Agosto 1892: nasce il «Partito italiano dei lavoratori»…

antenato del Psi

La ricostruzione di Franco Astengo

Questo ricordo si misura con l’idea di fondo della ricostruzione posta oltre le antiche separatezze rievocando l’importanza storica di quel momento fondativo.

Un esempio di coraggio e di lungimiranza politica datato 1892 ma di grande attualità nella sua essenza di capacità nel progettare il futuro: forse quella capacità che a noi manca nel saper riproporre oggi l’essenza di una presenza della sinistra rivolta sempre. coerentemente al riscatto dei ceti sociali sfruttati in modo diverso – o forse sempre eguale? – da un capitalismo tentacolare (per descriverlo sommariamente con un semplice slogan).

«In Italia la crescita del movimento operaio si delinea sulla fine del XIX secolo. Le prime organizzazioni di lavoratori sono le società di mutuo soccorso e le cooperative di tradizione mazziniana e a fine solidaristico. La presenza in Italia di Michail Bakunin dal 1864 al 1867 dà impulso alla prima organizzazione socialista-anarchica, ma aperta anche ad istanze più generalmente democratiche e anche autonomiste: la Lega Internazionale dei Lavoratori (opposta all’Associazione internazionale dei lavoratori di Karl Marx). L’episodio anarco-socialista di propaganda più noto è quello del 1877 (un gruppo di anarchici tentò di far sollevare i contadini del Matese). La strategia insurrezionale fallisce mentre riscuote molto successo il Partito Socialdemocratico nelle elezioni del 1877.

In merito alla formazione dei socialisti in Italia (che a tutti gli effetti si configuravano come prima realtà partitica moderna) è interessante notare l’eredità mazziniana e della struttura di “partito” che, decenni addietro, si era data la Giovane Italia di Mazzini. Essa, infatti, pur scevra da costrutti dottrinali ideologici per come li intendiamo noi, basava la propria attività su tre punti fondamentali: proselitismo, coordinamento centrale e autofinanziamento del movimento. I socialisti, volontariamente o meno, si strutturarono quindi in maniera simile, poggiando le basi su una concettualità ideologica, e formando così il primo partito moderno italiano.

Intanto la Lega Internazionale dei Lavoratori nel 1874 si era sciolta e l’anima più moderata, guidata da Andrea Costa, sosteneva la necessità di incanalare le energie rivoluzionarie in un’organizzazione partitica disposta a competere alle elezioni. Tra i più convinti sostenitori di questa linea troviamo Enrico Bignami e Osvaldo Gnocchi – Viani, fondatori nel 1876 della “Federazione Alta Italia dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori” e, nel 1882, del Partito Operaio Italiano, con la rivista La Plebe (di Lodi), alla quale poi si affiancano altre pubblicazioni.

Nel 1879 Costa, uscito dal carcere, si trasferì a Lugano in Svizzera. Qui scrisse la lettera intitolata “Ai miei amici di Romagna“, in cui indicava la necessità di una svolta tattica del socialismo, che doveva passare dalla “propaganda per mezzo dei fatti” a un lavoro di diffusione di principii, che non avrebbe presentato risultati immediati, ma avrebbe ripagato sul medio periodo.

La lettera fu pubblicata nel numero 30 (del 3 agosto 1879) de La Plebe.

La presa di posizione di Costa determinò nel movimento socialista italiano una prima separazione dei socialisti dagli anarchici. Nel 1881 questi organizzò il Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna che sosteneva, fra l’altro, le lotte dei lavoratori, l’agitazione per riforme economiche e politiche, la partecipazione alle elezioni amministrative e politiche. Il partito di Costa incontrò grandi difficoltà, anche se egli riuscì ad essere eletto alla Camera nel 1882: fu il primo deputato socialista della storia d’Italia.

Anche il Partito Operaio Italiano di Costantino Lazzari e Giuseppe Croce si presentò alle elezioni del 1882, ma senza successo.

Frattanto il movimento operaio si organizzava in forme più complesse: Federazioni di mestiere, Camere di lavoro ecc. Le Camere di Lavoro si trasformano in organizzazioni autonome e divengono il punto di aggregazione a livello cittadino di tutti i lavoratori.

Su queste basi nel 1892 nasce a Genova il Partito dei Lavoratori Italiani che fonde in sé l’esperienza del Partito Operaio Italiano (nato nel 1882 a Milano), della Lega Socialista Milanese (d’ispirazione riformista, fondata nel 1889 per iniziativa di Filippo Turati) e di molte leghe e movimenti italiani che si rifanno al socialismo di ispirazione marxista.

La scelta di Genova come città in cui svolgere il congresso – il 14 e 15 agosto del 1892 – tra le altre cose, fu dovuta alla contemporanea presenza delle manifestazioni Colombiane per il quattrocentenario della scoperta delle Americhe: le ferrovie infatti in tale occasione avevano concesso sconti sui biglietti per il capoluogo ligure, che vennero sfruttati dai convenuti al congresso (la maggior parte dei quali provenivano dalle regioni del nord). La decisione generò attriti con i rappresentanti della locale Confederazione operaia genovese, inizialmente tenuti fuori dall’organizzazione dell’evento e mediaticamente si rivelerà controproducente, essendo in quei giorni l’interesse dei quotidiani e delle riviste concentrato proprio sugli eventi (gare ginniche e regate) correlati alla grande esposizione colombiana, che finiranno per mettere in ombra il congresso. 

Al congresso si presenteranno circa 400 delegati, rappresentanti d’interessi e posizioni non sempre allineate tra di loro.

I fondatori ufficiali della nuova formazione politica furono Filippo Turati e Guido Albertelli. Altri promotori furono Claudio Treves, Leonida Bissolati, Ghisleri, Enrico Ferri, che erano provenienti dall’esperienza del Positivismo.

Turati e altri (Camillo Prampolini, Anna Kuliscioff, Bosco ecc) furono a Genova fin dal 13 e proprio la sera di quel giorno si riunirono per discutere le proposte da presentare nel congresso dei giorni seguenti. Gli esponenti anarchici, commentando al tempo quell’incontro preparatorio, lo descrissero come una riunione che aveva come tematiche le decisioni da prendere contro la corrente anarchica stessa. Gli attriti fra le due anime proseguirono il giorno successivo, nella sala Sivori, con la richiesta della parte anarchica (Pellaco, Galleani e Gori) di sospendere i lavori e la posizione di Turati e Prampolini che invece chiesero e auspicarono una netta separazione tra le due correnti del movimento.

Turati decise di riunire i congressisti che erano fedeli alla sua linea non più alla sala Sivori, ma nella sede dell’associazione garibaldina “Carabinieri Genovesi”.

Il 15 agosto si ebbero quindi due incontri: quello degli appartenenti alla linea di Turati (circa i 2/3 dei rappresentanti convenuti a Genova) che, dopo alcuni infruttuosi tentativi di mediazione tra le due correnti portati avanti da Andrea Costa, fonderà il Partito dei Lavoratori Italiani; e quella nella sala Sivori dove l’ala anarchica e operaista (circa 80 delegati) darà vita ad un omonimo partito, la cui esistenza, di fatto, terminerà con la fine del congresso.

Viene eletto segretario del neocostituito partito Carlo Dell’Avalle, fondatore nel 1882 della “Società Genio e Lavoro” che riuniva le principali organizzazioni operaie milanesi, tra cui i ferrovieri e i lavoratori della Pirelli.

Nel 1893, nel secondo Congresso (di Reggio Emilia) il partito si dà un’autonomia e un nome ufficiale come Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, inglobando anche il Partito Socialista Rivoluzionario Italiano di Andrea Costa. È confermato Segretario Carlo Dell’Avalle.

Nell’ottobre 1894 il partito viene sciolto per decreto a causa della repressione  crispina. Il 13 gennaio 1895 si tiene in clandestinità il terzo Congresso a Parma che decide di assumere la denominazione di Partito Socialista Italiano. È eletto segretario Filippo Turati.

Turati è erede del radicalismo democratico; nel 1885 si era unito con la rivoluzionaria Anna Kuliscioff; conosce le opere di Marx ed Engels, è legato alla socialdemocrazia tedesca e alle associazioni operaie lombarde. Considera il socialismo non dal punto di vista insurrezionale ma come un ideale da calare nelle specifiche situazioni storiche.

Alle elezioni del 1895, in contrapposizione alla repressione, viene creata un’alleanza democratico-socialista. Sono eletti in Parlamento 15 deputati socialisti, tra i quali Bissolati, Costa, Prampolini, Turati. Poi verranno, nel maggio 1898, le giornate milanesi delle cannonate di Bava Beccaris e la repressione fino all’inserimento graduale nel contesto delle istituzioni di allora.

Per adesso basterà ricordare quella prima stagione proprio per sottolineare il coraggio di chi seppe promuovere l’organizzazione dei lavoratori, la fedeltà ai princìpi del riscatto sociale, la forza nel saper coniugare teoria e prassi in quel momento storico».

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • CLAUDIO MAZZOLANI

    Fu l’inizio della fine.
    Venne bocciato IL VOTO ALLE DONNE perchè “troppo beghine e avrebbero votato la destra”.
    Turati fece passare la linea …. solo la CLASSE OPERAIA è degna della lotta …. abbandonando di fatto la CLASSE LAVORATRICE AGRICOLA e spezzando per sempre quello che era stata la vera forza del movimento: l’unione nella lotta di tutte le classi lavoratrici.
    Turati, di fatto, non mediò niente con Andrea Costa appena rientrato dall’esilio in Francia, anzi, inasprì la polemica con attacchi personali …. è contro perchè geloso che gli ho portato via Anna (Kuliscioff)….
    La risposta di Anna Kuliscioff ve la racconto un’altra volta.

    Buttata giù in quattro e quattr’otto e qualcosa può essermi sfuggito.

  • Gian Marco Martignonig

    Mi sembra giusto ricordare la figura di Luigi Alesini , un grande dirigente varesino del Partito Operaio Italiano, che perseguitato dal regime di quel tempo, emigrò prima in Argentina, per poi trasferirsi in Brasile, ove morì all’età di trentacinque anni. Pierluigi Piano nel 1998 gli ha dedicato un’ampia monografia, apparsa per le Edizioni Università Popolare di Varese-Archivio Storico della Cgil Provincia di Varese, con la prefazione di Franco Della Peruta e un ‘introduzione storico-critica di Fabio Minazzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *