Armonia, odio, amore, Sanremo, il Mediterraneo

Fabrizio “Astrofilosofo” Melodia nel 147esimo «Ci manca(va) un Venerdì» vola fra Oscar Wilde, Umberto Eco, Nathaniel Hawthorne, Pitagora, Edoardo Bennato, Eraclito e pure Choderlos de Laclos

In pieno periodo sanremese, il direttore artistico Claudio Baglioni se ne esce con queste parole riguardo al “problema” dei migranti della Sea Watch e della Sea Eyre: «se non fosse drammatica ci sarebbe da ridere, non si può pensare di risolvere la situazione di milioni di persone in movimento e in situazioni di disagio evitando lo sbarco di quaranta persone, li prendo io o li prendi tu. Non credo che un dirigente politico oggi abbia la capacità di risolvere la questione, ma almeno la verità di dire che siamo di fronte a un grande problema e dobbiamo metterci tutti nella condizione di risolverlo. Quest’anno è il trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, c’è stato un momento in cui il mondo ha pensato di poter essere felice insieme, qua invece stiamo ricostruendo i muri, non li abbiamo mai abbattuti. Non credo che questo faccia la felicità degli esseri umani».

Attento Baglioni: fare il contrappunto a Salvini, uomo forte e solista per eccellenza, non pare essere la migliore strategia per iniziare un festival. Difatti il ministro se ne esce al vetriolo: «Baglioni, canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo».

Deus Ex Machina Salvini rivendica il diritto di decidere da solo su ogni tema scottante ma anche di stabilire chi può parlarne. Mai permettersi – è il sottinteso – di andare contro il potere costituito o contro i potenti che Salvini protegge.

Ma ecco la pronta “pace” ricostituita tra i due: mica si può far fallire Sanremo e neppure parlare in modo diverso del problema migratorio. Una buffonata.

«Baglioni mi piace quando canta» afferma Salvini dopo la benefica telefonata riconciliatoria. Mentre il direttore artistico di Sanscemo (scusate Sanremo) opta per la pax romana, mettendo in luce come la sua kermesse sarà all’insegna della coincidenza degli opposti: «Il numero 69 ha richiamato alla mia mente un’idea di sincronismo, di simmetria e io, che cerco sempre dei siginficati prima di operare scelte, ho pensato che se l’anno scorso l’intenzione era portare sul palco l’immaginazione quest’anno sarà l’armonia, l’idea di spostare e avvicinare anche elementi lontani, opposti, la bellezza e la diversità. Le note da sole esprimono emozione ma insieme formano l’accordo».

Armonia, opposti, accordo, immigrazione, sicurezza, terrorismo: «sono solo canzonette non mettetemi alle strette» spiegò Edoardo Bennato che un tempo era ben consapevole che a molti mancava più di qualche venerdì e ovviamente non parliamo di Robinson Crusoe (che comunque era un buon servitore… o no?).

«L’armonia nascosta vale più di quella che appare» pensava il filosofo greco Eraclito di Efeso. Un altro buontempone presocratico cioè Pitagora di Samo (quello del triangolo) amava dire: «La virtù, la sanità fisica, ogni bene e la divinità sono armonia: perciò anche l’universo è costituito secondo armonia. Anche l’amicizia è uguaglianza armonica».

Ma sentite qua: «L’amore, l’odio, non avete che da scegliere, dormon tutti sotto lo stesso tetto; potete, sdoppiando la vostra vita, carezzare con una mano e con l’altra colpire»: così lo scrittore francese Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, sì quello delle «relazioni pericolose».

Invece per Umberto Eco «l’odio è la vera passione primordiale. È l’amore che è una situazione anomala».

Reazione all’invasione (ma quale?) o alla sua pessima gestione? Scontro di civiltà (ma ari-quale?) o problemi di barbarie sociale di popoli che si vorrebbero evoluti? Ci viene in soccorso Nathaniel Hawthorne:«Bisogna riconoscere un merito alla natura umana: quando non è in gioco l’interesse personale, è molto più pronta ad amare che a odiare. E anche l’odio, attraverso un processo graduale e silenzioso, si può trasformare in amore, a meno che il cambiamento sia impedito da una continua recrudescenza di nuovi stimoli che vadano a irritare l’originaria ostilità»; era uno che si intendeva di caccia alle streghe e aveva memoria storica, una qualità purtroppo che si è persa (nei marasmi degli spot pubblicitari?).

L’ultima parola a Oscar Wilde:«L’Odio acceca. L’Amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana». Ecco sarebbe bene che tutte/i guardassimo alle stelle più lontane senza fermarsi alle stelline sanremesi.

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L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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