Argentina: Rio Tinto, estrattivismo e sfruttamento

La multinazionale di origine anglo-australiana si è installata nella provincia di Salta, ubicata nel cosiddetto “triangolo del litio”, ma la sua storia è macchiata da episodi legati a pratiche antisindacali e contrassegnata da uno scarso interesse alla tutela dell’ambiente.

di David Lifodi

L’impresa mineraria Rio Tinto, di provenienza anglo-australiana, sembra essere intenzionata a sbarcare in Argentina per estrarre litio nella provincia di Salta.

La notizia, salutata con entusiasmo dai quotidiani economici argentini e non solo, è preoccupante. Come informa Resumen Latinoamericano, in Australia, Stati uniti e Indonesia Rio Tinto è stata più volte accusata di sfruttare i lavoratori. In India, la stessa impresa avrebbe sulla coscienza l’omicidio, finanziato e pianificato, dell’ambientalista Shehla Masood, avvenuto a Bhopal, nel 2011, a seguito delle proteste contro l’estrazione illegale di diamanti. In Serbia, invece, la gente è recentemente scesa in piazza contro un progetto simile a quello che Rio Tinto vuol riproporre in Argentina.

L’annuncio ufficiale relativo all’acquisto del Proyecto de litio Rincón” è stato reso noto lo scorso 21 dicembre e dovrebbe avvenire entro la prima metà del 2022 per una cifra di 825 milioni di dollari. La provincia di Salta è ubicata nel cosiddetto “triangolo del litio”, su cui Rio Tinto scommette per aumentare la sua disponibilità di materiali utili per le batterie e, per sua stessa ammissione, fortalecer su cartera para la transición energética global.

La multinazionale ha fatto sapere che, prima di sviluppare il progetto, si assicurerà di avere i permessi che certificano la valutazione dell’impatto ambientale e procederà in accordo con le comunità della zona, le istituzioni della provincia di Salta e il governo argentino. Il direttore esecutivo di Rio Tinto, Jakob Stausholm, è sicuro che il Proyecto Rincón risponda alla perfezione alla crescente domanda di litio nell’ambito della transizione energetica globale.

Eppure, di motivi per non fidarsi dei buoni propositi dell’impresa ce ne sono a bizzeffe. Nel 2021, in Serbia, si sono susseguite manifestazioni di protesta contro la multinazionale. Nonostante il ritiro di due leggi volte a favorire le pratiche estrattiviste di imprese come Rio Tinto, sia nella capitale Belgrado sia nella città di Loznica, dove avrebbe dovuto essere approvato il progetto per l’estrazione del litio, sono scese in piazza migliaia di persone che esigevano l’espulsione immediata della multinazionale dal Paese, come evidenziato in una petizione recapitata al presidente Vucic.

Corporation leader nello sfruttamento minerario, Rio Tinto è nata nel 1995 dalla fusione tra gli inglesi di Rio Tinto-Zinc Corporation e gli australiani di Conzinc Riotinto of Australia Limited. In breve la multinazionale è divenuta una delle principale imprese ad estrarre carbone, ferro, rame e diamanti a livello mondiale. Erede della britannica Rio Tinto Company Limited, fondata nel 1878 e rapidamente arrivata in Australia, Sudafrica e Stati uniti, nel corso degli anni si è macchiata di una serie di episodi poco edificanti e si è fatta conoscere per la sua scarsa attenzione alle tematiche ambientali. Ad esempio, nel 1967, in Spagna, il dittatore Francisco Franco ne inaugurò il polo chimico di Huelva, responsabile di generare rifiuti tossici come mercurio, arsenico e piombo.

Il quotidiano inglese The Guardian colloca Rio Tinto al 24° posto tra le cento imprese con le maggiori emissioni dovute al diossido di carbonio nel mondo tra il 1998 e il 2015 e, nel marzo 2018, l’impresa ha rifiutato di aderire agli Accordi di Parigi per ridurre il riscaldamento globale.

Gli argentini auspicano che il loro Paese faccia come la Norvegia che, già dal 2008, ha vietato a Rio Tinto di investire. E molti ricordano la denuncia del 2020, quando la multinazionale è stata accusata di aver inquinato i fiumi in Papua Nuova Guinea, avvelenati con il rame, da cui sono derivate malattie per bambini e adulti.

Dalle violazioni dei diritti umani alle pratiche antisindacali fino al totale disinteresse verso la questione ambientale, Rio Tinto è sinonimo di sfruttamento. Al governo e alle istituzioni argentine il compito di evitare una presenza che potrebbe divenire ingombrante e pericolosa.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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