A proposito di Cesare Lombroso

Una recensione di Marco D’Eramo (*) e il programma dell’incontro «Global Lombroso?» che si terrà a Roma il 13 maggio

Poiché l’eccessiva continenza produce un «ubriacamento spermatico», è con la masturbazione che «si supplisce dal barbaro alla venere mancata». Ancora prima delle dottrine, nel mondo di Cesare Lombroso (1835-1909) colpisce il linguaggio:

la carità ospedaliera «non deve bilicarsi sull’ipocrita pietà oligarchica». Carità per altro «incerta spesso, più spesso falsa e spigolistra, e sempre avvilente». Nell’«umida e bigia miseria» gli uomini bruti «barbugliano, grugniscono e s’accosciano sbadati tra gli apatici congiunti». Certi spettacoli ti sollevano «dalla spigliata acerbità del dolore».
Primo a balzare agli occhi è l’accostamento di registri dissonanti: a un concetto morale si giustappone un termine chimico: il genio fa «sperpero dei fosfati», mentre l’altruismo, altro non è che «un’ipertrofia dell’affetto», un’anomalia che spiega come mai gli anarchici sono «criminali per altruismo», ovvero «assassini filantropi». Compendia in sé quest’accostamento la «statistica morale» («assai bene denominata, ora, fisica sociale»).
Già nel lessico si legge così quella che fu la grande ambizione di Lombroso e del materialismo ottocentesco: spiegare, o almeno descrivere, tutti i fenomeni psichici, affettivi, sociali, in termini di pura materialità (o per lo meno di quella che allora era considerata tale). Un materialismo naif per cui Jakob Moleschott (venerato da Lombroso come maestro) affermava che «i pensieri si comportano col cervello come l’orina coi reni, la bile col fegato».
Tutto deve fare capo a una quantità misurabile per quanto improbabile essa sia: la follia risponderà a misure craniche, la delinquenza ai lobi frontali, via via fino all’anima che, «pur riducendosi a una materia fluidica, … continua ad appartenere al mondo della materia». È il progresso a rendere possibile questa riduzione del tutto alla materia. Come «le leggi sulle onde di Herz spiegano in gran parte la telepatia, così le nuove scoperte di proprietà radioattive di alcuni metalli, il radium in ispecie, … annullano l’obiezione più grande che lo scienziato doveva opporre alle manifestazioni spiritiche misteriose». Il progresso si attua attraverso una panoplia di strumenti e tecniche, come l’algometria elettrica, il craniometro o il sitoforo, oppure il pletismografo del Mosso che «può farci scendere nei penetrali dell’uomo».
Ma, appunto, nella stessa materia si nasconde un grumo opaco che resiste a ogni progresso, che riemerge anche tra i più civili, e questa irriducibilità naturale è quella dell’istinto, del selvaggio, dell’atavismo, tre parole chiave in Lombroso. «Gli istinti primitivi, scancellati dalla civiltà, possono ripullulare in un solo individuo». Se il criminale è un selvaggio, il selvaggio è esplicitamente un fossile: «l’Ottentotto è per gli uomini come il cammello pei ruminanti, una specie di fossile vivo». L’atavismo spiega tutto, dal tatuaggio alla longevità dei geni ai delitti sessuali, perché rivela il selvaggio che è in noi: ci sono «classi umane che, come i bassifondi marini» hanno in comune con i popoli primitivi «la stessa violenza delle passioni, la stessa torpida sensibilità, la stessa puerile vanità, il lungo ozio e nelle meretrici la nudità».
È dal riaffiorare degli istinti primigeni che il criminologo individua senza fallo le diverse forme di delinquenti. «Negli stupratori, quasi sempre, l’occhio è scintillante, la fisionomia delicata, le labbra tumide…». Negli incendiari si osserva «la morbidezza della cute, l’abbondanza de’ capelli, lisci e discriminati a guisa di donna». Mentre «gli omicidi abituali hanno lo sguardo vitreo, freddo, immobile… il naso spesso aquilino… robuste le mandibole, lunghi gli orecchi…».
Ma se la criminalità di un individuo dipende dalla forma del suo viso, essa sarà un destino ineluttabile. La follia diventa incurabile, la delinquenza ineliminabile, una piaga sociale che si può solo alleviare. Dietro l’ottimismo del progresso si cela il pessimismo determinista, il fatalismo alla Wilfredo Pareto. E non è questa la sola coppia di contrari a convivere nel mondo di Lombroso. Crimine e follia esercitano su di lui una tremenda attrazione-repulsione: il delitto «favorisce immense innovazioni». Così «i pionieri d’Australia e d’America erano criminali nati, utilizzati dall’umanità per creare nuovi mondi». E il genio si dimostra essere una «vera psicosi degenerativa della famiglia delle follie morali». Non c’è grandezza per Lombroso senza qualche follia, tanto è vero che quando egli descrive l’uomo perfetto, costui si rivela di una noia e di un grigiore insopportabili.
Eccoci all’ultimo ossimoro lombrosiano: la spregiudicatezza straripante di pregiudizi. Per spregiudicatezza si converte allo spiritismo e studia le urine prima e dopo le sedute medianiche. Spregiudicato afferma: «La condizione prima perché un atto sia antisociale, vale a dire un delitto, è che esso sia opera di una minoranza. Quando la maggioranza lo approva, esso diventa un’azione morale». Ma dietro il pensatore spregiudicato fa capolino il piccolo borghese italiano con i suoi pregiudizi e la loro sicumera. Lombroso pensa ai selvaggi proprio come Emilio Salgari. Egli sa con certezza che «il gergo dei Tug presenta una completa analogia ideologica con i nostri gerghi (della camorra)». Nulla lo rivela meglio del discorso sulla donna: «la donna normale ha molti caratteri che l’avvicinano al selvaggio, al fanciullo e quindi al criminale». Una volta la donna è simile al selvaggio perché essa è «naturalmente e organicamente monogama e frigida», vista la sua «ottusità dolorifica» e il suo prendere «così poca parte ai piaceri dell’amore». Altrove, «la femmina, più debole e più appassionata degli uomini, ha più bisogno dell’appoggio e del freno della famiglia per reggersi nel retto sentiero, da cui la devia più facilmente che negli uomini la sempre aperta e lubrica strada del meretricio».
La duplicità è però la caratteristica del secondo ‘800, un’epoca che Lombroso esprime con entusiasmo. Forse così si spiega perché egli fu l’intellettuale italiano più famoso all’estero (oggi il sociologo italiano più tradotto e venduto in Francia è Francesco Alberoni). Se in psichiatria fu sconfitto, Lombroso vinse nel senso comune. Una prova estrema sono i leghisti che vogliono misurare i piedi degli immigrati. Ma gli scienziati che si ostinano a cercare il gene della genialità o dell’omosessualità, non fanno altro che tradurre in termini di Dna le irrise misure craniche. Agli epigoni di oggi manca però quel fervore, quell’affrontare di petto i grandi problemi (materia o spirito? criminalità naturale o acquisita?). Oggi quest’irruenza diretta è sostituita da un’ipocrisia vestita da coscienza infelice, dal sapere del sapere, cosicché si prova quasi una sorta d’invidia per un uomo che poteva cercare, senza tema di apparire ridicolo, «quei tubetti misteriosi donde irraggia il pensiero».

Cesare Lombroso, «Delitto, genio, follia. Scritti scelti» a cura di Delia Frigessi, Ferruccio Giacaneli, Luisa Mangoni, Torino, Bollati Boringhieri, 1995. Pagine 974, lire120.000.

(*) Ringrazio Marco D’Eramo per avermi consentito di riproporre questa vecchia recensione che mi sembra un’utile introduzione a una giornata di studi che si terrà a Roma il 13 maggio. Qui di seguito il programma.

Università degli studi Roma Tre-Osservatorio sul razzismo e le diversità, Universidade Federal da Bahia, Biblioteca di storia moderna e contemporanea, Società italiana delle storiche
Martedì 13 maggio 2014
alla Biblioteca di storia moderna e contemporanea
Palazzo Mattei di Giove – via Michelangelo Caetani, 32 – Roma
«Global Lombroso? Eredità e persistenze del discorso sulla “razza” nella costruzione delle scienze sociali»
Giornata di studi
Cesare Lombroso, all`anagrafe Ezechia Marco, è stato tra la fine dell`800 e l`inizio del “secolo breve” personaggio dalla popolarità internazionale con una significativa presenza in America Latina. Il “fenomeno Lombroso” è però avvolto da un’aura che contrasta apertamente con la fragilità del suo dispositivo teorico e intellettuale. Sconfessato già a pochi anni dalla sua scomparsa, quindi completamente delegittimato scientificamente, è sopravvissuto come esemplarità negativa. Assumendo Lombroso nel suo anacronismo, occorre fare i conti con le persistenze del suo pensiero soprattutto quando alcuni modelli interpretativi in molti ambiti sembrano riproporre tratti di determinismo biologico.
Ore 9.30 – saluti, Simonetta Buttò, direttrice della Biblioteca di storia moderna e contemporanea
Introducono: Francesco Pompeo, Università Roma Tre, «Riflessioni presentiste: scienza dell’anomalo e istituzione totale del sociale»
Livio Sansone, Ufba, «La galassia Lombroso, l’America del Sud e l’Africa»
ore 10.30 – Coordina e commenta Marco D`Eramo
Patrizia Guarnieri, università di Firenze, «Ma di quale Lombroso stavano e stiamo parlando? (dall’americanizzazione con o senza ritorno)»
Michele Nani, Isem-Cnr, Genova, «I selvaggi sotto casa. La “scuola lombrosiana” e le classi subalterne»
Laura Schettini, Società italiana delle storiche, «Incertezze di genere, scienza positivista e ambienti sociali a cavallo tra ‘800 e ‘900»
Pausa 13-14.30
ore 14.30 – Coordina e commenta Marina Forti
Anna Simone, Università di Roma Tre, «La donna prostituta e la donna normale. Il ritorno di Lombroso nella rappresentazione della sessualità»
Michela Fusaschi, Università di Roma Tre, «Genital Lombroso? Le “malattie delle donne” e l’immagine del corpo delle Altre»
Luca Tedesco, Università di Roma Tre, «La ricezione dell’antropologia di Cesare Lombroso e Giuseppe Sergi nei razzismi fascisti»
Gaia Giuliani, Università di Bologna, «Peopling or perish: leggere Lombroso in Australia dopo l’approvazione della White Australia Policy»
Andrea Priori, Università di Roma Tre, «“Tribù criminali”: Lombroso in India tra ragione coloniale e fascinazioni eugenetiche»
Info: oss.razzismo@uniroma3.it; b-stmo.info@beniculturali.it

Redazione
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3 commenti

  • Marco Pacifici

    so che mi riempirete di insulti, ma il Lombroso aveva perfettamente ragione:guardate il volto di alfano, di berlusca della fornero(fornetti dei campi di concentramento?), della cancellieri e di manganelli(nomen omen) di quel tipo che canta …mi pare si chiami pupo renzi… potete continuare voi…. co9n la Madia… preferisco non bestemmiare. buon primo di maggio Anarchico e Proletario. (sono stanco sono tanto stanco …Qualcuno volo’ sul nido del cuculo)

    • Perché dovrei riempirti di insulti se esprimi qualcosa che è nelle corde di tutti? il disgusto per questa classe dirigente che più si rinnova meglio manifesta il prorpio degrado morale.
      Posso al massimo invitarti a non lasciarti dominare da questi impulsi. In quanto uomini e in quanto uomini comunisti non dobbiamo, non possiamo dimenticare che dietro questi esseri che non riescono più a nascondere la loro propensione a delinquere purtuttavia continuano a esserci persone. Noi da una parte dobbiamo dare loro esempio perché non continuino a sbagliare; e dall’altra impedendo a loro di sbagliare in modo tale che i loro atti si riversino su di noi. Non disprezzarli né odiarli. Il male che fanno, sì, certo, rifiutarlo.
      Le teste che guidano le persone che fanno questo male non sono da bestemmiare (tagliare): una testa tagliata è una testa che non può più essere cambiata, diceva Mao.
      Questa è la nostra morale. La loro quella del Principe di Machiavelli.

  • Marco Pacifici

    ….Grazie MAM

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