Ci manca(va) un Venerdì – 26

Due frasi di Leonardo (non Di Caprio, quell’altro) e di Charlize Theron nel mirino dell’astrofilosofo Fabrizio Melodia; per tacere di Marx, Sartre, Monroe (non James ma Marilyn) e del surf

Ho visto in rete questa bella citazione: «Come una giornata ben spesa dona lieto dormire, cosi una vita ben spesa porta lieto il morire».

Lo scriveva in uno dei suoi codici il buon Leonardo Da Vinci, questa volta non al contrario, il quale infatti era famoso per la sua scrittura a specchio, con cui ha vergato pagine e pagine dei suoi appunti – spesso progetti davvero arditi per l’epoca – e altre volte pensieri, fiabe e altre amenità.

Leonardo non si dimostra solo un valente pittore, architetto, progettista militare e civile: fu anche un valente affabulatore, un aspetto ben poco valutato nel panorama del Rinascimento italiano.
E’ grazie a una bella serie televisiva trasmessa di recente su Sky – «Da Vinci’s demons» (2013) – che Leonardo Da Vinci è tornato meritatamente alla ribalta, in una storia che ripercorre alcuni aspetti degli “inizi carriera”, con belle commistioni tra fantasy e fantascienza steampunk.

Da Vinci's Demons 2013
Ma l’affermazione iniziale? Difficile non trovarsi d’accordo: ogni giorno della nostra vita dobbiamo spenderlo al meglio, per non aver solo rimpianti alla fine.
Quanti di noi, almeno una volta, non sono stati tormentati da rimpianti? Chi, almeno una volta nella vita, non ha pensato «Se quella volta avessi avuto il coraggio di» oppure «Se non avessi avuto paura di scegliere una strada diversa»…
La nostra è una società che non aiuta a realizzare i sogni. Ne è un chiaro segno l’incremento del tasso di suicidio presso i giovani: di recente un altro brillante studente padovano di appena 19 anni si è impiccato in casa dopo aver lasciato uno straziante biglietto d’addio alla madre.
«Una vita ben spesa» scriveva Leonardo. La vita è un bene che va spesso in modo degno, un bene che appaghi il cuore e la mente.
Cosa può donare la felicità e la conseguente consapevolezza di aver speso bene la vita?
«Felice è colui che ha trovato il suo lavoro: non chieda altra felicità»: così lo storico e saggista scozzese Thomas Carlyle.
La felicità consiste nel trovare un’attività che si ami con tutto il cuore e dove ci si senta ampiamente realizzati? Prendendo per vere le conclusioni di Marx prima e di Sartre successivamente – per i quali l’uomo è ciò che fa – ecco che il lavoro diventa non un semplice mezzo di sopravvivenza ma la strada in cui l’uomo realizza la propria intelligenza e creatività, una via in cui la volontà di potenza trova la massima realizzazione.
Si lavora per avere potere… ma quale? Il potere di appagare la forza inesauribile che brucia dentro di noi, quell’istinto di sopravvivenza atavico che anima tutte le scelte umane.
Se ciò non si realizza, ecco generare noia, malcontento, depressione e persino l’autodistruzione, il suicidio.
«La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa» ebbe modo di scrivere Friedrich Nietzsche, molto acutamente.
In effetti, volere tutto ciò che si fa è un buon modo per essere felice: voglio tutto quello che mi accade, con spirito forte e dinamico, senza mai piegarmi agli eventi. E’ la differenza che passa fra l’essere travolti da un’onda gigantesca e cavalcarci sopra con una tavola da surf.
C’è chi dice che la felicità consista nell’amare tanto che molte persone cercano ossessivamente l’amore «vero» (altri solo sesso, piacere fugace: magari in nome dell’impossibilità di un “puro amore”).
«Non sono stata abituata alla felicità: è qualcosa che non ho mai dato per scontato, ma pensavo che sarebbe arrivata con il matrimonio» disse in un’intervista Marilyn Monroe (morta suicida… o forse “aiutata” a morire da Fbi e/o Cia). I matrimoni e gli amori non le avevano portato felicità, semmai complicazioni a non finire.
Ed ecco un’altra attrice, Charlize Theron: «Se uno fosse sempre felice, non sarebbe capace di apprezzare nulla». Una considerazione non trascurabile e che potrebbe essere quasi ispirata al pensiero di Eraclito, in quanto la felicità può esistere solo con la presenza contraddittoria del proprio opposto, in un continuo scambio.
In conclusione riflettiamo su quanto propone Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama: «Per essere veramente felici in modo duraturo è necessario riconoscere innanzitutto la realtà della sofferenza. Forse all’inizio è deprimente, ma alla lunga ci si guadagna».
Alla fine la nostra anima è come metallo messo in una forgia: più viene riscaldato e sottoposto ai colpi sapienti del martello del fabbro, maggiormente ne verrà fuori una lama solida e bilanciata? Credo di sì: solamente nell’interazione tra forze contrarie l’animo umano può trovare piena soddisfazione lungo il proprio difficile cammino. Anche le problematiche mentali, le cicatrici dell’anima, possono trovare lenimento solo nella pratica attiva dell’amore e della volontà di guarigione, come affermava Patch Adams nell’omonimo film: «La felicità non si ottiene con una pillola, la vita è un privilegio».

NELLA FOTO: Leonardo Da Vinci interpretato dal bravo Tom Riley nel serial tv «Da Vinci’s Demons».

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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