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La Bottega del Barbieri

CasaPound, questa conosciuta

di Andrea Liparoto  (*)

In vista dell’annunciata manifestazione nazionale del 29 maggio, un breve dossier sull’identità fascista e sulle pratiche quotidiane della tartaruga frecciata

Sangue e suolo” è tutto un programma. E una storia, lunga e inequivocabile. Com’è noto, CasaPound ha annunciato per il 29 maggio una manifestazione nazionale col fine di “rivendicare la libertà e i diritti degli italiani”. Un dettaglio illustrativo, in particolare, sa pesantemente di abuso storico e vergognoso nostalgismo: “Lo facciamo portando alto il Tricolore, che affonda le sue origini in un’epopea fatta di sangue e di suolo”.

“Sangue e suolo” è la traduzione italiana di “Blut und Boden” che fu di fatto il fondamento “ideale” della Shoah: il sangue del popolo tedesco, legato alla terra destinatagli per origine sacra, dava vita ad una sorta di aristocrazia che non poteva, non doveva essere infettata da razze inferiori. Questa espressione ricorreva spesso nella propaganda nazista, nei discorsi pubblici di Hitler, Himmler e Goebbels.

Discorsi talmente ben conosciuti – ed assunti – da CasaPound da metterne il cuore maledetto nel proprio intento di lotta. Ma non si pensi che sia una novità questa continuità.

Questa adesione a principi delinquenziali. CasaPound è nata su un dichiarato impianto fascista, che – già criminale di suo – porta naturalmente con sé anche tutte le compromissioni col nazismo e passaggi di attività di servitù nei confronti del Fuhrer.  Il tempo è lì a testimoniarlo. Violenza e permanente richiamo agiografico, oltreché apologetico, a figure di spicco del regime, ai loro metodi, al chiasso dei loro slogan e simbologie, sono la cifra dell’attivismo di CasaPound, della sua palese e insistita infrazione della Costituzione antifascista.

Milano, 29 aprile 2021. Commemorazione per Sergio Ramelli (Imagoeconomica)

È di qualche giorno fa – ma trattasi di un appuntamento fisso negli anni – il concerto di saluti romani alla commemorazione a Milano di Sergio Ramelli, con la partecipazione anche di parlamentari di Fratelli d’Italia. Figura tragica Ramelli, vittima della folle violenza politica degli anni 70, che CasaPound non smette di usare come grancassa della propria esistenza. “Sergio” – è scritto in un recente post sulla pagina FB CasaPound italia – rappresenta ancora la determinazione nel sostenere i propri ideali  e il coraggio di non rinnegarli anche di fronte alla codardia di chi non ha altre armi se non la violenza di gruppo per soffocare una voce fuori dal coro. Il sacrificio di Sergio sia anche per le nuove generazioni un esempio di coerenza oltre che il simbolo di una storia italiana in cui la politica è stata spesso la scusa per una cieca violenza e non un servizio svolto per il bene e il progresso della comunità”. Espressioni roboanti e socialmente angelicate che svaniscono di fronte alla realtà delle pratiche quotidiane dell’organizzazione neofascista. Nel settembre 2020, il Gup di Milano ha emesso 5 condanne proprio per la commemorazione di Ramelli del 2019. Motivazione: “Provocazione di adesioni e consensi e concorso alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste”. Tra i condannati Francesco Polacchi, dirigente di CasaPound e Gianluca Iannone, presidente nazionale.

(da repubblica.it)

La Procura di Bari, notizia dello scorso febbraio, ha chiesto il rinvio a giudizio per 28 attivisti con l’accusa di riorganizzazione del disciolto partito fascista e, per dieci di loro, anche di lesioni personali aggravate. Il procedimento è seguito all’aggressione avvenuta a Bari il 21 settembre 2018 nei confronti di un gruppo di manifestanti antifascisti che tornavano da un corteo organizzato in occasione della visita a Bari dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Questo il racconto – pubblicato dal quotidiano la Repubblica – dell’eurodeputata Eleonora Forenza, testimone diretta del pestaggio: “Stavamo tornando dalla manifestazione quando abbiamo incontrato una donna eritrea con un passeggino spaventata perché in via Eritrea, dove c’è la sede di CasaPound, era bloccata da un gruppo di persone – spiega la deputata – spaventata perché in questo quartiere non è facile avere la pelle scura. A quel punto ci siamo allontanati e ci hanno rincorso e ci hanno aggredito con cinghie e cazzotti: una squadraccia fascista che ci ha inseguito e picchiato, tra passeggini e bambini. Eravamo inermi abbiamo cercato di scansare i colpi”.

Milano, Cimitero maggiore 29 aprile 2017. Foto dalla pagina fb di Lealtà azione

Milano, 29 aprile 2017. Parata al cimitero Maggiore (non autorizzata) in omaggio ai Caduti della Repubblica Sociale Italia, organizzata congiuntamente, da Lealtà Azione FederAzione e CasaPound. Slogan fascisti e gli immancabili saluti romani. Analoga manifestazione al cimitero di Cremona, con delegazioni provenienti da Spagna e Francia, per commemorare Roberto Farinacci. La Repubblica sociale era uno staterello abusivo e fantoccio al soldo della Germania i cui “militi” si resero responsabili di collaborazionismo con i nazisti in non poche stragi di civili come Marzabotto e S. Anna di Stazzema. Roberto Farinacci, gerarca fascista, fu tra i firmatari del Manifesto della razza e fervido sostenitore e attuatore delle leggi razziste del 1938.

Nel febbraio 2020 il succitato Francesco Polacchi è stato condannato per lesioni personali durante l’aggressione a Milano, insieme ad altri, nel giugno 2017, contro un esponente dell’Anpi e un attivista dei diritti dei migranti. Il fatto è avvenuto dopo l’irruzione sempre di CasaPound in Consiglio Comunale. L’interruzione prepotente del lavoro delle assemblee democraticamente elette è azione abituale. È successo Udine il 4 agosto 2020: un gruppo ha contestato il programma di politiche immigratorie del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia.

Questo dichiarò il consigliere regionale Cristiano Shaurli: “L’occupazione di forza dell’aula del Consiglio regionale da parte di CasaPound è un episodio senza precedenti, un gravissimo attacco alle Istituzioni di cui bisogno aver chiara la portata sovversiva, la gravità e pericolosità. È semplicemente inaccettabile che un manipolo di fascisti si introduca illegalmente con megafoni nel Consiglio regionale e interrompa i lavori di una commissione con atteggiamenti intimidatori”.

Per non parlare dell’illegalità dei loro “blitz”. È capitato che militanti dell’organizzazione si siano letteralmente permessi di sostituirsi, di propria iniziativa, alle forze dell’ordine, per allontanare da spiagge e mercatini venditori abusivi. Il 10 luglio 2017, con tanto di pettorina con la tartaruga, CasaPound ha compiuto la sua “missione” sulla spiaggia di Ostia. “Stiamo cacciando i venditori abusivi” così, con fare trionfalistico, Luca Marsella descriveva l’operato in un video. “Sono atti di forza che non possono essere tollerati” dichiarò il prefetto.

Stessa cosa, sempre a Ostia, un mese dopo, in piazza Anco Marzio. Indisturbati.

Poi c’è l’apparato “culturale”: libri, feste, canzoni.

E allora si torna a Francesco Polacchi. Lui e lo stand della sua casa editrice Altaforte – struttura editoriale naturalmente contigua a CasaPound – furono doverosamente allontanati nel 2019 dal Salone del libro di Torino, a seguito delle proteste di scrittori ma anche della Presidente nazionale Anpi, Carla Nespolo, che comunicò severamente di non partecipare più alla presentazione di un libro su Tina Anselmi edito da Manni proprio per la presenza inaccettabile di Altaforte.

Così, nel corso di una intervista al programma radiofonico La Zanzara, si espresse Polacchi: “Sono fascista, Mussolini è stato il miglior statista del secolo scorso. Ha ricostruito un Paese…”. E su questo ultimo punto, alla sottolineatura dell’intervistatore: “Lo ha fatto con la dittatura”, l’editore rispondeva: “A volte servono le maniere forti”.

A seguito di queste dichiarazioni Francesco Polacchi venne iscritto dalla procura di Torino nel registro degli indagati.

È facilmente immaginabile, visti questi precedenti, il tipo di libri presenti nel catalogo di Altaforte. Uno per tutti: “L’ultimo poeta armato. Alessandro Pavolini, segretario del P.F.R.”. Pavolini, criminale di guerra, fondò e comandò le famigerate Brigate nere, corpo militare della Repubblica sociale italiana. Nella scheda di presentazione del volume pubblicata sul sito della casa editrice è scritto: “Quello di Pavolini è un fascismo che non ripone nell’armadio la vecchia camicia nera in vista di una qualche normalizzazione, ma che anzi intende perpetrare lo spirito irriverente e battagliero delle prime squadre d’azione. Tanto da poter esclamare, agli albori di quella esperienza di fuoco e acciaio che fu la Repubblica Sociale Italiana: “Camerati si ricomincia… Lo squadrismo è stato la primavera della nostra vita. Chi è stato squadrista una volta, lo è per sempre”.

Capitolo Feste. La vetrina movimentata del “pensiero” di CasaPound. In questo contenitore si alternano varie iniziative, presentazioni di libri, raduni, concerti. Con evidentissime perle.

Nell’edizione 2020, “Direzione rivoluzione”, un dialogo intorno al volume “A sognare la Repubblica. Mussolini e Bombacci a Salò”. Oppure “ZETAZEROALFA. Forti rockamboleschi venti” pagine di storia del gruppo musicale legatissimo all’organizzazione neofascista. Creatori di testi inneggianti alla violenza e alla gagliarda appartenenza nera. Un esempio: «Primo: me sfilo la cinta; due: inizia la danza; Tre: prendo bene la mira; quattro: cinghiamattanza Questo cuoio nell’aria sta ufficializzando la danza Solo la casta guerriera pratica cinghiamattanza Questo cuoio nell’aria sta ufficializzando la danza Solo la casta guerriera pratica cinghiamattanza! Cinghiamattanza! Cinghiamattanza! Ecco le fruste sonore stanno incendiando la stanza Brucia la vita d’ardito, urlerai: “Cinghiamattanza!” Ecco le fruste sonore stanno incendiando la stanza Brucia la vita d’ardito, urlerai: “Cinghiamattanza!” Cinghiamattanza, cinghiamattanza! Cinghiamattanza, cinghiamattanza!».

Cinghiamattanza

Leader del gruppo, Gianluca Iannone. Per definire rotondamente il personaggio, proponiamo un passaggio dell’intervista rilasciata al quotidiano Libero: “Il fascismo è stato un grande padre, severo e giusto. E responsabilizzante. Mussolini era troppo buono, ha dato una seconda chance a gente che non lo meritava. Siamo fascisti perché siamo convinti che avesse ragione lui”.

Ecco, in breve, il quadro operativo dei promotori della manifestazione del 29 maggio a Roma. Ecco il prevedibile scenario dentro cui si muoveranno e a cui daranno vita i militanti di CasaPound.

Una coerenza inscalfibile di cui nel 2021 occorre ancora scrivere affinché venga contrastata dalle autorità competenti e sanzionata secondo le leggi vigenti e la Costituzione. Ancora scrivere per far sì che le città, le comunità umane, la memoria delle vittime dei crimini nazifascisti non vengano ancora una volta offese.

(*) ripreso da www.patriaindipendente.it dell’ANPI

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • ■ IL TRIBUNALE DI FORLÌ CONDANNA L’ANTIFASCISMO! ■
    Solidarietà alle antifasciste e agli antifascisti condannatx per essersi oppostx all’apertura di un covo fascista a Cesena.

    Mercoledì 15 settembre 2021 al Tribunale di Forlì si è tenuta l’udienza definitiva di primo grado, con relativa sentenza, del processo che vedeva imputate 5 persone per diversi reati riguardanti la composita opposizione contro l’apertura della sede di Cesena di Casapound aperta in Via Albertini 28/D nel gennaio 2018.
    Nella fattispecie, i fatti si riferiscono a delle “pressioni” – che sarebbero avvenute subito prima dell’apertura del covo dei fascisti del terzo millennio – nei confronti dei proprietari del negozio che sarà poi di fatto affittato proprio al gruppo di estrema destra, e a un volantino che ricordava le complicità di chi concede i propri locali a questi gruppi affisso per Cesena, con indicati nomi e cognomi dei summenzionati proprietari.
    Dopo diverse udienze – e diversi presidi antifascisti solidali di fronte al Tribunale – il giudice, Ilaria Rosati, ha assolto una di queste cinque persone e condannato le altre quattro. Tre di queste sono state condannate, con pena sospesa, ad una multa di 800 euro a testa per diffamazione, per la diffusione del già detto volantino, sebbene non ci fosse una sola prova a carico nei loro confronti: né un fermo di polizia con identificazione, né immagini di telecamere e nemmeno il sequestro del volantino in questione. É bastata la sola testimonianza di un paio di poliziotti che dicono di averle viste affiggere il volantino per farle condannare, anche se queste hanno sempre affermato di aver distribuito un volantino differente da quello preso in esame (un volantino esistente, effettivamente diffuso davanti a negozi sfitti, che genericamente, senza far nomi, invitava i proprietari a non affittare i propri spazi a movimenti fascisti).
    Un’altra persona è stata invece condannata a sette mesi di carcere, con pena sospesa, per tentata violenza privata, con l’accusa di avere tentato verbalmente di convincere i proprietari a non affittare il loro negozio ad un manipolo di picchiatori fascisti dichiarati.
    Oltre alle condanne, c’è da aggiungere anche il pagamento complessivo delle spese legali e processuali e un risarcimento di circa 9.000 euro in totale per i proprietari del negozio, Daniele e Francesco Lombardini, padre e figlio (quest’ultimo avvocato) costituitisi come parte civile, che hanno lamentato un danno di immagine e psicologico, telefonate di persone risentite per la scelta di affittare il negozio a un gruppo di fascisti ed esprimendo il timore di ipotetiche ritorsioni.
    In tutto si parla quindi di circa 15.000 euro da dover sborsare se in appello la sentenza di condanna dovesse essere confermata.
    Come già detto altre volte, senza voler fare qui dello sterile vittimismo, queste persone pagano anche per le tante iniziative e lotte antifasciste portate avanti a Cesena a seguito dell’apertura della sede di Casapound (sede che fu oggetto anche di esposti da parte dei condomini dello stabile in cui era situata, che certo non gradivano questo tipo di vicinato, e che oggi risulta in vendita e frequentata pochissimo, con parte del gruppo di Casapound impegnata come settore attivo nell’organizzazione dei cosiddetti “No Paura Day” ed un’altra transitata sul carro di Fratelli d’Italia, partito che in città ha recentemente aperto una sua sede in piazza del Popolo, dove prima c’era la sezione del PD).
    Ancora di più, anche se non una novità, queste condanne ci sembrano il frutto del clima che respiriamo oggi in Italia, dove tra discriminazioni etniche e di genere, aggressioni ai lavoratori in lotta da parte di squadracce private pagate dalle imprese, manovre poliziesche e giudiziarie contro l’opposizione dal basso agli ultimi governi e sempre nuovi e affinati strumenti repressivi non ci deve stupire che un giudice nell’epoca attuale si senta giustificato a condannare quattro antifascistx….per antifascismo! In questo modo legittimando indirettamente la presenza dei gruppi fascisti e delle loro gesta sui territori.
    Ovviamente, è chiaro che le antifasciste e gli antifascisti che sono statx condannatx andranno sostenutx, anche riguardo l’aspetto solidale-monetario per quella che ci appare come una vera e propria estorsione da migliaia di euro.
    Il tentativo palese è quello di intimidire le persone disposte a lottare per un’idea di esistenza in totale contrapposizione con l’ideologia autoritaria, sfruttatrice e sostanzialmente fascista.
    Spetta a tutte e tutti noi – antifasciste e antifascisti, persone libere, solidali – dimostrare che non hanno raggiunto lo scopo, e dimostrare che chi lotta non è mai solx!

    – ANTIFASCISTE ED ANTIFASCISTI DI FORLÌ E CESENA
    – INDIVIDUALITÀ LIBERTARIE

    Per sottoscrivere il presente comunicato, da parte di gruppi, collettivi, spazi etc, la mail a cui fare riferimento è: cesenantifa@inventati.org

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