Anni di rame: «Noi, il più affollato pronome politico»

Specchiandomi in Erri De Luca, «Il più e il meno»

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«Ricevere da un libro è azione attiva quanto quella di scriverlo» così Erri de Luca parlando delle sue letture preferite. Per esempio: «Thomas Mann e la sua Montagna incantata avranno per me la poca luce e l’odore di freddo dell’autobus di Torino che mi portava in fabbrica e poi indietro 8 ore dopo».

E parlando di sua madre: «Avrebbe 90 anni. Li avrebbe voluti, non era stanca di vivere, di leggere. “Chissà se dove vado ci saranno i libri”, non ho sentito nessuno sperare in un aldilà fornito di biblioteca».

Bellissima l’ultima raccolta di Erri De Luca, «Il più e il meno» (Feltrinelli, 136 pagine per 13 euri… ma il prezzo altino non è colpa sua).

Brevi storie perlopiù – «L’angelo dei cani» a esempio no – vissute, molte sono politiche sia in senso stretto che più largo. Politica… senza i partiti: «Chiamavamo politica quella pratica di dimostrare l’intera estraneità alla società costituita» scrive in «Osterie»: «Eravamo la società sostituita, sdegnosa dei poteri, contenta di incepparli facendo rumore di molti in piazza, istigando alle più semplici pretese, una casa, una mensa, un sabato, un’uguaglianza di salario».

La bella politica. Che si accompagna ad altri saperi e a un’altra storia contrapposta alla narrazione- ora bugiarda e ora reticente – dei poteri.

«La storia è una signorina di buona famiglia e certi fatti non li vuole sapere» così un barbiere e narratore parlando del «più grande disastro di guerra in un porto alleato»… Quale? «A Bari il 2 dicembre del 1943»…. andate a leggere, pagina 23. Vi butto un amo e vi conviene abboccare.

Di storia italiana più recente, piena di rivolte, narra De Luca in «Variante di parabola»: un giornalismo minore li ridusse ad «anni di piombo» e «senza nemmeno il merito di aver inventato la formuletta, presa invece da un film per giunta tedesco» e – aggiungo io – travisando il contenuto del film perché il piombo non era quello delle pallottole ma la cappa del passato che pesava sulla gioventù tedesca. Invece furono «anni di rame» spiega Erri De Luca: «Li chiamo anni di rame, fili che conducevano la corrente elettrica delle lotte sociali» e andate a leggere il resto: a pagina 14. Un altro amo. Spero per molte persone che stanno leggendo anche un «vi amo»… e per questo spero, spero, spero che leggiate «Il più e il meno».

De Luca ci ricorda che si è spesso soli – per inevitabile che sia è spesso doloroso – e, rubando il titolo a un romanzo dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, ci porta in «una solitudine troppo rumorosa». Ma poi c’è il «Noi, il più affollato pronome politico», il «buttafuori di una gioventù» (nel racconto omonimo) e altrove – scoprirete dove, non posso dirvelo qui – scrive: «Insisto con il noi».

Forse era un destino che lui diventasse uno scrittore sovversivo: racconta che alle medie fu accusato per «abuso di fantasia» – stupenda espressione – e a pagina 11 potete leggere come «in quel punto di attrito fra la mia verità e la loro si formò nel mio corpo una noce di resistenza opposta al dominio». Era solo un’intuizione. Oggi sa meglio che «fare della scrittura un corpo di reato disturba la loro disciplina». Come si sa, per questo De Luca è stato anche processato.

Una preghiera per «Radiazione» (*): secondo il vigente calendario, il 25 dicembre non è un sabato ma io vi chiedo lo stesso di andare in onda e/o di modificare il datario in modo da dare ancora più valore alla coincidenza… leggendo un paio di paginette contro la retorica natalizia. Siamo nella storia intitolata «Una confusione eccellente» sul pavimento di una fabbrica francese occupata, per la precisione il 25 dicembre 1982. Una storia un po’ più lunga delle altre, particolarmente avvincente – o forse l’aggettivo esatto è commovente (espressione abusata, lo so) – con «cinque uomini dell’Islam» che apparecchiano «la cena di Natale per uno senza credo», che è poi Erri De Luca.

Ci sono i cantastorie con il loro «teatro in spalla». C’è quel che accadde alle 16,30 del 26 aprile 1937. C’è la «barca (che) offre per sbaglio radice al verbo barcollare». C’è la scoperta del suo nome: Erri non Henry o Enrico. Ci sono i «contrabbandieri di pace» e ci sono gli «aliens», cioè gli italiani che emigravano negli Usa.

Avrei un altro amo – anzi no altri 20 – da gettarvi ma preferisco fermarmi.

Ogni tanto ho con l’autore qualche piccolo disaccordo – per esempio sui monumenti ai «militi ignoti» che a me sembrano un grande inganno – o qualche ricordo non perfettamente convergente (anche io, come lui, ho militato in Lotta Continua) e punti di vista non collimanti. Però importa quasi zero, persino a me… Questo è un grande libro per quel noi («Noi, il più affollato pronome politico») così che riprendo per me – e mi auguro per molte/i – la frase citata all’inizio: «Ricevere da un libro è azione attiva quanto quella di scriverlo». Così posso dire un grazie convintissimo all’autore: leggendo «Il più e il meno» ho ricevuto così tanto che per nulla mi spiace se questo “mio” libro lo ha scritto lui.

(*) Cosa c’entra «Radiazione»? Beh, a parte che «Radiazione» fa parte, da tre anni, del mio più sentito «noi», è accaduto questo: proprio ieri ho cominciato in radio a parlare di libri (anziché di «scor-date») e ho scelto «Il più e il meno»;così ragionavo con loro che a volte un venerdì può sembrare un sabato o viceversa… se torna utile al piacere di ascoltare storie. Voi, se acquisterete il libro, magari scegliete il 25 dicembre per leggere il racconto «Una confusione eccellente».

 

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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