Alajmo, Camarrone, Lorenzoni, Onofri, Simone e il duo Moschetta-Cedroni

6 recensioni di Valerio Calzolaio

Raffaele Simone

«L’ospite e il nemico. La Grande Migrazione e l’Europa»

Garzanti

268 pagine, 20 euro

Europa. Negli ultimi anni. Raffaele Simone osserva che a partire dal 2015 si è rovesciata sull’Europa una sottovalutata Grande Migrazione di massa, menziona alcuni episodi, dati e fatti del fenomeno, valuta sbagliato il modo in cui istituzioni pubbliche ed élites dirigenti l’hanno ricevuta, riflette sui possibili effetti sociali, culturali e politici che derivano dall’impatto. Non ha senso essere “pro o contro”, è gigantesca e crescente. Ed è altrettanto sbagliato negare che sempre più sarà un’inondazione tempestosa. Cerchiamo di capirla e di organizzare risposte adeguate, fin qui tutto giusto e scontato. L’autore è convinto che il processo abbia avuto inizio nel 2015 (l’anno in cui s’impennerebbe il flusso precedente di ondate intermittenti non particolarmente numerose), reso inquietante dal terribile intreccio di altri fattori globali estremi (soprattutto la crisi economica e l’attività terroristica). Secondo lui, non è proibito il confronto con le Invasioni Barbariche, diversi i mezzi ma non i moventi e i rischi di dissoluzione (dell’Impero o dell’Europa). La Grande Migrazione supera per imponenza e drammaticità le due più recenti ondate verso l’Europa, avvenute nel secondo Dopoguerra (dal Sud al Nord dell’Europa) e alla fine degli anni Ottanta (dall’Europa balcanica e slava verso Ovest) e sarebbe diversa da quelle preistoriche perché proveniente soprattutto da zone (Africa sub-sahariana e Asia centrale) che non avrebbero acquisito la moderna mentalità stanziale occidentale. L’autore rileva opportunamente che il diritto relativo al migrare ha due facce ben distinte: andarsene dal proprio Paese, entrare in un Paese “altrui”. Suggerisce preliminarmente di riflettere su due opzioni (frequenti): chi insiste sulla Colpevolezza per il passato cattivo e sostiene che l’Europa se lo merita; chi enfatizza un progetto di Grande Sostituzione degli europei da parte dei nuovi arrivati. Entrambe parziali.

L’autorevole linguista Raffaele Simone (Lecce, 1944) si è già spesso scagliato contro le mine ideologiche del Politicamente Corretto e lo fa anche qui, con consueta ripetitiva verve polemica. Ce l’ha con l’incoscienza e l’impreparazione mostrate dalle istituzioni europee e perlopiù con chi ancora amministra mite accoglienza sulla base del presunto principio costituzionale della “inclusione illimitata” (considerato molto sbagliato) proprio dell’Ideologia Europea. La prima parte (“Il presente e l’ombra del passato”) è colma di affermazioni apocalittiche, niente affatto scientifiche sul piano evoluzionistico, ecologico, antropologico e statistico, spesso superficiali e categoriche, con la scusa banalizzata di contrastare le (altre) ideologie. Manca l’analisi approfondita e comparata del fenomeno migratorio nella storia e nella geografia dei continenti (e del nostro). Trasuda astiosa contrapposizione verso alcuni noti intellettuali francesi del Club Radicale (fra gli altri Balibar e Withol de Wenden), confondendo il politicamente scorretto con lo scientificamente inesatto, come se, quando non si è d’accordo, sia poi conseguenza indispensabile usare linguaggi offensivi e assolutistici. La seconda parte (“Figure di un evento fatale”) riveste un indubbio interesse culturale. Pur non mancando ulteriori sfoghi retorici, l’autore riflette sul comportamento dei popoli antichi, greci e romani (da cui il titolo) verso nemici, ospiti e stranieri. Pur mantenendo arbitrarie comparazioni all’attualità, con acume e dotte citazioni individua quattro angolazioni d’analisi e dedica a ciascuna un godibile capitolo: chi può cercare accoglienza (da vicino o lontano, invitato o inatteso, pellegrino forestiero fuggiasco, sconvolgente o meno); come l’accoglienza può manifestarsi (figure, schemi e rischi del multiculturalismo); cosa possono diventare l’accolto dopo l’insediamento e il Paese accogliente dopo gli arrivi. La terza parte (“Il segno del futuro”) prende in esame le prospettive e, con qualche realismo, il breve, medio e lungo periodo. L’autore opportunamente distingue paura e odio, xenofobia e razzismo e suggerisce di prestare più attenzione alla complessità e alle emozioni collettive. E di studiare meglio.

 

Antonio Moschetta e Moreno Cedroni

«Il gusto di stare bene»

Newton Compton Editori

La buona alimentazione oggi. Ormai conosciamo abbastanza bene alimenti e cibi, quanti e quali nutrienti dovrebbe introdurre un eucariote animale cordato mammifero primate aplorrino ominide homo umano sapiente (quale è ciascuno dei circa sette miliardi e mezzo di noi) nel proprio apparato digerente, per garantirsi sopravvivenza e riproduzione, salute e benessere. C’è chi non li ha a disposizione e soffre fame, sete e malattie. Fra la maggioranza che può disporne, molti hanno poi anche la capacità di assimilare quei nutrienti cucinati secondo il personale gusto che ha ereditato o sperimentato, da solo o comunitariamente, con apporti e abbinamenti non solo locali. La scienza che si occupa più da vicino dello studio delle basi molecolari dell’interazione dei singoli nutrienti con il DNA e il metabolismo dell’individuo è la nutrigenomica. Può aiutare a calibrare le nostre abitudini e i nostri cibi alle esigenze individuali e all’evoluzione sanitaria, a personalizzare il nostro percorso nutrizionale lungo le stagioni e gli anni. Lo stato di salute dell’organismo (gestione delle malattie e durata di vita) è legato al Dna, tanto quanto alla mediazione di un’alimentazione corretta e di un’attività fisica costante. Gli studiosi hanno evidenziato alcune relazioni fra l’insorgenza di specifiche malattie e l’eccessiva ingestione di specifici alimenti (meglio che ognuno si documenti e valuti). Inoltre, i troppo diffusi sovrappeso e obesità si possono misurare anche con la circonferenza addominale (meglio che gli uomini non superino i 94 centimetri, gli 88 le donne). Occorre introiettare se e come contribuiscono i vari alimenti nel bene e nel male: cereali e carni, latte e olio, pesce e frutta, verdure e spezie. La strategia vincente consiste nel seguire una dieta varia ed equilibrata, diversificando le fonti e apprezzando conseguenti ricette più appetibili possibile (in termini anche di costi-benefici). Leggiamoci sopra le informazioni e i consigli giusti!

L’esperto ricercatore e medico Antonio Moschetta (Bitonto, 1973) e il creativo cuoco e ristoratore Moreno Cedroni (Ancona, 1964) hanno scritto un bel volume a quattro mani, ciascuno più per la parte di cui è competente. “Tutta la verità sul cibo che fa vivere a lungo e in salute con le ricette di un grande chef” è un testo unitario che nelle prime (quasi) cento pagine illustra le proprietà benefiche (e malefiche) di quanto e come possiamo mangiare, con glossario e bibliografia, e nelle seconde (quasi) duecento pagine dettaglia la composizione la preparazione, la realizzazione e il relativo consiglio medico per (quasi) cento elaborati culinari distinti in: centrifugati, cocktail, pane, breakfast, antipasti, fermentati, pasta, minestre, secondi di pesce, secondi di carne, legumi, hamburger, contorni, uovo, frutta, dolci, rivisitando infine anche una decina di ricette della tradizione gastronomica italiana (fra cui, non a caso, l’adriatico stoccafisso all’anconetana). Moschetta insegna all’università in Puglia e svolge studi anche per l’AIRC, in particolare sulle correlazioni fra scelte nella dieta e prevenzione dei tumori. Cedroni è partito nel 1984 dalla Madonnina del Pescatore di Senigallia, ottenendo la prima stella Michelin nel 1996 e la seconda nel 2006, gestisce vari luoghi di ristorazione con spirito innovativo e scrive libri di cucina. Le ricette sono abbastanza semplici e i consigli medici servono a creare consapevolezza su come e quando gustarsele riducendo i rischi; sono una sorta di valutazione d’impatto sanitario di quanto mangiamo bene, sulla base della divulgazione alimentare scientifica dei primi paragrafi. Se si vuole trovare una combinata pecca riguarda il poco spazio per il male e l’eventuale bene dell’alcool (fra gli alimenti) e l’assenza degli abbinamenti col vino (nelle ricette).

 

Roberto Alajmo

«Repertorio dei pazzi della città di Palermo»

Sellerio

132 pagine, 12 euro

Palermo. Negli ultimi duecento anni (circa). «Uno faceva collezione di storie eccentriche. Ne trovò una e la mise da parte. Poi ne trovò un’altra, e così via. Quando ne raccolse un certo numero, ne fece un libro…». Questo l’incipit (autobiografico) della nuova narrazione del giornalista Roberto Alajmo, “Repertorio dei pazzi della città di Palermo”, una raccolta di microstorie, centinaia e centinaia di biografie minimali. Tutte iniziano con un “uno” diverso, talora con nomi cognomi soprannomi, molti anonimi; inventariate per un episodio, una mania, un’impresa, una sorte, una relazione, un dialogo; malinconiche o assurde, sempre fulminee e spesso senza tempo; raccolte via via, lasciate sedimentare, concatenate senza un filo, per descrivere uomini e donne, famiglie e parenti, professioni e attività nel cuore pulsante di Palermo. «Uno lo ammazzarono perché voleva fabbricare pigiami senza pagare il pizzo». Fino al maniaco del poker con tre morti, che infine disse «Cip», ultima parola.

 

t.o. & Tommaso Onofri

«Camila Giorgi, il Tennis e la Metafora della Vita. Da t.o. a DFW passando per la Teoria del Caos»

ElleÒ edizioni

108 pagine, 12 euro

Campi da tennis. Da un po’. Il tennis è gioco e spettacolo, resta sport solo nelle fasi giovanile e post-agonistica. Nel periodo professionale dei tornei, lungo 11 mesi l’anno su tre diverse superfici, è solo spettacolo e business, appartiene ad associazioni private (ATP uomini, WTA donne), prima con una parziale eccezione di 4 Grandi Slam, ora nemmeno più della Coppa Davis. I migliori tre o quattro guadagnano più di altri sportivi di pari livello, dieci moltissimo, cento abbastanza, poi in genere meno di altri. La giovane maceratese Camila Giorgi, ora l’italiana più alta in classifica (circa 25°) è un personaggio atipico nel circuito per stile di gioco, scelte professionali, contesto familiare. Divenuto frequentatore dei tornei e amico dei Giorgi, pur non avendo mai giocato a tennis, l’umbro esperto di marketing e Start Up innovative Tommaso Onofri (con il troll t.o.) ha scritto un curioso interessante volumetto per offrire notizie e qualche spiegazione ad appassionati e profani.

 

Franco Lorenzoni

«I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento»

Sellerio

332 pagine, 14 euro

Elementari. Missioni storiche. Franco Lorenzoni (Roma, 1953) da quarant’anni è un magnifico maestro elementare. Per promuovere campi scuola rivolti ad allievi di ogni età e laboratori di formazione su temi ecologici, scientifici, interculturali e di inclusione nel 1980 fondò la casa-laboratorio di Cenci, un centro di ricerca e sperimentazione nella campagna di Amelia, in Umbria. Fin dall’inizio, ringraziando sempre bambine e bambini veri protagonisti, sulle sue esperienze pubblica cronache, saggi, articoli e libri: “I bambini ci guardano” è l’ultimo. Dal 2013 al 2018 ha insegnato matematica, storia, arte, scienze e movimento nella piccolissima Giove, in provincia di Terni, sulla valle del Tevere, e ha raccolto dinamiche didattiche, pensieri e dialoghi sulle migrazioni («Il Mediterraneo è la spaccatura di Giotto») e su altri grandi temi, come guerra-pace, violenza-non violenza, maschile-femminile, valorizzando intuizioni, connessioni e ragionamenti dei piccoli, indispensabili a tutti.

 

Davide Camarrone

«Tempesta»

Corrimano

96 pagine, 10 euro

Mediterraneo. Ieri e oggi. La nuova bella prova narrativa del giornalista siciliano Davide Camarrone (Palermo, 1966) racconta l’attualità prendendo spunto dall’addio alle scene di Shakespeare (1611) e ha l’obbligato titolo di “Tempesta”. L’originale è ambientato in un’imprecisata isola dell’Adriatico o dell’Egeo che, tuttavia, potrebbe anche essere Bintarriah, l’isola dei venti, Pantelleria. La drammaturgia del romanzo è resa da dieci capitoli introdotti da brevi poetici riassunti in corsivo e narrati in prima persona da quattro (due inventati, Timoniere e Ferdi, due no Prospero e Caliban) di dieci personaggi, gli altri identici o adattati rispetto all’opera teatrale inglese: Miranda, Ariele, Güner, Agha Bey, Liker, Soner. Narra di tante drammatiche navigazioni e di una in particolare, tragica; popoli diversi che migrano da una costa all’altra; alcuni umani che muoiono, altri che s’incontrano bene o male, nel bene e nel male, scambiando luoghi, forme e culture.

 

Redazione
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