Ci manca(va) un Venerdì – 12

Dove un astrofilosofo del calibro di Fabrizio Melodia ingaggia tenzone con la “rivoluzione” di Steve Jobs

«Le persone cosi pazze da pensare di cambiare il mondo… sono quelle che lo cambiano davvero»: è «Think different», spot pubblicitario della Apple, 1997. E lo slogan è fu scelto da Steve Jobs.
Massima azzeccata di un uomo discusso ma che, a modo suo, ha incarnato per molti la voglia di cambiare il mondo. E – sempre a modo suo – Jobs il mondo l’ha davvero cambiato. E fu insignito di un premio «per aver contribuito a creare prodotti e tecnologie che hanno trasformato il modo di consumare la musica, la televisione i film e i libri».

Chi può negarlo? Nell’arco di una trentina d’anni, pensando in modo differente, Jobs è riuscito a lanciare sul mercato prodotti che hanno rivoluzionato interi settori.
Li ricordo brevemente.
– L’Apple II, che fece prendere corpo al circuito stampato del suo socio e amico fraterno Wozniak nel primo personal computer non destinato a un pubblico esclusivamente amatoriale.
– Il Macintosh, motore di una rivoluzione epocale nei PC casalinghi, rendendo popolari i computer basati su interfacce grafiche e non testuali.
– «Toy Story» e gli altri film animati digitali della Pixar, acquistata dalla Disney quando era in totale fallimento, rendendo possibile l’impiego di computer grafici avanzati per la realizzazione di film d’animazione completamente digitali.
– Gli Apple Store, rivoluzionando il concetto di negozio nel suo ruolo di definizione di un marchio di fabbrica altamente personalizzato e caratterizzante.
– L’I-Pod, che ha mutato completamente il modo di consumare musica, rendendo obsoleto l’uso di supporti fisici e schiudendo la strada all’archiviazione di musica digitale in poco spazio facilmente fruibile.
– L’I-Tunes Store, che ha rivitalizzato l’industria musicale.
– L’I-Phone, che ha trasformato i cellulari in smartphone, ovvero in dispositivi in grado di far ascoltare musica in alta definizione, fare fotografie e video di ottima qualità aprendo la strada al social recording (la presa diretta e la relativa condivisione immediata di contenuti multimediali), scrivere e-mail e navigare in Internet, “rivoluzionando” il mondo del lavoro ma anche i rapporti sociali.
– L’App Store, che ha aperto un nuovo e fertile fronte per la creazione di applicazioni per i supporti relativi.
– L’I-Cloud, che ha tolto il predominio ai computer da scrivania nella gestione e archiviazione dei contenuti, permettendo la condivisione immediata con tutti i dispositivi; perfettamente sincronizzata in tempo reale grazie all’archiviazione sul server centrale.
– La Apple medesima, che grazie a questa filosofia si è trasformata nell’azienda più “preziosa” del mondo.
Un uomo che – pur nella sua arroganza – ha deciso fin da sempre, in totale coerenza, di creare oggetti belli e funzionali per migliorare (dal suo punto di vista… a beneficio di tutti) il mondo; contrariamente a Bill Gates che ha guardato solo al profitto.
Io uso Apple dal 1997, proprio nel periodo di transizione, quindi il mio discorso apparirà di parte. Non ho mai trovato un computer che mi permettesse la tranquillità e la stabilità di lavoro di un Apple, oltre alla semplicità d’utilizzo.
Potrei quasi definire Jobs come l’eroe da romanzo di fantascienza, profeta della buona tecnologia. Ma davvero queste tecnologie, in un futuro sempre più prossimo, contribuiranno a liberare gli esseri umani dalla schiavitù del lavoro peravere sempre più tempo libero da impiegare in attività creative e bellissime?
Jobs ne era convinto e così lo spiegò ai laureandi durante la cerimonia di consegna del diploma. «L’unico modo di fare un bel lavoro è amare quel che si fa. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore: saprete di aver trovato ciò che cercate appena l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio con il passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non trovate. Non accontentatevi. […] Siate affamati, siate folli».
«Think different» esorta Steve Jobs: pensa differente, fa che la tua volontà plasmi il mondo con l’entusiasmo e la forza creativa dell’amore e dei sogni.
Però una possibile risposta a tutta questa luce potrebbe essere proprio questa, un colpo di coda hogartiano: «Diciamolo in maniera ancora più chiara: il prezzo da pagare per la libertà è la distruzione dell’economico in quanto valore centrale e, di fatto, l’unico. E’ un prezzo davvero tanto alto? Per me, certamente no: preferisco infinitamente avere un nuovo amico piuttosto che un’automobile nuova. Preferenza soggettiva, senza dubbio. Ma oggettivamente? Lascio volentieri ai filosofi politici il compito di fondare lo (pseudo)-consumo in quanto valore supremo». Così scriveva Cornélius Castoriadis nel libro «Relativismo e democrazia: dibattito con il MAUSS», che trovate in edizioni Eleuthera (a pagina 92).
Allora potrei direi che preferirei avere un nuovo amico sincero, schietto e affettuoso, piuttosto che un nuovo I-Phone o un I-Pod. Preferenza soggettiva, ma oggettivamente parlando sarebbe una rivoluzione (marxista?) che andrebbe a soppiantare quel «Siate affamati, siate folli»… senza più bisogno di tecnologia e mercato.

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