Carceri turche: anche il silenzio uccide

di Gianni Sartori

Nella prigione (di tipo F) di Tekirdag, dove scontava l’ergastolo, è morto un prigioniero politico curdo. In carcere dal 2007, Zulkuf Gezen era in sciopero della fame illimitato per protestare contro l’isolamento a cui viene sottoposto il leader curdo Abdullah Ocalan. Attualmente sono centinaia le prigioniere e i prigionieri politici (e altrettanto numerosi i militanti fuori dalle carceri, anche in Europa: a Strasburgo, Parigi, Bruxelles, nel Galles…) che con questa radicale protesta – alcuni da più di cento giorni come Leyla Guven – esprimono la loro ribellione nei confronti della politica carceraria adottata da Ankara.

Da ulteriori informazioni sembra che Zulkuf Gezen abbia voluto darsi volontariamente la morte.

Una protesta, la sua, contro il fascismo turco ma anche contro il vergognoso silenzio che incombe sulla lotta estrema di migliaia (circa 7mila, molti dei quali in situazioni critiche) di prigionieri e militanti curdi.

Membro del PKK, Gezen era stato condannato all’ergastolo dodici anni fa. La sua decisione di darsi la morte, per impiccagione, è la conseguenza dell’immonda mancanza di umanità – una inerzia che sfiora la complicità con il regime di Ankara – di cui stanno dando prova il Consiglio d’Europa e il suo Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) il cui compito sarebbe (a questo punto il condizionale è d’obbligo) far rispettare i diritti dei prigionieri.

Vale ricordare che questo sciopero della fame – iniziato da Leyla Guven, ormai 131 giorni fa – viene portato avanti da circa 7mila detenuti ma anche da un centinaio di attivisti, militanti, membri di associazioni e deputati curdi. Sia in Kurdistan che in Europa (14 a Strasburgo sono ormai al 92° giorno).

La richiesta dovrebbe essere (ma purtroppo i grandi media e gli esponenti della “politica” tacciono) nota all’opinione pubblica e alle istituzioni internazionali: la fine dell’isolamento per Abdullah Ocalan e la ripresa delle trattative fra Stato turco e PKK per individuare una soluzione politica per il conflitto.

Come si leggeva in un comunicato «ogni minuto in più che trascorre è diventato cruciale. Occorre agire e agire in fretta per evitare altre morti». Infatti decine e decine di militanti in sciopero della fame hanno superato da diversi giorni quella che viene considerata la soglia critica. Dopo di cui c’è solo la morte o conseguenze irreparabili a livello sia fisico che psichico.

Vorrà la vecchia Europa rimanere ancora indifferente e – come nel 1981 con quella dei prigionieri repubblicani irlandesi – avere sulla coscienza anche la vita di questi militanti?

 

 

Redazione
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Un commento

  • Comunicato stampa: Erol Aydemir in sciopero della fame a Cagliari

    Il rifugiato kurdo a Cagliari Erol Aydemir ha intrapreso uno sciopero della fame per la fine dell’isolamento e la liberazione del leader kurdo Abdullah Öcalan.
    Erol Aydemir, trentenne, di prossima iscrizione al corso di laurea in Agronomia all’Università di Sassari, si unisce così allo sciopero della fame di migliaia di kurdi che, per la stessa ragione, in Medio Oriente e in Europa, stanno attuando uno sciopero della fame di protesta contro le condizioni di completo isolamento di Ocalan che da vent’anni si trova nell’isola-carcere in Imrali in Turchia e per la sua liberazione.
    Öcalan, conosciuto anche come il Mandela della Turchia, fu rapito dalle forze speciali turche, dopo la sua visita in Italia nel 1999.
    Abdullah Öcalan, sul quale milioni di kurdi ripongono la speranza di un futuro di pace e di libertà democratiche, abbandonò l’Italia aderendo alle richieste dell’allora Governo D’Alema che agì condizionato dalle pressioni americane e turche.

    Ad oggi l’estrema protesta, iniziata da Leyla Güven, parlamentare HDP in Turchia, che oggi si trova in gravi condizioni di vita dopo 134 giorni di sciopero della fame, ha prodotto due morti e decine di persone che si trovano in condizioni di salute decisamente critiche.
    L’obiettivo è anche quello di sollecitare l’attenzione dell’Unione Europea e dell’Italia sulla quale pesa il condizionamento derivante dalle imbarazzanti relazioni politiche, economiche e militari con lo Stato turco.

    Per tutte le notizie relative e gli approfondimenti del caso, gli organi di informazione sono invitati a partecipare alla Conferenza stampa che si terrà domani in Cagliari alle ore 11.30, presso lo studentato occupato “Sa Domu” di Via Lamarmora 126.
    Cordiali saluti
    Antonello Pabis
    Per info:3332384701

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