Certe private gioie del Natale – di Mark Adin

Sempre difficile essere laici in un Paese dalla forte connotazione cattolica. E da certe ricorrenze, pressochè impossibile “restarne fuori”. Siccome non mi risulta che lo Spirito del Natale sia compreso nella Costituzione, credo di poter dire, liberamente, che tale festività mi ha definitivamente rotto, soprattutto per come diventata negli anni, insipida occasione per esercitare, una volta di più, ogni ipocrisia.

Dipendesse da me, sul Natale sarei feroce come Dickens. Rileggendo Christmas Carol, è assai facile sostituire Scrooge con molte facce conosciute, fino a ritrovare persino la mia, perché pochissimi ne restano indenni in un sincero confronto con il vecchio perfido egoista. Sono intimamente convinto che il grande scrittore abbia applicato al racconto un epilogo di redenzione solo per esigenze meramente editoriali, covando in cuor suo di renderlo ben più cattivo, o mi fa bene pensarlo.

Sopporto malvolentieri, dunque, la vera e propria persecuzione che mi ritrova, ogni anno, vittima del giro perverso di cene, pranzi, (dei quali non obietto sulle gastriche soddisfazioni, bensì sulla forzatura della scelta di taluni commensali), e della stanca liturgia dei regali, ricevuti da persone alle quali si è effettivamente legati, ma anche da altre/i che manderei volentieri a stendere, con l’implicito odiosissimo ricatto della restituzione del dono, imposto da un protocollo che diventa persecutorio, anche e soprattutto in chi non lo condivide.

Da animali di società, tocca far buon viso, ma dentro di noi cova un sentimento di vendetta che non getterei alle ortiche, bensì terrei buono; lo porterei a maturazione, lo metterei a frutto. In queste melense e artefatte atmosfere di infiocchettati rituali, falsamente dettati dallo spirito natalizio, si può essere parte attiva e sabotare con gioia certe manifestazioni, elevando il dispetto al rango di lotta di liberazione.

Organizzandoci, possiamo innanzitutto raccogliere quelle cose inutili e brutte che conserviamo nevroticamente per oscuri motivi, e con modica spesa trasformarle in regalini da donare alle persone più detestate del nostro umano entourage. Sicuramente ce ne sono, proviamo a fare una lista e la troveremo più lunga del previsto. Divertiamoci a sorprenderli con una visita per loro inaspettata, esibendo un largo sorriso, fatta all’ultimo momento perché, siccome imprevista, sia difficoltoso per loro ricambiare. La preparazione di un bigliettino contenente fuorvianti formule di buon augurio, può aggiungere il tocco d’artista. Sbizzarriamoci, ad esempio, in auspici di pronta guarigione agli inguaribili.

Per il pranzo, non dimentichiamo di offrire vino imbevibile e di smaltire cioccolatini vecchi e salse esotiche di cui temevamo possibili causticazioni esofagee. Mangiamo con gusto lodando la cucina, ma non dimentichiamo di respingere, con affettata cortesia, la pietanza più elaborata che la padrona di casa porta in tavola con maggiore orgoglio, dicendole sottovoce e con garbo che non potete neppure assaggiarne perché ne avete fatto indigestione, dal momento che ve la propongono tutti i santi giorni, in una versione certo meno ricca della sua, alla triste mensa aziendale. Facciamo bere copiosamente l’invitato che non sopporta il vino, versandogliene nel bicchiere ripetutamente, ma sempre poco alla volta, di modo che abbia l’impressione di fare piccoli sorsi e non si avveda dello sturbo che sta per assalirlo, e inneschiamo i più caciaroni intonando sottovoce canzonacce e tenendo il tempo con ritmiche percussioni di posate sui bicchieri, meglio se di cristallo, del servizio buono.

Possiamo intervenire nei discorsi altrui, dando ragione ai più beceri e umiliando e zittendo i giusti, incarognendo i biliosi e sobillando i perfidi, mostrandoci infine sorpresi per la mise della più in tiro profferendo la temutissima frase: “Ma non ce l’avevi già l’anno scorso, questo bel vestitino?”.

Una attività che può portare molta soddisfazione, non dimentichiamoci, consiste nel fare, non visti, boccacce spaventose e gesti minacciosi ai più piccoli, che in genere o si mettono a frignare – e insisteremo per consolarli proprio noi, rincarando la dose – o si chiudono in un sofferto mutismo – e in questo caso consiglieremo, a fine pasto, una supposta di glicerina – perché “credo siano un tantino imbarazzati: Il pasto, buonissimo, è stato un po’… pesantino.”. Se vogliamo poi rasentare il perfezionismo, tenendo in braccio il piccino e intonando lallazioni e gaie filastrocche, potremo infine rilasciare quel peto silenzioso che abbiamo, da persone previdenti, trattenuto per tutto il tempo del copioso pranzo, allo scopo di confermare la costipazione intestinale del ragazzino, attribuendo a lui la colpa e facendolo notare ai presenti, buttandola in ridere: “Ah… Brighella!… così piccolo e così fetente!”.

Ecco: non vorrei con queste poche righe esaurire l’argomento, o peggio ancora istituire modelli o suggerire pratiche certo da tutti ben conosciute: cerco solo di essere propositivo.

Mi si permetta, da ultimo, di raccomandare uno sguardo di cattiveria per gli inermi e gli anziani non autosufficienti. Cerchiamo di essere sempre, ma soprattutto domani 25 dicembre, forti con i deboli e servili con i forti.

Oggi è la vigilia, restiamo perciò diversamente vigili, alla faccia dell’inculcato spirito natalizio, e pronti a colpire.

All’opera, quindi, e Buon Natale a tutti noi cattivi, nostro malgrado vittime.

Mark Adin

Redazione
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7 commenti

  • Bravissimo Mark, molto spassoso. La festa del Natale la trovo deprimente e condivido in pieno il fastidio per il rito di scambio regali, che sistematicamente finiscono in cantina, salvo frettoloso recupero in occasione della visita di coloro che ce lo hanno rifilato. C’era un mio collega che all’augurio di buon natale immancabilmente rispondeva brusco: ”pensa per te, che il mio natale lo passo come dico io!”. Ho tentato pure il riciclo dei peggiori regali destinandoli ai parenti più antipatici, ma ho smesso dopo essermi preso del “pidocchioso avaraccio” da mia moglie… Comunque, coraggio, il Natale passa presto, e pure il capodanno con i suoi trenini, le lingue di suocera, il perepepè e il brindisi di mezzanotte. A proposito, Buon Natale e Buon Capodanno a tutti!

  • Io sono credente, per cui per me il Natale ha un altro significato. Ma siccome per come viene vissuto ti dò ragione e un’altra soluzione: io non faccio e non ricevo regali da quando ho detto basta. Gli inviti li ho aboliti sia nel farli sia nel l’accettarli. Semplice no? Per quanto riguarda gli anziani , io ho in casa i genitori quasi centenari e ti assicuro che non solo domani, ma tutti i giorni sono il mio impegno più grande! Ciao………e non essere troppo cattivo ( te l’ho detto col sorriso sulle labbra )
    Un ciao a Carlo che ho riconosciuto e letto appena sopra

  • Bellissimo.
    Anch’io sto iniziando a stufarmi delle ipocrisie. Per esempio covo un odio sempre più forte verso la parola “Auguroni” che trovo ancora più ipocrita delle altre.

  • Vedo che ho riscosso successo, eppure mi sembra così semplice! Cmq grazie a chi mi approva

  • federica bertelegni

    Si !!

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