggettamento costringe a pensare la “differenza”, la possibilità che il domani non sia uguale all’ieri. La scienza costringe la letteratura ad assumersi l’onere di narrare questa novità, di renderle comprensibile, di portarla nel discorso quotidiano. Ecco allora la letteratura cambiare aspetto (non forma, il discorso sulla forma ci porterebbe lontano). E indossare nuove vesti (anche questo era sempre successo) e chissà perché (fenomeno tutto da indagare) un nuovo nome. Da qui il grande equivoco. La Fantascienza contrapposta alla letteratura, della quale NON È TIMIDA ANCELLA, MA LA LEGITTIMA CONTINUAZIONE. LA FANTASCIENZA È LETTERATURA ED È LA LETTERATURA A TUTTI GLI EFFETTI.

Dobbiamo di converso notare che è il così detto mainstream a chiudersi in un ghetto, costruito sulle crisi esistenziali di soggetti socialmente marginali (marginali rispetto ai grandi eventi che hanno caratterizzato il Novecento) e di chiusura nel più piatto quotidiano; senza in effetti dar conto dell’essenza del secolo trascorso (e anche nell’attuale): il cambiamento. I protagonisti della letteratura corrente sono incambiabili, non hanno futuro, nessuna prospettiva. Il Novecento lo patiscono, non lo interpretano. Continuano a essere soggetti, non protagonisti, vittime, non possibili padroni del proprio destino. I piccoli e stereotipati attori della Fantascienza offrono invece non solo la rappresentazione piena del proprio secolo attraverso lo scenario vasto del cambiamento sociale che interpretano; producono anche la valorizzazione del patrimonio tecnico-scientifico, la cui essenza è quel cambiamento che ininterrottamente sconvolge la realtà. Realizzando nel contempo la valorizzazione dell’oggi del quale esplicitano sia le tendenze che le possibilità, proiettandole sul domani. Ha mai fatto altro il cosiddetto mainstream? (nome che assume sempre più la caratteristica dell’usurpazione).

Il quadro dentro cui si tenta di immettere la Fantascienza che per altro nasce spontaneamente fuori dall’accademia (peccato imperdonabile) costituisce il modo con il quale l’arte più propriamente e grettamente borghese, cancella la concorrenza: l’arte (borghese) che manifesta carenze immaginative, di astrazione, che insomma non crea la distanza tra sé e l’oggetto di cui tratta, quest’arte deve negare, marginalizzare e gettare il ridicolo (di là dai suoi demeriti) sulla Fantascienza. La tendenza globale del Capitalismo essendo la cancellazione della concorrenza (monopoli, finanziarizzazione, leggi a favore dello sviluppo della grande impresa, tendenza particolarmente forte in Italia) è naturale che dunque non abbia nulla di serio da dire sul suo nemico. Dunque, nulla di cui meravigliarsi.

LE IMMAGINI – scelte dalla bottega – sono di KAREL THOLE e JACEK YERKA.

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

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