Algeria: una lettura dei risultati delle elezioni legislative

di Karim Metref

Articolo pubblicato sulla pagina Anbamed  in data 19/06 con il titolo “Algeria: l’astensione travolge i disegni del potere“.

 

Sabato 12 giugno in Algeria si sono svolte le elezioni legislative volute dal presidente Abdelmadjid Tebboune, mentre il movimento di protesta Hirak e l’opposizione hanno chiamato a boycottarle. 

Dopo una lunga attesa, nel pomeriggio del 15 giugno, il presidente dell’Autorità nazionale indipendente per le elezioni (ANIE), Mohamed Charfi, ha annunciato i risultati ufficiali. 

Poche le sorprese, in una consultazione di cui l’esito principale era conosciuto da tutti ancora prima del voto. Unica novità il riconoscimento ufficiale dell’astensione imponente e l’arrivo in massa di candidati indipendenti in un parlamento che rimane comunque sotto la guida di una maggioranza Fln.

Dilem Fln Algeria

Titolo: Gli Algerini non ci credono più.
“Laviamo laviamo, ma la macchia non si cancella.” (Vignetta di Dilem. Apparsa su Liberté del 16/06.

La stampa e la popolazione algerina accolgono senza grande interesse i risultati. In una Repubblica militar-presidenziale il parlamento serve solo a fare spettacolo. Uno spettacolo però che non interessa più a nessuno.

Pochi votanti e lunghi conteggi

È durato ben tre giorni il conteggio dei voti in quella che è stata probabilmente la consultazione elettorale meno partecipata della storia dell’Algeria indipendente.
A causa dell’appello al boicottaggio lanciato dal Hirak, il movimento popolare di resistenza contro il regime, e dalle principali forze dell’opposizione (1) la posta in gioco di queste elezioni era centrata sul tasso di partecipazione.

E come previsto da tutti, la percentuale di votanti è stata forse la più bassa della Storia dell’Algeria post indipendenza. Il “forse” è d’obbligo, perché viste le manipolazioni esercitate dal regime algerino sulle elezioni è difficile avere numeri attendibili sulle elezioni precedenti. Ma anche su queste non mancano i dubbi.

Uno dei “miracoli” della macchina del controllo delle elezioni fu l’annuncio del tasso di partecipazione alla fine della giornata elettorale. 30,20% annuncia il presidente dell’ANIE durante la conferenza stampa organizzata tardi nella notte del 12 giugno. (2).

30% non è una cifra alta. È un tasso di partecipazione decisamente basso. Ma anche questa cifra bassa era una specie di miracolo in diretta visto che alle 16 il numero annunciato dalla stessa ANIE non superava il 15% e che fu decisa la proroga di apertura dei seggi di un’ora… per ragioni meteorologiche (sic) (3). Un miracolo visto che i media nazionali e internazionali continuavano a segnalare dei seggi particolarmente “tranquilli” in tutto il paese. Come avevano fatto ad arrivare in 3 ore queste folle oceaniche che hanno raddoppiato il numero di votanti?

Il suddetto “miracolo” è probabilmente sembrato un po’ ingombrante anche ai suoi autori visto che martedì 15 ben 3 giorni dopo le elezioni, la commissione “indipendente” ha dichiarato un tasso definitivo di partecipazione di soli 23,3%. (4)

Colmare un buco istituzionale

Da quando il presidente Abdelaziz Bouteflika è stato costretto dalla protesta popolare del Hirak a presentare le sue dimissioni le élite politiche del Paese erano rimaste un po’ disarmate di fronte all’opinione pubblica.

Un presidente dimissionario e la sua squadra travolti da una marea di processi per corruzione, abusi di potere e crimini vari … I due principali partiti di governo anche loro decapitati dagli arresti dei loro principali dirigenti. Un parlamento, designato da una squadra ufficialmente riconosciuta come corrotta, composto per lo più da sostenitori del vecchio presidente e coinvolti molto spesso anche loro in vari scandali.

Non era mai successo in un Paese che anche nelle ore più buie della sua Storia recente era sempre riuscito a salvare le apparenze, mantenendo un esercito forte e una classe politica dirigente coesa e stabile.

I vuoti costituzionali erano quindi due:

uno, la mancanza della prima istituzione politica del paese la presidenza della Repubblica che è, in Algeria, alla testa del potere esecutivo,

due, un Parlamento impresentabile. In realtà anche la magistratura è nella sua grande maggioranza prodotto dell’era e del sistema Bouteflika. Ma questa è un’altra storia.

Elezioni presidenziali vitali

L’elezione presidenziale era quindi vitale per la perennità del sistema. L’incursione diretta nella vita politica del generale Gaied Saleh, ex capo dello Stato maggiore e viceministro della Sifesa dell’era Bouteflika, è stato un episodio breve e di assoluta eccezionalità. L’esercito algerino pur essendo la base solida del potere politico sopporta male l’esposizione diretta alle luci e polemiche dei media e ai giochi di palazzo. Preferisce tenere l’immagine di “grande muta” che sta sempre dietro ai poteri civili. Sempre con la pistola in mano, ma anche questa è un’altra storia.

Nell’organizzazione delle presidenziali, l’esercito ha messo tutta la sua autorità e il suo peso. Il vecchio Generale Maggiore ci ha messo tanta energia a organizzarle che ne è morto pochi giorni dopo. Non si sa se di esaurimento o se è stato accompagnato alla porta perché la sua missione era ormai compiuta.

Il vuoto rappresentato dall’obsolescenza del parlamento era invece meno importante agli occhi di chi tira i fili nel paese. Ed è per questo che se la sono presa con calma. E se l’hanno organizzata adesso, che si sentono più forti e che la protesta è debole, lo hanno fatto senza convinzione. Giusto così, perché andava fatta. Poca propaganda elettorale e poca pressione di fronte alla campagna di Hirak e delle opposizioni per il boicottaggio. Anche se non sono mancate le pressioni sulla stampa e gli arresti di oppositori. Ma poca roba rispetto  quello che hanno fatto  per le elezioni del 12/12/19.

Il Presidente della Repubblica in una conferenza stampa ha anche affermato tranquillamente: “il numero di votanti non m’interessa” (5). Vale a dire: votate o non votate, a noi non importa.

Un’alchimia precisa

Altro “miracolo” dei risultati è l’alchimia molto precisa con cui è stata affinata la composizione di questo “nuovo” parlamento.

Quello precedente era stato cucito su misura sui due partiti del sistema: Lo storico Fronte di Liberazione Nazionale (Fln) e il suo clone, Raduno Nazionale Democratico (RND).

Il RND fu creato in laboratorio durante la crisi degli anni ’90 per controbilanciare l’ex partito unico. Ma da allora hanno sempre governato insieme, spingendo il lusso fino a ornare i loro governi, in alcuni momenti, con piccole spruzzatine di partiti di opposizione islamisti e laici. Nell’ultima legislatura le officine dei servizi segreti avevano cacciato dalla maggioranza di governo sia gli islamisti che i laici e avevano mantenuto stretto il potere tra i due partiti fedeli alla linea.

In queste elezioni, la maggior parte dei partiti dell’opposizione ha snobbato la gara e gli dèi dell’olimpo di Algeri si sono trovati con poca scelta: i due partiti del sistema, acefali e indeboliti dagli scandali. Il principale partito islamista (Il Movimento della Società per la Pace -MSP) anche lui dimezzato dal suo ritiro da Hirak e dalle divisioni interne. A loro si aggiunge una piccola schiera di partitini alcuni della sfera islamo-populista, altri da sempre più o meno allineati sulle politiche del palazzo. E poi un migliaio di liste indipendenti in giro per il paese.

Parlamento di pesci piccoli

La forte partecipazione degli “indipendenti” è stata incentivata soprattutto dalla sovvenzione di circa 1500 euro concessa a ogni candidato come contributo statale alla campagna elettorale e che molti si sono semplicemente accontentati di mettere in tasca senza fare nessun tipo di campagna. Alcuni invece, i più furbi, hanno approfittato della debolezza dei partiti e dell’astensione di massa per intrufolarsi nel sistema.

Risultato: come previsto da molti osservatori attenti, gli indipendenti sono la seconda “forza” politica in parlamento.

C’è voluto quindi tutto il know-how delle officine del potere, un’alchimia molto precisa, per affinare questa annata 2021. Anche per questo si è dovuto aspettare ben 3 giorni prima dell’annuncio dei risultati.

I risultati

FLN: 105 seggi. Indipendenti 78, MSP 64, RND 57, El moustakbal 48, El Binaa 40, Altri partiti 15. per un totale di 407 posti disponibili.

L’Fln, l’ex partito unico, esce quindi meno penalizzato del suo gemello RND che va dietro agli indipendenti e agli islamisti del MSP.

Da notare che i due partiti del sistema, anche se si alleeranno sicuramente come hanno sempre fatto, non raggiungono la maggioranza assoluta; hanno bisogno quindi per far passare decisioni importanti di alleanze con altre forze politiche. Alleanze che tradizionalmente si sono sempre fatte con la benedizione della presidenza della repubblica e quindi dell’esercito.

Si torna quindi a uno scenario molto simile a quello dell’era Bouteflika, con una presidenza della Repubblica “super partes” che non è espressione esclusiva di nessuna forza politica, anche se fortemente appoggiata dal vecchio partito nazionalista, e che gioca a suo gradimento a fare e disfare alleanze, maggioranze e governi. Questa volta avendo a disposizione anche un serbatoio importante di partitini minuscoli e di parlamentari indipendenti che tanto indipendenti non sono.

“La vie continue”

Questo evento, importante per re-allestire la vetrina del sistema politico, non è stato accolto con grande entusiasmo né grande interesse dal resto del paese.

L’astensione è stata enorme. Se il risultato ufficiale delle partecipazioni è stato di 23%, quello vero sarà probabilmente più basso. E se 80% degli aventi diritto non si sono presentati a votare, qualcosa vorrà dire. Anche se la stampa statale continua a parlare di successo.

Buona parte del fiasco di queste elezioni è sicuramente da ascrivere alla campagna di boicottaggio portata avanti da Hirak e da molti partiti dell’opposizione. Ma la parte più consistente dell’astensione è da mettere sul conto della perdita totale di credibilità da parte del sistema Fln-Rnd.

Non ci credono nemmeno più gli anziani nati prima dell’indipendenza e che votavano Fln per fedeltà per il partito dei “liberatori”. Non ci credono più i poveri del “paese profondo” che votavano i “partiti del presidente” per gratitudine cioè per i soldi, le case e vari aiuti che in prossimità delle elezioni venivano elargiti con molta generosità…

Nel frattempo i prezzi del petrolio sono crollati, le casse dello Stato si sono svuotate, e quel poco che era rimasto, “le mafie” del potere – come vengono chiamate in Algeria – se lo sono spartito tra amici, parenti e soci d’affari… sporchi.

La campagna elettorale è stata quasi inesistente, segno che non ci credevano nemmeno quelli che partecipavano. Il giorno dopo le elezioni, le prime dei giornali algerini dedicavano poche righe, giusto gli annunci ufficiali e qualche commento.

I giochi erano fatti da tempo. Tutti lo sanno. È così da sempre ad Algeri. Ma quello che è cambiato – da quando Hirak ha scoperchiato la pentola – è che nessuno fa più finta di credere ai vestiti di luce. Il Re è nudo … e tutti lo vedono.

  1. https://www.elwatan.com/edition/actualite/des-legislatives-sans-lopposition-04-04-2021
  2. https://www.aps.dz/algerie/123506-legislatives-taux-de-participation-national-de-3-78-a-10- heures
  3. https://www.aps.dz/algerie/123550-legislatives-l-operation-de-vote-prorogee-d-une-heuredans-l-ensemble-des-wilayas-du-pays
  4. https://www.aps.dz/algerie/123682-legislatives-un-taux-de-participation-de-23-03
  5. https://www.liberte-algerie.com/actualite/le-taux-de-participation-ne-minteresse-pas-360243
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