Aforismi di Oscar Wilde – 12 (ultima puntata)

A cura di Mauro Antonio Miglieruolo

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Completata la sporca dozzina mi fermo. Il mare magnum delle possibilità offerte dalle parole di Oscar Wilde è tale che potrei proseguire per altrettante volte senza esaurire il serbatoio.

Rischio però di esaurire la pazienza dei lettori. Se non mi verrà chiesto altro, o riceverò proteste, resterò fermo qui. In attesa di tempi migliori.

Altrimenti preparerò una successiva serie.

Portrait of Oscar Wilde’, 1895. Wilde (1854-1900)- Photo by Print Collector/Getty Images

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Siamo demoni di noi stessi e rendiamo questo mondo il nostro inferno.

(OW)

 

Le vie d’uscita esistono. Vie diverse da quella più semplice d’affidarsi alla signora Morte. C’è tempo per quello. Ora è d’obbligo raccogliere il coraggio e munirsi della perseveranza necessaria a trovarle. Essendo carnefici di noi stessi, una soluzione è possibile. È possibile intimarci di smettere di esserlo.

 

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Il Paradiso è un dispotismo. Lì mi sentirò a casa.

(OW)

 

La mia casa è la libertà. In altre dimore non mi è possibile soggiornare. Altre non concepisco.

 

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La scienza non può mai afferrare l’irrazionale. Questo è il motivo per cui non ha futuro davanti a sé, in questo mondo.

(OW)

 

Mio Dio, e se avesse ragione?

Io però so di una scienza costruita appositamente per utilizzare quel poco di razionalità esistente nel mondo per cambiarlo: la Scienza della Storia, di Carlo Marx.

(Original Caption) Oscar Wilde (1856-1900), the Irish poet, wit and dramatist, is shown at the time of his arrival in America in 1882.

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Non possiamo andare dietro alle cose fino a raggiungere la realtà. Il motivo tremendo può essere sia l’assenza di una realtà dietro le cose, nulla dietro la loro apparenza.

(OW)

 

Antica saggezza orientale. Il cosiddetto ed orecchiato velo di Maya. Con una spalmata di nichilismo a far da cornice.

 

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Il mondo è semplicemente diviso in due classi – quelli che credono nell’incredibile, come il pubblico – e quelli che realizzano l’improbabile.

(OW)

 

Come i Bolscevichi, ad esempio. Che hanno realizzato quel che nessuno avrebbe scommesso potessero compiere. Realizzato l’Improbabile.

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Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

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