Bologna: rumore per il popolo? E filo spinato…

di Vito Totire (*)

Non «people mover» ma «NOISE FOR PEOPLE». E intanto alla Rems di via Terracini: inquinamento acustico, bosco limitrofo abbattuto, filo spinato lungo la rete esterna!

Il problema del rumore a Bologna non è mai stato affrontato nella maniera drastica che meritava; paradossalmente solo l’epidemia di covid è riuscita (quasi) a compatibilizzare l’aeroporto con la città, dando la stura,fin dal primo giorno del calo del traffico aereo, a inutili e assurde lamentazioni (solo dai “poteri forti”): è assurdo ovviamente che l’epidemia abbia fatto per l’inquinamento aeroportuale più di quello che dovevano fare i decisori politici che tengono da decenni una intera popolazione in una condizione di distress che sconfina nella tortura…

Ma adesso le istituzioni, incapaci materialmente e politicamente di risolvere la questione rumore (che a Bologna certo non si identifica con il solo aeroporto) hanno aperto un nuovo fronte di inquinamento acustico collegato all’aereoporto: il people mover. In verità RUMORE PER IL POPOLO (per non anglofili).

Il Marconi Express – conosciuto come people mover e abbreviato in MEX – è il sistema di trasporto pubblico che collega l’aeroporto di Bologna con la stazione centrale (**) Produce gran rumore. Secondo alcuni in maniera sorprendente o imprevedibile. Si dice che tutto era programmato per la prevenzione, il fono-assorbimento eccetera. Noi che da decenni seguiamo le questioni ambientali nei loro riflessi sulla salute umana abbiamo sempre condiviso l’imput del giudice Raffaele Guariniello che, parlando della salute nei luoghi di lavoro, ha focalizzato il principio secondo cui «le condizioni di sicurezza devono preesistere all’avvio della attività lavorativa». Non si tratta dell’opinione personale di un giudice ma di un principio costituzionale. Questo principio va esteso dal luogo di lavoro all’ambiente di vita.

Risulta dunque tardiva la discussione odierna sulla rotaia “RUMORE PER IL POPOLO” : la compatibilità acustica doveva essere garantita dal primo giorno di funzionamento. Invece ancora una volta si dovrà intervenire con la logica del the day after.

Di recente – in occasione della istruttoria pubblica per i Prati di Caprara – abbiamo sostenuto che il rumore accettabile attorno a un ospedale (in questo caso il Maggiore) è quello dello “stormir di fronde” (significa non superare, di notte, il livello di 40 decibels) e che, per questo, l’unica destinazione ragionevole dei Prati è a parco urbano senza nessun tipo di altro insediamento.

Non comprendiamo come si sia potuto dare il via al cosiddetto Mex al servizio dell’aeroporto che di per sé comporta già gravi danni alla salute e alle relazioni sociali delle persone residenti a Bologna.

I cittadini hanno espresso con chiarezza il loro vissuto. Significativa la lettera del signor Mauro Gnudi (su «Repubblica» di Bologna del 31 gennaio 2021); la risposta della redazione mostra empatia nei confronti delle persone colpite dal disagio e dal rumore ma evidenzia come, anche in questo caso, occorrerà intervenire il giorno dopo.

Il territorio attraversato dal Marconi Express – o People Mover che dir si voglia – vede la presenza non solo di abitazioni ma anche di un struttura sanitaria che necessita di tutele di tipo ospedaliero.

Nel settecento, nelle città europee, era abituale lo spargimento di paglia attorno agli ospedali per attutire i rumori delle carrozze di passaggio affinchè le persone malate ricoverate nei nosocomi fossero disturbate il meno possibile. Altri tempi.

E adesso parliamo della REMS – residenza per la esecuzione delle misure di sicurezza – cioè di una struttura sanitaria, gestita dalla Ausl, collocata in via Terracini che necessita di una particolare attenzione, anche per l’inquinamento acustico.

Questioni da focalizzare:

  1. Le norme sulla zonizzazione acustica prevedono che vengano rispettati gli standards più bassi citati dal decreto sul rumore; che sono in Italia 50 decibels di giorno e 40 di notte; precisiamo in Italia, in quanto in alcuni Paesi nordeuropei i limiti di riferimento sono più bassi
  2. Di recente un piccolo bosco attorno alla REMS è stato abbattuto per far posto a un insediamento edilizio; il disappunto e le proteste di pazienti e lavoratori della struttura non hanno fermato l’avanzata del cemento. Per le amministrazioni comunale, regionale e statale un’ulteriore cementificazione del territorio è considerata normale
  3. La struttura in più punti è circondata da filo spinato; che col rumore non c’entra niente ma evoca – come l’esposizione coatta al rumore – un vissuto di angustia e costrittività
  4. Le persone “ospiti” nella Rems , come tutte, hanno diritto a che il loro sonno non venga disturbato. Come tutti ma alcuni di loro possono presentare una particolare vulnerabilità psicologica e psichiatrica alla carenza di sonno e all’eccesso, anche diurno, di inquinamento acustico.

Cosa proponiamo?

Che amministrazione comunale, Arpa e Ausl agiscano con urgenza un piano di compatibilizzazione dell’impianto, senza escludere l’opzione zero, qualora l’inquinamento acustico non sia riconducibile a veri standards di accettabilità.

Siamo solidali con le persone colpite dall’inquinamento e auspichiamo che la sanità pubblica assuma le iniziative necessarie a garanzia della salute psicofisica dei/delle cittadini/e.

Organizziamo ogni forma legittima e pacifica di pressing.

E già che ci siamo… un quesito al Magistrato di sorveglianza: intende intervenire sul filo spinato?

(*) Vito Totire, medico del lavoro e psichiatra, è portavoce della «Rete per la ecologia sociale»

(**) Molte – e antiche – le perplessità su quest’opera. Per esempio «ilgiornaledellarchitettura.com» titola «Finalmente operativa Marconi Express, la monorotaia sopraelevata di collegamento con l’aeroporto, su progetto di Iosa Ghini Associati. Le criticità di un’opera pubblica dai costi record».

 

Redazione
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