Capitalizzare Marte

Nella puntata 175 di «Ci manca(va) un Venerdì» Fabrizio Melodia, ai più noto cpme Astrofilosofo, si mostra sospettoso sulla “nuova” gara spaziale

«Gli esseri umani esploreranno la Luna, Marte e oltre. È solo una questione di chi, quando, quali valori porteranno con loro, quali lingue parleranno, quali culture diffonderanno» scrive il fisico statunitense Michael Douglas Griffin.

In questi giorni, tra poche notizie buone e molte terribili, una “distrazione” è lo Space X, primo passo del nuovo progetto per la futura terraformazione di Marte (di cui avevo parlato in un precedente post).

La Crew Dragon è partita dalla famosa Cape Canaveral – poi ribattezzata Cape Kennedy – con la coppia di astronauti bardati con tute che ricordano da vicino quelle del film «2001 Odissea nello spazio». Si è agganciata il 31 maggio alla Stazione Spaziale Internazionale. L’operazione è stata completamente automatica anche se gli astronauti avrebbero potuto correggere la rotta con un sistema studiato apposta per Space X.

I cori di gioia sono stati unanimi, con Trump a elogiare il nuovo corso dell’astronautica e della conquista del cosmo. Non molto tempo addietro, poco prima dell’esplosione della pandemia Covid-19, Trump aveva – senza alcuna apparente ragione – aperto le casse dello Stato per Elon Musk, creatore dello Space X, ricavando persino il simbolo della missione ispirandosi al logo di Star Trek (copiandolo di brutta secondo George Takei, il signor Sulu della serie originale, che si augura Trump paghi i diritti d’autore).

I ricconi stanno pensando di tagliare la corda? Marte sarà il nuovo Club Med iper esclusivo dove l’umanità dei VIP potrà ricominciare in un nuovo capitalismo? Questi i valori che gli umani porteranno su Marte?

La NASA, ormai un anno addietro, ha ufficializzato il progetto di aprire la Stazione Spaziale Internazionale al turismo, per raggranellare utili finanziamenti. Ora Space X si aggancia. A quando le Grandi Astronavi? Tutto è lecito… come per le Grandi Navi a Venezia, basta pagare.

Il filosofo Roland Barthes, in «Miti d’oggi» aveva scritto: «È probabile che se a nostra volta sbarcassimo su Marte quale l’abbiamo costruito non vi troveremmo altro che la Terra stessa, e tra questi due prodotti di una medesima Storia non sapremmo risolvere qual è il nostro. Infatti perché Marte sia giunto al sapere geografico bisogna pure che abbia avuto anche lui il suo Strabone, il suo Michelet, il suo Vidal de la Blanche, e, facendoci sempre più vicini, le stesse nazioni, le stesse guerre, gli stessi scienziati e gli stessi uomini che abbiamo avuto noi». Bella provocazione.

Specchio specchio, come nell’episodio di Star Trek dove viene rappresentata una Federazione guerrafondaia e totalitaria? Distopia o ipotesi plausibile?

In conclusione l’economista e scrittore spagnolo José Luis Sampedro: «Spendiamo milioni e milioni per cercare acqua su Marte e non facciamo niente per conservarla qui e per cercarne di più per quelli che hanno sete».

SUL NUOVO CAPITALISMO SPAZIALE cfr Crew Dragon, Marte e noi

 

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

3 commenti

  • Fabrizio Melodia

    Forse Sampedro è un po’ esagerato nel limitare o annullare le missioni su Marte per investire sul fabbisogno d’ acqua? Forse sarebbe meglio tagliare del tutto le spese militari? Ma se non ci uccidiamo a vicenda, che speranza può esserci per la Terra di guarire da un cancro esteso come quello umano? Possibili risposte a queste e altre domande in un prossimo post, sempre che non mi arrivino in casa i Men in Black. Stay tuned!

    • Corrado Seletti

      Leggendoti mi è apparso come un lampo il film di Neil Blomkamp “ELYSIUM”, che consiglio di vedere a chi ancora non l’avesse fatto.
      Tornando ai tempi nostri, cioè alle diseguaglianze, uno dei temi scottanti riguarda la MANCATA DISTRIBUZIONE DELLA RICCHEZZA.
      Come dire: da una parte, sul pianeta terra, popoli “ridotti in mutande”, mentre dall’altra l’1% sta’ progettando di colonizzare il pianeta Marte, arrivandoci dopo breve tappa sul satellite Luna.
      “Quando non sai che fartene di tanta ricchezza “avidamente” accumulata puoi anche decidere di andare a vivere su Marte”
      La storia però ci insegna che, al momento opportuno, i “sassolini” a volte possono fermare i giganti!

  • Certo il capitalismo spaziale è un problema nuovo e complesso e che si presta all’attenzione e all’analisi critica. Nelle pagine della storia dello spazio le trame dell’avventura si legano troppe volte a quelle degli interessi. Tuttavia ci sono molti esempi di grande passione, di vite dedicate alla ricerca, al sogno, all’avventura. Ragazzi profondamente dediti alla scoperta scientifica passano notti insonni, lavorano costantemente e con entusiasmo. Se i potenti sfruttano questo romanticismo, non possiamo però non ricordare sempre i loro sforzi, il loro slancio verso la conoscenza. Perché se un razzo vola e percorre 500 milioni di Km è la scienza che si migliora è la tecnologia che si rafforza.

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