Una pastora tra i fili del colore

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di Daniela Pia

“Dimentica ieri
Rinasci ogni giorno
Non c’è cosa più bella di questa
perchè il tempo viene e passa
come maggio che è nei fiori,
ma con la fede e con l’amore
farai spostare le montagne.
Tu che nel cuore hai bontà
vivrai in pace e Dio ti condurrà.”
“La luna ci conduce nel mistero gigante…è un lungo viaggio che si compirà…”

Ha iniziato a cantare, quando è rimasta sola: attitidus a salutare chi non c’era più. O inno alla caparbia volontà di tessere fili di storie con l’ago e col pennello.
“Credo che fosse già tutto dentro di me, ma non riuscivo a esprimermi. C’era una cultura che voleva la donna sempre in casa, dove era lei a reggere ogni cosa…Quindi non è che non fosse valorizzata…Basta pensare che nei tempi più antichi le donne hanno anche governato…e c’erano anche le dee –  così si raccontava  Bonaria, ricordandosi figlia di Eleonora d’Arborea  e di Janas pur consapevole del fatto che nella sua isola, la Sardegna, nel passato non a tutte le donne era consentito  esprimersi in piena libertà .
Questo suo  “dentro” da raccontare, per svuotare il mondo che le premeva dentro era grande: narra del tempo in cui, da amazzone a Tuscania, paese ove era giunta, la gente la guardava passare a cavallo, pastora, migrata con la sua famiglia in cerca di fortuna. Non dimenticava che era dal mare della Barbagia che aveva preso il largo. Orune il porto da cui era salpata.
Una specie di Bruja una stranja, una cui mancava un venerdì pareva.
Alle streghe che sognano colori e storie e che le traspongono sui muri, i mariti , come i confini, vanno stretti. È già grande quando si sposa, quasi zitella, ma non dura la storia. Troppo era libera Bonaria che “disobbediva ” alle regole. Troppo chiamava da dentro l’urgenza di trovare un ordito da riempire con i fili che costruivano trame che si facevano arazzi, e mosaici, e murales, pagine che hanno fatto della sua casa un libro, in cui le tele brillanti della sua cosmogonia hanno saputo narrare l’anima bambina, il senso profondo dell’umana avventura, la coscienza di sé. Coscienza che, a Bonaria Manca, si è rivelata quando aveva quasi 60 anni e che la pone a fianco pittori del calibro di Antonio Ligabue e di Pietro Ghizzardi.
L’Associazione per Bonaria Manca si spende da tempo affinché la sua casa che custodisce le sue opere divenga un  Museo dal quale si possa dispiegare lo spirito antico che da dentro le parla e ci parla e che svolge il suo filo conduttore con una sorellanza che ricorda Frida Khalo.

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Daniela Pia
Sarda sono, fatta di pagine e di penna. Insegno e imparo. Cammino all' alba, in campagna, in compagnia di cani randagi. Ho superato le cinquanta primavere. Veglio e ora, come diceva Pavese :"In sostanza chiedo un letargo, un anestetico, la certezza di essere ben nascosto. Non chiedo la pace nel mondo, chiedo la mia".

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