Calcio al popolo: St Pauli siamo noi

Recensione al libro St. Pauli siamo noi. Pirati, punk e autonomi allo stadio e nelle strade di Amburgo

di David Lifodi

Il St.Pauli non è una semplice squadra di calcio della serie B tedesca: il suo pubblico, in particolare gli ultras, rappresentano un modo di intendere il football ben lontano dai diritti televisivi e dalla concezione di questo sport come d’elite e non più popolare, l’origine da cui è nato.

Quartiere portuale di Amburgo, St. Pauli è qualcosa di più: una comunità impegnata non solo a seguire la propria squadra in base ai risultati, ma a coniugare passione sportiva a impegno politico. Marco Petroni racconta bene, per averle vissute da vicino, tante battaglie degli ultras del St. Pauli per un calcio popolare in un contesto europeo in cui militarizzazione degli stadi e repressione, il dilagante neofascismo nelle curve, trasformate in luoghi di reclutamento per gruppi paramilitari, e l’onnipresente (e invadente) presenza delle multinazionali ha rovinato il football. La tifoseria di St. Pauli, nota per il suo impegno antirazzista (uno dei motti più celebri dei suoi ultras è “Mai più guerra, mai più fascismo, mai più serie C”) e per intendere il calcio in una maniera altra, affonda la sua storia negli autonomen della Hafenstraße, una delle principali vie del quartiere caratterizzata dalle case occupate. È in questo contesto che nasce la commistione tra militanza politica e il tifo sulle tribune del Millerntor, lo stadio del St. Pauli, divenuto insieme alla sua tifoseria un punto di riferimento per i movimenti antagonisti dell’intera Germania e non solo, si pensi solo al legame tra i suoi ultras e quelli della Ternana. Ha ragione Emiliano Viccaro, quando scrive, all’inizio della sua prefazione, che St. Pauli siamo noi “è una cassetta degli attrezzi multiuso, a metà tra l’inchiesta sociologica e il saggio storico, rivolta a chi vede nel calcio e nella passione popolare che lo anima lo specchio della società europea contemporanea, stretta tra neoliberismo, crisi, politiche di controllo e possibilità di trasformazione”. Di fronte al cosiddetto neo-calcio, o calcio business, che trasforma gli stadi in centri commerciali, blinda le curve e impone orari assurdi per disputare le partite secondo i desiderata delle tv a pagamento, la tifoseria del St. Pauli ha sempre risposto con la propria visione politica, fatta di “antifascismo, integrazione e resistenza ai processi speculativi”. Ad esempio, la nascita dell’Associazione dei soci interessati permise ai tifosi di entrare a far parte delle strutture del club: “Nulla può essere deciso sopra le teste dei tifosi, dopo tutto sono stati i tifosi che hanno sviluppato il St. Pauli”. In questo modo, i tifosi-soci venivano inclusi nella gestione del club divenendo una sorta di organo di controllo della società ed evitando così che il club si trasformasse nella creatura personale del magnate di turno, come avviene sempre più spesso anche in Italia a scapito della passione dei tifosi. Il caso del Parma calcio, messo sul lastrico e fatto fallire dall’imprenditore di turno, è uno di quelli più recenti e anche più clamorosi, soprattutto perché ci si è presi gioco della passione dei tifosi. Ad esempio, è grazie alla tifoseria organizzata del St. Pauli che è stata scongiurata la costruzione dello Sport-Dome, un mega impianto che sarebbe assomigliato ad una cattedrale nel deserto, ma ritenuto fondamentale per abbandonare il vecchio e glorioso Millerntor. Il nuovo stadio, tra le altre cose, sarebbe servito anche per far fuori gli ultras, poiché nel progetto era emerso che tutti i posti avrebbero dovuto essere a sedere, per non parlare dell’impatto che avrebbe avuto sull’intero quartiere, con l’inevitabile aumento di affitti, prezzi e traffico. Se lo Sport-Dome fosse stato costruito, a beneficiarne sarebbe stata soprattutto la società, ma l’opposizione fu tale che tutto si concluse con un nulla di fatto. Dalla difesa del tifo come fenomeno popolare contro presidenze che in più di una circostanza hanno cercato di estromettere gli ultras di St. Pauli dalle tribune del Millerntor, la tifoseria si è impegnata anche in campo sociale. Una delle campagne più significative organizzate dagli ultras del St. Pauli ha riguardato la creazione del network antifascista Alerta. L’intento era quello di unire le tifoserie tedesche e non solo accomunate dal comune sentire contro le pulsioni razziste e xenofobe sempre più diffuse nelle curve: “La nostra rete è un gruppo internazionale che riunisce diverse tifoserie di diverse parti del mondo unite nella solidarietà e che lottano per una situazione migliore. Siamo sostenitori, e ci vediamo come parte integrante del nostro sport e non come clienti, siamo attivisti e non consumatori, rumorosi e non addormentati. Ci vediamo sulle barricate o nelle curve”. Tra gli action day più significativi, proclamati ogni anno dal network su determinate tematiche, le campagne “Refugees Welcome” e “Fight Homophobia”, ma anche la difesa del centro sociale Rote Flora, che alcune amministrazioni di Amburgo hanno tentato di sgomberare proclamando politiche securitarie e repressive. Dalle iniziative di sensibilizzazione all’azione diretta, tuttavia, il passo è breve, e più volte gli ultras del St. Pauli hanno contrastato le tifoserie di ispirazione nazista e fascista che incontravano. Celebri gli scontri, in casa e in trasferta, con gli hooligans bone-head dell’Hansa Rostock, vissuti in prima persona anche dall’autore del libro.

Di fronte al crescente potere del calcio moderno, volto ad annullare emozioni, sentimenti e socialità di curve spesso anch’esse più orientate al business che all’evento sportivo, gli ultras del St. Pauli hanno sempre risposto in maniera ribelle e innovativa. Considerati un punto di riferimento dalla sinistra radicale e ritenuti simpatici perché la loro squadra ha la fama di perdente, di certo non avranno mai il privilegio di giocare in Champions League, ma sono riusciti a mantenere alto il loro principale ideale, quello di un calcio liberato da ogni forma di discriminazione.

 

 St. Pauli siamo noi. Pirati, punk e autonomi allo stadio e nelle strade di Amburgo

di Marco Petroni

DeriveApprodi, 2015, Roma

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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