Cemento-amianto a Bologna: e se dopo 30 anni…

finalmente si agisse?

di Vito Totire (*)

 

Al sindaco di Bologna

All’assessore Daniele Ara

All’assessora Valentina Orioli

Al DSP Ausl Bologna

All’ARPA Bologna

Al prefetto di Bologna

A cittadine/i

Ai-alle parlamentari dell’Emilia-Romagna

Si trascina oltre misura la presenza di cemento-amianto nel territorio nazionale. Le superfici vanno incontro a fenomeni inevitabili di vetustà e usura riversando milioni di fibre nell’ambiente. Il tema delle coperture in cemento-amianto è stato correntemente definito anche da agenzie istituzionali come «rilevante problema di sanità pubblica»; ma la classificazione non è stata seguita da pratiche coerenti con le premesse.

Il censimento capillare del cemento-amianto – propedeutico al monitoraggio e alla bonifica – è sempre stato rifiutato dal Comune di Bologna e ritenuto dalla Regione una strategia non particolarmente efficace. Un grave errore quello della Regione che poi usa l’esperienza di Rubiera come fiore all’occhiello nei seminari: esperienza che anche noi consideriamo “buona” pur se preferiamo il “metodo San Lazzaro di Savena” potendosi, in verità, coniugare e integrare le due strategie.

Eppure le istituzioni, quando serve, usano il linguaggio delle buone prassi “basate sulle evidenze” salvo poi negare le evidenze quando ci sono.

Comunque mentre alcuni Comuni (pochissimi) hanno messo in campo pratiche virtuose, ergonomiche ed efficaci di censimento – opportunisticamente non avallate e non sostenute dalla Regione E-R – il Comune di Bologna rappresenta, nel quadro generale, il fanalino di coda.

Ciò a causa delle amministrazioni che si sono succedute dal 1992 a oggi nelle quali sindaci ed assessori hanno omesso di affrontare la questione. Nel caso del sindaco Cofferati, tanti anni fa, non fu adottata alcuna iniziativa in direzione del censimento nonostante l’unanimità (sul punto) espressa dalla commissione consigliare competente.

Le amministrazioni successive si sono adagiate sul rifiuto del metodo del censimento che pure avrebbero potuto e dovuto adottare facilmente mutuandolo (anche in fotocopia) dal confinante comune di San Lazzaro di Savena dove ha dimostrato efficacia anche se i risultati positivi potrebbero spinti ancora oltre.

All’attuale amministrazione diamo atto di una diversa e positiva sensibilità già manifestata in un incontro tenutosi a gennaio con l’assessore Ara e con l’assessora Orioli.

Si tratta di andare avanti nel dialogo. Per quel che ci riguarda è “fermo” in quanto non riusciamo ad avere accesso ai dati aggiornati al 2021 sul riscontro di amianto nell’acqua cosiddetta “potabile” ; abbiamo reiterato la richiesta ieri per la ennesima volta alla Ausl.

Essendo apparsa una disponibilità effettiva al dialogo da parte di Ara e Orioli (su delega del sindaco):

  1. La segnalazione , contestuale a questa comunicazione, di coperture in cemento amianto in via Rivani a Bologna, è l’occasione per riproporre la necessità e urgenza di una ordinanza del sindaco, nella sua veste di autorità sanitaria locale, finalizzata al censimento del cemento-amianto con l’obbligo di notifica da parte del gestore o proprietario dell’immobile; l’obbligo di auto-notifica deve essere associato a un piano di monitoraggio/bonifica vagliato criticamente, anche con atti ispettivi, dalle strutture di sanità pubblica di concerto con l’Arpa; ovviamente particolare attenzione occorrerà dedicare a siti dismessi o “semidismessi” come appare quello di via Rivani 41.
  2. In questo momento non possiamo evitare di METTERE IL DITO NELLA PIAGA DELLA NECESSITA’ E URGENZA DELLA BONIFICA DELLE RETI ACQUEDOTTISTICHE (e in rapida successione anche di quelle fognarie); SULLE RETI ACQUEDOTTISTICHE L’«ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO» BATTE DAL 1999; arriva in soccorso la risoluzione europea (ignorata dalla Regione?) dell’ottobre 2021 che dice «bisogna bonificare». Che aspettiamo? Non era «il 110%» l’occasione giusta per inserire negli interventi sul territorio anche la bonifica dell’amianto fra gli “interventi trainanti”?
  3. Infine: la bonifica OGR; non trattandosi di un “sito orfano” non capiamo la ratio del finanziamento pubblico per i costi dei lavori di caratterizzazione; questo è un primo problema; il secondo è: le procedure saranno segrete o partecipate? Ci pare di comprendere che lo stesso Comune di Bologna sia costretto nel ruolo di “invitato/uditore”; CI PARE OVVIO E URGENTE CHE VENGA AVVIATA UNA CONFERENZA PUBBLICA DEI APERTA ALLE PARTI SOCIALI mentre al momento pare gestita con livelli di trasparenza uguali a zero (per le parti sociali) a differenza di altre importanti e significative esperienze di SIN (siti di interesse nazionale) che invece – anche grazie alla partecipazione dei soggetti sociali interessati – hanno avuto epilogo favorevole (vedi conferenze di servizio del sito Fibronit di Bari a cui la AEA e altre realtà sociali del territorio parteciparono)

Alleghiamo foto del sito di via Rivani.

Grazie della attenzione.

(*) Vito Totire è coordinatore nazionale AEA, «Associazione esposti amianto e rischi per la salute»

 

Redazione
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Un commento

  • – AL NOE (nucleo operativo ecologico dei carabinieri) di Bologna
    – Alla Procura della repubblica di Bologna
    – Al DSP Ausl
    Oggetto: cantiere amianto via Caduti e dispersi in guerra
    Il 14 marzo abbiamo chiesto alla Ausl di acquisire copia del piano di lavoro relativo al cantiere di bonifica amianto. Un intervento di bonifica dovrebbe essere motivo di sollievo per i cittadini residenti nell’area se il cantiere viene gestito in maniera trasparente e con un atteggiamento aperto alla partecipazione dei cittadini.
    Così non è stato. Infatti:
    Copia del piano con i relativi (eventuali) emendamenti da parte della Ausl non è stata fornita né alla scrivente associazione né ai cittadini che la hanno esplicitamente richiesta
    Questo ha comportato insoddisfazione e distress per i cittadini residenti lasciando, per essere eufemisti, ampio spazio al dubbio che il cantiere avrebbe potuto essere gestito meglio
    Alla ispezione visiva dall’esterno, nella mattinata del 14 marzo, sono apparsi cumuli di terreno irrorati da collante rosso; il mancato accesso al piano non ha consentito però ai cittadini di comprendere se vi sia stato uso delle ruspe per far affiorare le lastre “sepolte” e (in caso affermativo) se l’uso delle ruspe fosse autorizzato; il diniego (al momento) alla richiesta di accesso al piano ovviamente alimenta dubbi che potrebbero essere prevenuti se vi fosse maggiore trasparenza
    I cittadini hanno osservato come, contestualmente al “cantiere amianto”, fossero in corso altre attività; fatto non eclatante di per sé ma che necessita di trasparenza rispetto all’esistenza di un DUVRI relativo ai rischi da interferenza, ai sensi del decreto 81/2008
    Le polveri sollevate dal cantiere nel suo complesso sono state di rilevante entità non precedute, evidentemente, da quell’imbibimento dei substrati con acqua che le avrebbero potuto e dovuto contenere
    Nessuna informazione è stata data ai cittadini residenti sulla natura delle suddette polveri: inerti, genericamente “fastidiose”, calcaree, silicee ? il tutto dando per scontato che l’amianto sia stato correttamente ed efficacemente segregato
    Nessuna informazione preventiva è stata data direttamente ai cittadini circa la attività del “cantiere amianto” (durata, precauzioni per impedire la diffusione di fibre ecc); l’informazione sull’attività cantiere è stata “autogestita” dai cittadini stessi con l’apposizione di cartelli (fatti in casa, per così dire)
    Rumore: è necessario che i cittadini vengano informati sull’adozione di misure di contenimento del rumore ai sensi della legge quadro 447/1995, della legge regionale E-R 9/5/2001 N.15 E della norma UNI ISO 11728/2018; il fatto (la mancata informazione su questo rischio) è disdicevole considerata la presenza, di fatto confinante col cantiere, di una scuola e delle ripercussioni negative che il rumore ha sul piano cognitivo, soprattutto per l’infanzia
    Il clima di sfiducia – che in generale è un dato sempre preoccupante – nei confronti dei gestori del cantiere e degli stessi organismi di controllo è testimoniato dal fatto che diversi genitori hanno trattenuto i figli dall’andare a scuola, almeno, il giorno di apertura del cantiere, cantiere che comunque ha indotto cambiamenti nella gestione ordinaria della scuola, almeno per un paio di giorni
    Ha aggiunto incertezza, per gli abitanti, il fatto che l’entità della bonifica risultava essere incerta in relazione alla possibilità di ulteriori “ritrovamenti” oltre a quello già affiorato
    Incertezza e disappunto hanno indotto nei cittadini la risposta evasiva dell’Ausl sulla indentità dell’autore del sotterramento di cemento-amianto («non è di nostra competenza» la risposta dell’interlocutore); risposta discutibile, nel senso di non esaustiva, in quanto un organo di vigilanza, se non responsabile diretto delle possibili indagini, deve comunque segnalare il “fatto reato” a chi di competenza e comunque dare messaggi rassicuranti per la domanda di “giustizia” dei cittadini
    Ora la questione non è solo di interesse generale per i cittadini residenti; essi infatti legittimamente contestano un progetto edilizio che se perseguito fino in fondo determinerebbe un peggioramento della qualità della vita in quella determinata area; sono quindi interessati a conoscere in quali condizioni il terreno sia stato venduto, da chi a chi altro e in che periodo; nel caso in cui –a prescindere dalla illiceità (in generale) di sotterrare cementoamianto – se il terreno inquinato fosse stato venduto dopo il 1992 (dopo il varo della legge 257) l’atto di compravendita si configurerebbe come illecito specifico; in questo quadro, per i cittadini (non solo ovviamente per questo motivo) è interessante conoscere il tipo di amianto contenuto nelle lastre (se crisotilo o anche crocidolite) al fine anche di poter meglio ricostruire la cronologia dello smaltimento abusivo
    A una popolazione in condizioni di distress per le prospettive di peggioramento dell’area di residenza come aumento degli indici di antropizzazione e di cementificazione, aumento del rumore, riduzione dell’irraggiamento solare (in questi tempi di guerra vedere preclusa la possibilità di installare pannelli per la energia solare reiterando la dipendenza dalle fonti fossili rappresenta una grave ipoteca per il futuro) occorreva e occorre garantire maggiore attenzione, trasparenza e possibilità concreta di partecipazione alle scelte; la trascuratezza su questo tema determina dinamiche psicosociali nocive per la salute, oltre ai fattori di rischio fisico già illustrati in queste brevi note.
    Grazie per l’attenzione.
    Vito Totire, medico del lavoro , portavoce AEA (ASSOCIAZIONE ESPOSTI AMIANTO E RISCHI PER LA SALUTE)

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