Argentina: i desaparecidos del Racing Avellaneda

La loro storia è tornata alla ribalta grazie al libro del sociologo Julián Scher

di David Lifodi

 

Roberto Santoro, Jacobo Chester, Alejandro Almeida, Diego Beigbeder, Jorge Caffatti, Dante Guede, Alberto Krug, Osvaldo Maciel, Miguel Scarpato, Alvaro Cárdenas e Gustavo Juárez: undici nomi di tifosi accomunati dalla fede per il Racing Avellaneda (squadra della provincia di Buenos Aires) che, non casualmente, potrebbero comporre una squadra di calcio. Tutti loro, purtroppo, hanno condiviso la tortura e poi la morte per mano del regime di Videla-Massera-Agosti, che presero il potere in Argentina a seguito del colpo di stato del 24 marzo 1976. La loro storia è tornata alla ribalta grazie al libro del sociologo Julián Scher, di recente pubblicazione, intitolato Los desaparecidos de Racing (Grupo Editorial Sur).

Questi undici tifosi erano di casa al Cilindro, lo stadio del Racing, una tra le squadre più rinomate del calcio argentino: tutti furono vittime del terrorismo di stato. Jacobo Chester, fotografo, scomparve il 26 novembre 1976. A torturarlo Luis Muiña, uno di quelli che, senza alcun rimorso di coscienza, ha beneficiato del verdetto 2×1, tramite il quale la Corte suprema argentina ha messo sullo stesso piano delitti di lesa umanità e crimini comuni, permettendo così ai macellai di allora di ridurre la pena considerando doppi gli anni trascorsi in prigione in attesa della sentenza definitiva.

Alejandro Almeida, figlio di Taty, una delle esponenti di spicco delle Madres de la Plaza de Mayo, lavorava come medico e militava nel Grupo Obrero Revolucionario. Dal 17 giugno 1975 di lui non si ebbero più notizie. Mancavano ancora nove mesi al colpo di stato, ma già allora era attiva la Tripla A, l’Alleanza anticomunista argentina. E ancora, Roberto Santoro, attivista del Partido Revolucionario de los Trabajadores (Prt), sequestrato il 1 giugno 1977. Poeta e autore, tra le tante opere, di Oficio desesperado (1962) e Literatura de la pelota (1971), Santoro aveva fondato la rivista letteraria El Barrilete. Fu addirittura Osvaldo Soriano, sul quotidiano La Opinión, a scrivere un’appassionata recensione su Literatura de la pelota, evidenziando come in quest’opera il poeta avesse racchiuso il meglio della narrazione sportiva argentina.

Il calcio, a differenza della musica, del teatro e di altre forme di intrattenimento, non ha mai rivolto una particolare attenzione alla memoria dei suoi tifosi, per questo Scher ha voluto ripercorrere la vita di undici militanti-tifosi divenuti desaparecidos e, grazie a lui, l’Argentina ha riscoperto le storie, che altrimenti sarebbero cadute nell’oblio, di undici ribelli. Il Racing era la loro passione calcistica, ma in un’Argentina dove il macrismo rischia seriamente di installarsi al potere per molti anni, negando la memoria dei desaparecidos e minimizzando sulle malefatte del regime militare, chissà che anche appassionati di calcio di altre squadre, dal River Plate al Boca Juniors, passando per il San Lorenzo e l’Independiente (che insieme al Racing fanno parte delle cosiddette “cinque sorelle” del calcio argentino) possano onorare la memoria di sportivi divenuti desaparecidos. Solo per fare un esempio, sulla scia del libro di Scher, la giornalista Micaela Polak ha reso nota una storia che sembrava ormai destinata a finire nel dimenticatoio, quella relativa alla fucilazione di 6 persone, messe al muro e uccise nella notte del 22 febbraio 1977. Tra i testimoni di quanto accaduto vi furono Rafael Barone (adesso un pensionato di 81 anni) e Oreste Osmar Corbatta, ex calciatore dello stesso Racing e della nazionale albiceleste. I due notarono sei persone stese a terra accanto alla biglietteria dello stadio del Racing, allora intitolato a Perón. La bonaerense parlò di sei “estremisti delinquenti” uccisi durante uno scontro a fuoco. Si trattava in realtà di sei montoneros che stavano tracciando scritte contro la dittatura sui muri dello stadio.

Apparteneva ai montoneros anche Alberto Krug, torturato all’Esma e gettato nel Río de la Plata in occasione di uno dei tanti, troppi voli della morte. Desaparecido nel dicembre 1976, Alberto pur in clandestinità riusciva ad avverire in codice il padre Federico e il fratello Carlos affinché riuscissero ad incontrarsi la domenica sulle tribune del Cilindro. Il militante montonero era socio del Racing Avellaneda: per anni la madre Rosa, nonostante la sua scomparsa e gli inganni di militari e civili che mentivano alla sua domanda su che fine avesse fatto il figlio, aveva continuato a pagare la tessera di appartenza al club, sebbene la società del Racing non gli abbia mai intitolato nemmeno una targa. Al contrario l’Atlético All Boys (squadra del quartiere bonaerense Floresta, serie B argentina) ha dedicato un murales ai suoi tifosi desaparecidos, mentre l’Argentinos Junior (club originariamente denominato “I Martiri di Chicago”, in omaggio agli otto anarchici imprigionati o impiccati in seguito alla rivolta di Haymarket a Chicago) ha fatto apporre una targa in ricordo dei suoi tifosi scomparsi per mano della dittatura. Per fortuna, dei piccoli, ma significativi esempi per mantenere viva la memoria.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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