Breviario 4 – Non uccidere

di Mauro Antonio Miglieruolo

Dopo Dante e le sue cento cantiche all’artista sembrerebbe non sia permesso che andare alla ricerca di Dio.

Molti ritengono possibile e doveroso continuare la ricerca. Ognuno a modo proprio. Mahler buon ultimo, in un percorso lungo 10 sinfonie, nell’alto di un misticismo che non disdegna di procedere con i piedi ben piatati in terra. Lorenzo Perosi, nel senso limitato proposto da ogni religione. Oppure Strawinsky che nella profana Festa della Primavera (Sagra della Primavera) non prevedendolo (o forse sì?) gli si è più di tutti a Lui avvicinato. Scoprendo la natura, il vitalismo in atto nel mondo, ha scoperto Dio.

La ricerca continua. Ma è inutile. Non approda a nulla. Nulla di essenziale. Nessuno mai a Dio può anche solo avvicinarsi. Tant’è che le religioni, che presumono di farlo, nelle loro manifestazioni tendenzialmente più di tutti se ne allontanano. E se pure il genio riuscisse a formulare un dato sensibile e accettabile, che aprirà alla speranza d’essersi avvicinato, in realtà, ancora una volta, se ne sarà allontanato. Perché comunque lo avrà ridotto a dimensione umana, piccola, terrena. Dimensione dell’intelligenza. Cioè di qualcosa che lavora per sapere, anche ciò che non può sapere… Non affermo, biblicamente, che non debba: che non è alla sua portata. E, forse, nemmeno importante. Non è importante frugare dentro dio. È importante lasciare che agisca in noi.

Perché se Dio esiste ed è nel mondo, è anche dentro ogni qualunque che con il lumicino della volontà cerca nel buio della sua esistenza in qual modo possa individuarne la presenza. La presenza di colui che ai suoi occhi giustifica il mondo e giustifica la sua stessa esistenza. Cercando dunque conferme che ha senso trovare ed è possibile trovare quando le si cerca dentro di sé.

In ognuno è la presenza di Dio, essendo ognuno Figlio di Dio, legittimo erede del suo patrimonio. Che ha molti nomi, e io qui mi contento di evocarlo in quelli semplici e comprensibili di felicità, abbondanza, gioia. Offerta fin troppo trascurata (oscurata dai Padroni del Vapore) che spetta ai figli dell’Imperatore dei Cosmi riscoprire e far propria.

Cercatelo in voi dunque. Adoratelo adorandovi. Siamo piccoli che possono diventare grandi, grandi per la grandezza dell’anima che scopre sé stessa e le verità universali. Tra le prime la seguente: che il primo dovere dell’uomo è diventar tale, superando ogni ostacolo, vincendo su mille avversari. Tra le quali campeggiano vanità, superbia, indifferenza.

Adoratevi, cioè rispettatevi. Ognuno sia sostegno, non minaccia per il suo simile. Non ne abusi, non ne sfrutti le fatiche e neppure ne succhi la vitalità. Non uccidete, qualunque siano le ragioni che vi sollecitano; ragioni che, sicuramente, sono di altri, di coloro che vi spingono e convincono e costringono a uccidere.

E con questo ho detto tutto quel che c’era da dire.

 

Miglieruolo
Mauro Antonio Miglieruolo (o anche Migliaruolo), nato a Grotteria (Reggio Calabria) il 10 aprile 1942 (in verità il 6), in un paese morente del tutto simile a un reperto abitativo extraterrestre abbandonato dai suoi abitanti. Scrivo fantascienza anche per ritornarvi. Nostalgia di un mondo che non è più? Forse. Forse tutta la fantascienza nasce dalla sofferenza per tale nostalgia. A meno che non si tratti di timore. Timore di perdere aderenza con un mondo che sembra svanire e che a breve potrebbe non essere più.

2 commenti

  • Mariano Rampini

    Grazie Mauro. Ho finora letto con passione più o meno crescente i tuoi contributi. E questa tua personale riflessione sull’idea di Dio non poteva non colpirmi. Forse perché anch’io, cresciuto tra parrocchie e scuole religiose (almeno fino alla terza media, poi passai all’istruzione pubblica) domande su “cosa” fosse realmente Dio non ho mai smesso di farmele e farle. Ho ricevuto nel corso degli anni numerose risposte, tutte diverse e a volte antitetiche. Ma tutte riassumibili nella parola “Fede”. Per questo il tuo contributo arriva come l’evangelica goccia d’acqua a offrire un’altra, possibile e condivisibile lettura della fede. Credere in noi stessi come rappresentazione vivente di un disegno universale al quale possiamo dare ogni tipo di nome. Ma dovrebbe comunque essere un disegno senza regole nel quale ognuno di noi esseri viventi (tutti, nessuno escluso) porta la sua minuscola punta di colore. Senza imposizioni, dettami, norme da rispettare se non quella – stranamente evangelica ma forse la meno ricordata – di porsi nei confronti dell’altro come fossimo noi stessi. Grazie quindi. Con un’ultima, piccolissima postilla: non sono del tutto sicuro che le tue parole siano davvero “tutto quello che c’era da dire”. Perché per noi che coltiviamo il dubbio, l’ultima parola non è ancora stata detta…

  • Ti ringrazio Mariano. Ti ringrazio per aver accettato di capire. L’anima tua già incline a capire.
    Non si tratta di intelligenza. Si tratta di essere, anche solo in potenza, disposti al dialogare con il mondo, con gli altri, con noi stessi. Di essere disposti a cercare senza presumere di avere la soluzione d’ogni cosa.
    Per altro è vero, convengo. Detta l’ultima parola, altre milioni di ultime (e penultime) aspettano di essere pronunciate.

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