Bologna/amianto: bonificare?

A partire dai capannoni industriali dismessi in via Bignardi

di Vito Totire (*)

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Il 24 agosto abbiamo segnalato, ancora una volta, la necessità di bonificare il cemento-amianto che copre alcuni capannoni del sito industriale dismesso di via Bignardi 14 a Bologna.

L’amianto può attendere?

Subito dopo il varo della legge 257/92 – «Norme per la cessazione dell’uso dell’amianto» – riprese vigore un dibattito nel Paese e nella comunità scientifica circa le procedure, le modalità, le priorità delle bonifiche. Si partiva dalla consapevolezza che nei quaranta anni precedenti erano stati disseminati nel territorio nazionale 2.5 miliardi di metri quadrati di lastre in cemento-amianto.

Non si poteva materialmente bonificare tutto e subito. Ovviamente tutti si era concordi sul fatto che la priorità assoluta erano scuole e ospedali, siti per i quali tuttavia il censimento era avviato da tempo in quanto predisposto dal decreto del ministro Degan – numero 45 del 1986 – precedente alla legge che ha messo al bando l’amianto, dopo quasi un secolo dalle prime certezze sulla sua nocività e dopo quasi sessant’anni dalla prima constatazione relativa alla azione cancerogena.

Subito dopo scuole e ospedali, la comunità scientifica fu unanime nel riconoscere, tra i siti da bonificare con urgenza, gli insediamenti industriali dismessi. Questo per la ovvia ragione che un sito dismesso non è monitorato, non è sottoposto a manutenzione, se ci piove dentro (cioè se il tetto in cemento amianto si buca) … non se ne accorge nessuno, con le tragiche conseguenze immaginabili.

La comunità scientifica e alcune istituzioni (ministero Salute, Regioni, ecc.) hanno ripetutamente descritto e definito le coperture in cemento-amianto come un «rilevante problema di sanità pubblica». La comunità scientifica ha più volte documentato come le lastre, esposte in ambienti esterni, cominciano a rilasciare fibre dopo 18 mesi circa dall’inizio dell’esposizione e che le rilasciano in maniera intermittente ma subcontinua tale da rendere poco rappresentativi i campionamenti istantanei dell’aria soprattutto, per esempio, in giornate piovose.

Almeno l’11-15% della tettoia è amianto, il resto è cemento. Trattandosi di tettoie vecchie è facile che vi sia non solo crisotilo ma anche amianto crocidolite. Tutti gli amianti sono cancerogeni ma la crocidolite è più aggressiva. Tutto questo alle istituzioni locali di Bologna non interessa? SFUGGE ALLA NOSTRA COMPRENSIONE COME MAI IL SITO DI VIA BIGNARDI 14 NON SIA ANCORA STATO OGGETTO D’UNA ORDINANZA SINDACALE DI BONIFICA. I solerti amministratori della città (metropolitana e non) di cosa si occupano? Si stanno impegnando a convincere la popolazione che loro ce la metteranno tutta a cercare di mitigare i disastrosi impatti prossimi venturi (tipo passante di mezzo). Lo fanno con un atteggiamento da cui traspare la assenza di consapevolezza dei poteri di autorità sanitaria del sindaco (ma su questo torneremo) però NULLA O MOLTO POCO DICONO SUGLI INQUINAMENTI IN ATTO. Non parleremo stavolta dell’aeroporto, vicenda che pure assume connotati ormai kafkiani. Oggi chiediamo all’amministrazione comunale (compreso il presidente del quartiere Navile) e alla Procura della Repubblica:

  1. si intende insistere sulla ostinazione del comune di Bologna a NON adottare un provvedimento finalizzato al censimento dell’amianto presente nel territorio, previo obbligo di autonotifica per il gestore/amministratore? è un provvedimento semplice, non oneroso, propedeutico a una politica di pianificazione della bonifica territoriale. Quanto dobbiamo ancora attendere?
  2. per il sito di via Bignardi è stata fatta una valutazione “DINAMICA” del rischio? Stiamo aspettando che un qualche piccolo evento atmosferico avverso faccia volare via le lastre in cemento amianto per poi raccoglierle “col cucchiaino”? A volte una grandinata (come è dimostrato dagli anni trenta del secolo scorso) può spappolare completamente una copertura in Eternit; si spera che, volando via, pezzi consistenti di lastre non colpiscano nessuno come è già successo in Italia in altre circostanze?

NOI ESIGIAMO CHE ENTRO IL 31.12.2016 VENGA INTIMATO ALLA PROPRIETA’ LA PRESENTAZIONE DI UN PIANO DI BONIFICA E CHE ENTRO LA STESSA DATA IL SINDACO DI BOLOGNA ADOTTI UNA DELIBERA (E’ SEMPLICE, DOVREBBE FOTOCOPIARE, LEGGERE, CONDIVIDERE E FIRMARE QUELLA ANALOGA, IN MATERIA, DEL COMUNE DI S.LAZZARO).

AD AGOSTO ABBIAMO DOCUMENTATO IL MOVIMENTO DI PICCIONI CHE STAZIONANO SULLE TETTOIE E CHE, CON LE LORO ZAMPETTE, CONTRIBUISCONO ALLA MOVIMENTAZIONE DI FIBRE DI AMIANTO. IL SITO (ALL’ESTERNO) STA DIVENTANDO RICETTACOLO DI RIFIUTI EDILI E DI ALTRA NATURA (ovviamente degrado attira degrado); LO ABBIAMO DOCUMENTATO FOTOGRAFICAMENTE IERI MATTINA. Cosa altro dobbiamo attendere?

Si sa: l’Italia è il Paese del “day after”; si preferisce intervenire il giorno dopo, come nelle aree terremotate. Anche lì: quanto amianto si è disperso nell’aria? Non lo sapremo mai, tanto il tempo di latenza fra inalazione/ingestione e tumore è lungo decenni…

Campa cavallo che la fibra cresce?

Bologna, 19.11.2016

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(*) Vito Totire è medico del lavoro, presidente AEA – associazione esposti amianto e rischi per la salute

 

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