Brick and Mirror (Mattone e specchio) – Ebrahim Golestan

(visto da Francesco Masala)

inizia come un noir anni ’60, un taxi percorre le strade della città di notte, con le luci delle insegne pubblicitarie che lampeggiano, e la radio che racconta qualche storia.

ma non è New York o Parigi, è Teheran nella prima metà degli anni ’60.

il film racconta una piccola storia, di un tassista e una bambina abbandonata.

ricorda il neorealismo, per tutto il film, ma un neorealismo più nero di quello italiano, senza spazio per la commedia.

e con il passare dei minuti il film ti conquista e non ti molla più.

appare anche Forugh Farrokhzad (la passeggera del taxi).

buona, imperdibile, visione.

 

QUI il film completo, con sottotitoli in italiano, su Raiplay

 

Il tassista iraniano Hashem trova un neonato abbandonato sul sedile posteriore della sua vettura dopo aver dato un passaggio a una giovane donna. Con la fidanzata Taji, cerca di capire cosa fare del piccolo. Mentre Hashem vorrebbe liberarsene, Taji desidera tenerlo. Inizierà così una lunga notte di ricerche per le strade di Teheran.

da qui

 

…Noto nel mondo anglosassone per la sua attività letteraria, Ebrahim Golestan, già conosciuto come traduttore in persiano moderno di Ernest Hemingway e Mark Twain, è ancora un oggetto poco indagato per la sua breve esperienza cinematografica, finita con l’abbandono dell’Iran. L’anno prima di partire per l’Inghilterra aveva realizzato il suo secondo e ultimo lungometraggio, Secrets of the Treasure of the Jinn Valley (Asrar ganj dareheye jenni). Nel 2015 la 30.ma edizione de Il Cinema Ritrovato a Bologna gli ha dedicato una sezione con diversi documentari oltre ai film citati. Dopo, è nata una collaborazione diretta del regista con il Laboratorio L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna che lo ha visto seguire di persona il nuovo restauro, potendo così reinserire tutti i tagli e curare il grading così importante. Si è partiti dal negativo di ripresa originale e per il sonoro da una copia in persiano del film. Il restauro è terminato nell’agosto del 2018 ed è quello messo in onda da Fuori Orario e oggi disponibile sulla piattaforma web della RAI.

da qui

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Un commento

  • Ha ragione Francesco Masala: un film bellissimo, quasi un capolavoro. Spero che persino chi non ama i film “lenti” capirà le ragioni del regista per alcuni tempi allungati e/o ripetizioni come per altre improvvise accelerazioni. Scene ironiche (nel bar, al commissariato) si mescolano a passaggi drammatici: la lunga sequenza dell’orfanatrofio resterà a lungo nella memoria di chiunque vedrà il film.
    Il troppo breve riassunto della trama (ripreso da FilmTv) non rende ragione delle tante complessità: il protagonista è un “indeciso… a tutto” e lei non è la sua “fidanzata”. Anzi l’incerta definizione di Taji, il moralismo e le paranoie di Hashem per i vicini spioni sono un elemento chiave della storia. Il piccolo – cito la trama – o il neonato (non proprio un parto recente comunque) è una bimba: come inganna l’italiano neutro…

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