Cesena: cosa accade alla casa di riposo Fantini?

di Davide Fabbri

EMERGENZA CORONAVIRUS NELLA CASA DI RIPOSO MARIA FANTINI A CESENA. ORDINANZA DEL SINDACO LATTUCA… CHE FA SCARSA CHIAREZZA SULLE RESPONSABILITA’
Il sindaco di Cesena Enzo Lattuca del PD il 3 aprile – in accordo col Prefetto – ha emanato un’ordinanza urgente senza precedenti. Per motivi di igiene e sanità pubblica, inerente la diffusione del Covid-19 presso la casa di riposo Maria Fantini e casa albergo Maria Fantini, il sindaco ha trasferito all’Azienda USL della Romagna la gestione e il coordinamento dei servizi assistenziali e del personale sanitario e sociosanitario – in maniera straordinaria e temporanea – della struttura, fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.
Il sindaco ha sospeso l’efficacia dei provvedimenti di accreditamento concessi precedentemente dai Servizi Sociali comunali e dall’Azienda USL alla struttura, che si trova in zona centrale a Cesena, fra via Marinelli e via Renato Serra.
Il sindaco fa chiarezza a metà sulle responsabilità di quanto è accaduto all’interno della struttura. Nel testo dell’ordinanza Lattuca cita solo ed esclusivamente la responsabilità del proprietario della struttura (Fondazione Maria Fantini onlus). Il sindaco evita accuratamente di menzionare il fatto che la cooperativa sociale TEAM SERVICE ha in essere con la proprietà una convenzione per il servizio assistenziale, diurno e notturno, attraverso l’utilizzo di operatori socio sanitari (OSS). Pertanto la stragrande maggioranza del personale impiegato in struttura, è della cooperativa TEAM SERVICE, che fa parte – assieme alla cooperativa IL CIGNO – del gruppo PACTUM, che ha come amministratore delegato Anna Grazia Giannini, moglie dell’ex vice sindaco di Cesena Carlo Battistini (del PD).
Alla struttura Maria Fantini nell’ultima settimana ci sono stati 4 morti. Fino ad ora ci sono ben 22 casi di positività al Covid-19 fra gli anziani ospiti della struttura (su circa 60). Al momento gli ospiti sono 51: 15 contagiati tuttora in struttura, 5 infettati ricoverati in ospedale al Bufalini. Sono 7 i casi di positività fra gli operatori del personale della struttura.
Le lacune evidenziate dal sindaco nel testo dell’ordinanza – in merito soprattutto all’inadeguatezza del personale impiegato – sono molto gravi. Ma sono lacune presenti in struttura da diversi anni, in epoca pre-emergenza Covid-19. Si lavora sotto-organico da diverso tempo: ce ne rendiamo conto solo ora?
Chi ha concesso gli accreditamenti (Servizi Sociali comunali e Azienda USL) non ha notato queste lacune nei diversi sopralluoghi e nei controlli periodici effettuati?
Ieri mattina – ad esempio – le ultime tre infermiere rimaste in struttura (sono infermiere a partita Iva, per risparmiare sul costo del personale) hanno dato le dimissioni: carico eccessivo di lavoro e trattamento economico non adeguato.
Il sindaco nel testo dell’ordinanza segnala:
– Carenza di operatori: ora sono soltanto 10 gli operatori presenti in struttura, rispetto ai 21 previsti in pianta organica.
– Insufficiente livello di formazione degli operatori per la gestione dei pazienti contagiati.
– Mancanza di un adeguato isolamento funzionale, nonché la drammatica carenza di personale infermieristico, sia di personale OSS, necessario e indispensabile per gestire il numero crescente di ospiti contagiati.
– Totale inadeguatezza della dotazione di personale attualmente disponibile, non soltanto utile a garantire la separazione funzionale fra le zone della struttura, ma anche per fronteggiare un quadro di contagio virale in espansione, che necessita di tempestive misure di controllo e di contenimento, nonché di personale adeguatamente formato.
– La struttura non ha fornito elementi né sulla futura programmazione in linea con le necessità degli ospiti, né alcuna garanzia di riuscire a reclutare personale in numero adeguato.
La struttura – prima dell’ordinanza del sindaco di sospensione dell’efficacia dei provvedimenti sull’accreditamento – era accreditata per 40 posti di Casa Residenza Anziani (CRA) e 26 posti per Casa Albergo.
Una CRA è una struttura socio sanitaria residenziale destinata ad accogliere anziani non autosufficienti non assistibili nel proprio ambito familiare. L’obiettivo di una CRA dovrebbe essere il mantenimento delle autonomie residue e il recupero delle capacità fisiche, relazionali e mentali degli anziani ospiti, grazie alla presenza – è questo il punto centrale – di personale specializzato, in modo di garantire assistenza nelle attività di ogni giorno, assistenza medica di base, prestazioni infermieristiche e riabilitative.
Sono state fatte verifiche scrupolose sul numero e sulla qualità del personale specializzato impiegato?
Dal 1993 la Fondazione Maria Fantini, proprietaria della struttura, è un soggetto di diritto privato con propria personalità giuridica. Dal 1998 è iscritta all’anagrafe delle onlus. La Fondazione è gestita da un consiglio di amministrazione formato da cinque persone: Proni Stefano (presidente), Boschetti Alessandro, Galassi Giuliano (democristiano, presidente della cooperativa CILS), Pistocchi Giuliano (ex consigliere comunale democristiano), De Paoli Matteo.
Il presidente Proni ha sostituito nel 2017 Giobbe Gentili (morto nel 2018, anche lui democristiano, figura importante per la vita politica della città),alla guida della struttura per quasi 27 anni.
La cooperativa sociale TEAM SERVICE ha come presidente del cda Niccoletta Mammini. Completano il cda i consiglieri Alberto Dall’Ara e Monica Fantini.
Pertanto, per fare chiarezza su tutta questa vicenda, occorre rispondere ai seguenti quesiti:
– Alla struttura sono stati eseguiti i controlli necessari sulle autorizzazioni al funzionamento (da parte dei Servizi Sociali dell’Unione dei Comuni Valle del Savio e dell’Azienda USL) in periodo pre-Covid-19 per la concessione dell’accreditamento?
– La struttura era in regola con numero di operatori, qualificazione e formazione del personale per quanto riguarda il contratto di servizio in appalto alla cooperativa Team Service?

Cesena, 4 aprile 2020

Davide Fabbri, blogger indipendente

 

Davide Fabbri

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