Buffalo Bill: la verità non abita a Hollywood

Chief Joseph racconta il film di Robert Altman. A seguire una scheda su Toro Seduto.

Il 24 giugno 1976 esce negli Usa il film di Robert Altman «Buffalo Bill and the indians, or Sitting Bull’s history lesson» (in italiano molto semplificato in «Buffalo Bill e gli indiani») con Paul Newman, Burt Lancaster, Frank Kaquitts, Geraldine Chaplin, Joel Grey, Harvey Keitel, Kevin McCarthy, Will Sampson, John Considine, Shelley Duvall, Denver Pyle, Evelyn Lear.

 

Nella lingua dei Lakota Sioux il suo nome era Tatanka Yotanka ma per i “bianchi” si chiamava Sitting Bull (Toro Seduto). Nel 1885 il leggendario capo dei Sioux accetta di partecipare per qualche mese allo spettacolo allestito da “Buffalo” Bill Cody. Ed è a questo fatto storico che Altman si ispira per la realizzazione del suo film. Sotto il tendone di quel circo-rodeo si sviluppa un altro incontro-scontro fra l’uomo bianco e quello rosso o meglio fra la cultura degli invasori europei e quella dei nativi.

L’idea interessante sviluppata da Altman è far incontrare i due uomini al di fuori delle battaglie e delle guerre affinché possano “esplodere” le due culture a livello personale, sociale, politico e religioso. La storia dell’America viene completamente ribaltata. La lotta dei bianchi contro i nativi non è solo un problema di espansione territoriale ma soprattutto di cultura e stili di vita. Il bianco, plasmato dalla logica capitalista, non poteva assolutamente accettare la filosofia di una civiltà che rifiutava lo Stato, la proprietà privata e addirittura faceva la guerra per mantenere la sua anarchia di partenza.

E’ qui la differenza fra questa pellicola e tanti altri decantati prodotti di (parziale) recupero delle culture native. Un tema sviluppato parzialmente da Arthur Penn con «Piccolo grande uomo» e non assolutamente toccato da «Soldato blu» (campione di incassi) di Ralph Nelson, che aveva fatto sobbalzare gli spettatori dalle sedie per le sequenze finali in cui si vedevano donne native violentate, teste tagliate e buttate in aria, arti umani portati in trionfo e bambini fatti a pezzi.

Rendere giustizia agli indiani non significa solamente evidenziare le atrocità commesse nei loro confronti dall’uomo bianco ma soprattutto raccontare perché “l’uomo civile” ha commesso quelle infamie.

Nelson liquida il problema con una scritta finale secondo cui il massacro di Wounded Knee Creeck venne perpetrato da alcuni ufficiali senza l’avallo del governo americano. Altman sviluppa un discorso ben più complesso ed articolato, all’interno del quale non c’è posto per il bianco che non sapeva. Il regista non fornisce giudizi moraleggianti, si limita a presentare la storia americana in altro modo. E bisogna ammettere che ci riesce visto che la produzione corse ai ripari e tagliò il film di ben 25 minuti. Il film è prodotto nel 1976, più di cento anni dopo il genocidio del popolo indiano ma ancora la verità non si può dire.

Toro Seduto (Tatanka I’yotanka) della tribù Hunkpapa (*)

Nato a Grand River nel 1837 – Morto a Standing Rock 15/12/1890

Toro Seduto era figlio di Four Horses, un capo di secondo piano nella tribù Hunkpapa’, quando era giovane il suo nome era Hakada o Jumping Badger (Tasso che salta) ma quando a soli dieci anni riuscì ad uccidere in una battuta di caccia un bisonte con una freccia gli venne dato il nome Buffalo Bull Sitting Down, per ricordare l’episodio. A quattordici anni prese parte a una battaglia contro la tribù dei Corvi dove si dimostrò un grande guerriero anche se non diventò famoso per il suo coraggio in guerra ma piuttosto per le sue capacità tattiche e organizzative nel combattere contro gli Americani di cui sarebbe diventato il nemico più accanito e pericoloso. Nel 1861 venne nominato stregone degli Hunkpapa: veniva interpellato spesso anche per questioni politiche, tanto che intorno a lui si formò un vero e proprio punto di incontro di tutti i Sioux scontenti. Toro Seduto odiava profondamente gli Americani e si rifiutava di parlare inglese; stimava molto i Franco-Canadesi, facendosi addirittura battezzare da Padre de Smet, un gesuita belga. Nel 1863 fece visita ai Santee nella loro riserva inospitale a Crow Creek. Ciò che vide rafforzò la sua posizione di inimicizia senza compromessi per gli agenti americani, gli speculatori e i coloni. Da allora combattè con ogni mezzo con i soldati che, a dispetto di promesse e trattati, sempre più spesso e sempre più numerosi penetravano nel territorio dei Sioux. Le capacità di combattente di Toro Seduto, per primo il coraggio, furono spesso messe in dubbio e vi furono cento comandanti e capi che in questo lo superarono. Si deve però credere che sia stato un combattente leale e che non abbia mai ucciso né donne, né bambini. Toro Seduto era un uomo forte, un po’ tarchiato, con un viso intenso, pelle piuttosto chiara e capelli castani, una rarità tra gli indiani, che portava legati in due grandi trecce. Il suo viso pieno di cicatrici è certamente una tra i più interessanti volti indiani e certamente il più conosciuto. Rispecchia tutte le qualità tipiche di Toro Seduto: intelligenza, fermezza di carattere, durezza e perspicacia. Era un politico puro sangue nel senso più autentico della parola e aveva il dono di affascinare chi gli stava vicino e di saper trovare gli uomini più adatti per ogni incarico e di raccoglierli attorno a sé, come ad esempio Cavallo Pazzo. Come oratore aveva una grande forza di persuasione che non dipendeva solo dal modo di parlare, ma anche per le sue argomentazioni chiare e convincenti, le sue parole tuonavano spesso a dimostrare la sua ragione come quelle che seguono: «Qual è il trattato che i bianchi hanno rispettato e gli Indiani hanno rotto? Nessuno. Quale trattato stipulato con noi dall’uomo bianco è mai stato rispettato? Nessuno. Quand’ero ragazzo la terra apparteneva ai Sioux, il sole sorgeva e tramontava nel loro paese, potevano mandare in battaglia diecimila guerrieri a cavallo! Dove sono ora quei guerrieri? Chi li ha uccisi? Dov’è la nostra terra? A chi appartiene ora? Quale bianco può sostenere che io gli abbia mai rubato terra o anche un solo penny che gli appartenessero? Eppure mi accusano di essere un ladro! Ho mai preso una donna prigioniera, ne ho mai molestata una? Mai, eppure sostengono che sono un indiano cattivo… Quale legge ho mai infranto? Non è forse giusto che io difenda il mio diritto alla vita? Forse non è lecito perché ho la pelle rossa, perché sono un Sioux, perché sono nato dove hanno vissuto i miei antenati, perché sarei disposto a sacrificare la mia vita per il mio popolo e per il mio paese?».

Dopo vari trattati come era consuetudine degli americani bianchi, per ragioni sempre legate a possedimenti terrieri e/o ritrovamenti di giacimenti d’oro o altri metalli preziosi, scoppiarono diverse guerre tra le tribù indiane capeggiate da Toro Seduto e l’esercito americano, che spesso vide vincitore il grande capo ma che fu costretto a spostarsi in Canada dopo essersi reso conto che i bianchi americani volevano sterminare la sua gente. Il governo inglese aveva concesso loro il permesso, purché rispettassero le leggi della regina. In seguito il governo inglese si rivolse più volte a quello americano per spingerlo a riprendersi i Sioux. Nell’autunno 1878 fu istituita una commissione che si riunì a Forte Walsh in Canada. Il governatore Terry, che prese parte alla riunione da parte americana, si mostrò molto disponibile e assicurò ai Sioux un’accoglienza benevola e abbondanti provviste di viveri, se avessero consegnato fucili e cavalli.

Toro Seduto, presente con altri capi di secondo piano, rifiutò fieramente l’offerta di Terry. Ancora una volta il governo americano aveva dimostrato la propria incapacità nel trattare con gli indiani. In Canada invece gli Inglesi avevano trovato, con il tempo, un modo di comportarsi con gli indiani onesto e corretto, ma certo non avevano l’intenzione e la possibilità di risolvere i problemi indiani degli Stati Uniti. Negli anni seguenti la situazione alimentare dei Sioux in Canada divenne sempre più critica, vi erano sempre meno bisonti, ed erano costretti ad andare a caccia in territori molto vasti per procurarsi la carne necessaria. Nel luglio del 1881, Toro Seduto dovette subire la più grande umiliazione della sua vita poiché dovette lasciare il Canada per arrendersi a Fort Buford con le seguenti parole: «Vi consegno questo mio fucile per mezzo di mio figlio. Spero che almeno lui impari a vivere come i bianchi. Vorrei che si ricordasse che sono stato l’ultimo a consegnare il fucile e l’ho fatto oggi. Se avete qualcosa da dirmi, fatelo ora, poiché non voglio rimanere all’oscuro ancora a lungo. Ho mandato, di tanto in tanto, messaggi, ma non è mai successo nulla di nuovo. Gli altri capi. Re Corvo e Fiele, non volevano che venissi, anche da loro non ho ricevuto buone notizie. Ora spero solo che mi sia concesso di stabilirmi da questa o dall’altra parte della frontiera. Vorrei continuare a fare la mia vecchia vita di cacciatore e vorrei poter commerciare da una parte o dall’altra parte del confine e non vorrei essere costretto a rinunciare. Desidero che il mio popolo possa vivere in una riserva sul Little Missouri. Alcune famiglie rimarranno nella zona delle Wood Mountains e tra le Wood Mountains e Qu’Appelle. Conosco molta gente tra gli Yankton a Poplar Creek e mi piacerebbe che questi e tutti quelli che vivono nella riserva di Standing Rock, venissero nella mia riserva».

Il 29 luglio una nave trasportò Toro Seduto e la sua gente a Port Yates, all’agenzia di Standing Rock. Dopo essere stato liberato dalla sua prigionia cominciò una lunga faida con il comandante, maggiore McLaughlin, un uomo stupido e vanitoso. Quest’ultimo tentò di sobillare gli altri capi dell’agenzia contro Toro Seduto, ma i suoi intrighi fallirono. Irritato, mandò Toro Seduto fuori dalla riserva ogni volta che se ne presentasse l’occasione. Fu così che Toro Seduto partecipò all’inaugurazione della Northem Pacifìc Railroad, incontrò l’ex presidente Grant e ufficiali dell’esercito americano, contro i quali avevano combattuto fino a poco prima, che però ora gli stringevano amichevolmente la mano e fece l’ultima caccia al bisonte nel 1883. Ma Langhlin aveva ottenuto esattamente il contrario: Toro Seduto non solo non era stato liquidato, ma aveva ottenuto maggiore considerazione e popolarità, tanto da suscitare invidia e gelosia nel capo Fiele, suo compagno di lotta al Little Big Horn. Per evitare i meschini litigi della riserva, Toro Seduto prese parte a viaggi in varie città degli Stati Uniti e del Canada. Tra le altre cose collaborò, nel 1885, allo show di Buffalo Bill sul selvaggio Ovest. Tuttavia la reazione del pubblico americano risentiva ancora della manipolazione dell’opinione pubblica, durata anni, da parte delle autorità e della stampa. Mentre in Canada Toro Seduto veniva festeggiato come l’ideale di generale e di uomo di stato corretto, negli Stati Uniti lo si ingiuriava e oltraggiava spesso come assassino del generale Custer. Toro Seduto che non capiva l’inglese, non ne soffrì molto; impassibile, vendeva autografi per un dollaro e cinquanta e trasformò lo show in un grande successo. Buffalo Bill alla fine della tournée gli regalò un cavallo da circo e un grande cappello bianco, con cui il famoso Sioux si faceva fotografare spesso.

Mc Langhlin rimediò un altro insuccesso, mandando per pura cattiveria il famoso capo Sioux nella riserva dei Corvi, i nemici mortali dei Sioux, in Montana. Certo la comparsa di Toro Seduto suscitò all’inizio grande turbamento: Crazy Head, un capo dei Corvi, voleva sfidarlo a duello, ma alla fine i due nemici di sempre si riappacificarono e Crazy Head regalò al suo ospite trenta cavalli di razza.

Toro Seduto rimase fedele al suo modo di vivere, nonostante tutti i tentativi destabilizzanti di Mc Langhlin: allevava il bestiame, coltivava i campi, mandava a scuola i suoi figli ed era rimasto il personaggio più rispettato dei Sioux. Nel 1888 riuscì a impedire che si realizzasse il progetto degli Americani di comprare undici milioni di iugeri di terra al prezzo ridicolo di cinquanta cent a iugero. Ma un anno dopo l’acquisto ebbe comunque luogo. Rassegnato, Toro Seduto concluse: «Non vi sono più indiani, sono l’ultimo!». Toro Seduto predisse che il Grande Spirito avrebbe abbandonato i Sioux a causa della loro vendita sacrilega. Effettivamente poco dopo i Sioux furono colpiti da carestie e epidemie, si creò un clima di tale disperazione che favorì la crescita del movimento Ghost-dance Wovokas. Mc Langhlin ne osservò biecamente lo sviluppo, ora infatti aveva un pretesto per arrestare lo scomodo Toro Seduto ma quando si seppe delle sue intenzioni, alcuni poliziotti indiani della riserva presero le distanze: Bill Cody venne in aiuto del suo vecchio amico, perfino con un carro pieno di regali ma fu rimandato indietro da Mc Langhlin con una meschina bugia. Tuttavia queste iniziative ebbero successo, perché Mc Langhlin non avrebbe ora più potuto permettersi di arrestare Toro Seduto.

Il 12 dicembre 1890 le macchinazioni di Mc Langhlin portarono a un ordine di arresto militare; quarantatre poliziotti indiani della riserva si misero in cammino per catturare Toro Seduto ma non riuscirono perché molti Hunkpapa, inviperiti, si schierarono intorno alla casa del loro amato capo. Tre giorni dopo i poliziotti strisciarono fino alla casa di Toro Seduto e tentarono di portarlo subito via, ma arrivarono i suoi amici; ne nacque un tremendo tafferuglio, partirono colpi: Toro Seduto cadde a terra colpito e con lui anche Bull-head, il poliziotto che gli aveva sparato alla schiena. Red Tomahawk colpì ancora il capo ferito. Alla fine delle lotta gli amici più fedeli di Toro Seduto giacevano morti accanto al corpo del loro capo. E

Sìsuo figlio diciassettenne fu ugualmente ucciso, a sangue freddo, dai poliziotti.

Non vi è dubbio che l’ordine di arresto nascondesse l’intenzione non dichiarata di uccidere Toro Seduto, in un modo o nell’altro. Come molti altri difensori indiani della libertà, anche Toro Seduto cadde per mano di un appartenente al suo stesso popolo. Le spoglie del grande capo Sioux furono sepolte in un angolo del cimitero indiano della riserva di Standing Rock.

(*) dal sito Indianiamerica.it

 

In “bottega” vedi:

– su Robert Altman: Scor-data: 20 febbraio 1925

– su “Toro seduto”: Scor-data: 15 dicembre 1890 e Scor-data: ancora sul 15 dicembre 1890

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Corrado Seletti

    Buffalo Bill
    Risulterebbe originario di Barbigarezza di Compiano (PR); zona Appennino owest che comunica con il versante ligure attraverso il Passo Cento Croci e il Passo del Bocco.
    Molto bene raccontata la storia di Toro Seduto.

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