C’è speranza se questo accade a Malegno e Novellara

Recensioni a «La Padania dell’integrazione» e a «La valle accogliente» (*)

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Il libretto «La Padania dell’integrazione» si apre con una inquietante citazione ripresa da «Le città invisibili» di Italo Calvino.

«A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l’uno dell’altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s’incrociano per un secondo e poi sfuggono, cercando altri sguardi, non si fermano».

In realtà Calvino poi rivela che esiste un’altra Cloe ma quella frase fotografa le assurde relazioni umane in molte città e paesi: ci si incontra ma senza salutarsi, senza darsi una possibilità di “scoperta”. Il bel libretto «La Padania dell’integrazione» ci svela che, come a Cloe, anche altrove (in questo caso Novellara) è possibile fare avvenire gli incontri e le sorprese.

«La Padania dell’integrazione» (Emi: 64 pagine per 7 euri) è scritto da Raul Daoli, che è stato sindaco di Novellara, nel reggiano, dal 2004 al 2014. Qui la percentuale di stranieri raggiunge il 15% della popolazione ed essendo molti gli indiani (lavorano in agricoltura) è nato il primo tempio sikh in Italia. Per non creare ghetti si è deciso di investire nell’educazione, coinvolgendo ovviamente bambine/i ma anche i genitori. Molte le iniziative culturali (fra cui il festival «Uguali Diversi») e sociali: «superando barriere e pregiudizi che ostacolano la creazione di una società multiculturale, si agisce, nella società di oggi, per costruire, nel presente, la società futura, i cittadini del domani». Senza dare fondo alla casse comunali e, anzi, creando futura competitività economica.

Non è tutto facile e infatti Daoli sceglie di aprire il suo libro con «Vita di Li, sceneggiatura per bambina sola»: è la storia di una ragazzina cinese che arriva in Italia a 10 anni e si ritrova a Novellara con genitori in pratica mai visti. Quella di Li è una situazione molto difficile ma il sindaco non si gira dall’altra parte, decidendo che «dietro a tante parole difficili…ci sono sempre le persone». Da lì si parte: «emozionati di essere al loro servizio e di dare un senso ai valori della politica».

Contemporaneamente al libro di Daoli esce «La valle accogliente» sempre Emi: 64 pagine per 7 euri) di Paolo Erba, Eugenia Pennacchio e Silvia Turelli. Erba, formatore di professione, è l’attuale sindaco di Malegno, nel bresciano; le altre due autrici fanno parte della cooperativa K-pax, attiva nel progetto «Accoglienza diffusa».

«La valle accogliente» racconta l’esperienza di Malegno, comune di 2000 abitanti in provincia di Brescia, dove dal 2011 l’amministrazione e la Cooperativa K-pax hanno dato vita a un progetto di micro-accoglienza diffusa. Nato inizialmente per accogliere 116 persone fuggite dall’Africa e precedentemente inserite in un fallimentare programma di accoglienza, questo progetto ha permesso di impiegare i 116 ragazzi in diverse attività: dalla cura del verde pubblico, all’agricoltura, a stages di lavoro. Grazie a queste esperienze, gli 11 Comuni che si sono impegnati e la cooperativa L-pax hanno trasformato quello che avrebbe dovuto essere un «peso» e «problema» in una risorsa, restituendo nel contempo dignità e salute a coloro che l’avevano persa anche perché, arrivati in Italia, erano stati isolati a Montecampione, cioè «a 1800 metri di altitudine». Un risultato positivo ottenuto senza gravare sulle casse comunali, ma attingendo invece da fondi europei, con la collaborazione di realtà impegnate nel sociale.

I due libretti fanno parte di «L’italia migliora», una collana Emi (diretta da Andrea Segrè e Marco Boschini) che si presenta come «Piccole guide per rifare un Paese»: e tali sono cioè piene di materiali utili che però non soffocano la passione e la soddisfazione per i risultati raggiunti.

Sia Malegno che Novellara fanno parte della Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, attiva dal 2005, che trova sui media italiani la minima attenzione, più spesso ascolto zero; perché al nostro giornalista “tipico” non piace dare le buone notizie… tanto più se si parla di migranti e profughi. Rimando a www.comunivirtuosi.org/ per saperne qualcosa.

Pur se il giornalismo è sempre più concentrato a raccontare le 4 S (soldi, sesso, santità e sangue) il buon senso suggerirebbe che in tempi di allarme “politico” e discussioni mediatiche (molto superficiali) su costi e benefici, questi due libretti finissero fra le notizie: insomma che i giornalisti raccontassero (o “strillassero” come oggi si fa) “ecco qui l’integrazione riuscita” o qualche titolo del genere che mi pare preferibile a un “dove i profughi non fanno paura”. Purtroppo non accadrà. Le ruspe hanno già spianato molti cervelli.

(*)  Questa  mia  doppia  recensione  esce anche su «Corriere delle migrazioni».

 

 

redaz
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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