CI MANCA(VA) UN VENERDÌ – 38

GLI MANCA QUALCHE VENERDI A VOLTAIRE, di Fabrizio Astrofilosofo Melodia

inv. 1983.7.33
“Non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato”, scrive il filosofo giornalista nonché illuminista Voltaire, rispondendo ad alcune questioni poste contro all’Enciclopedia, opera omnia del sapere umano messa più volte in discussione giù ai tempi della sua pubblicazione.
E’ una grande dimostrazione di civiltà l’affermazione di Voltaire, in sostanza afferma di rispettare e di mettere in discussione le tesi dell’avversario ma di difenderle dalle opinioni delle persone da poco, quelle che sicuramente non avevano nulla a che fare con le alte argomentazioni filosofiche.
A tale proposito, si può notare in tale affermazione una mal celata e quantomeno normale insofferenza verso le opinioni dei non addetti ai lavori: solo chi è ben informato sul determinato argomento, ha tutti i diritti di poterlo discutere, altri è meglio o che tacciano o perlomeno s’informino.
Direi che questa è un’affermazione che sembra cucita addosso al comportamento di molti di noi, figli del nuovo millennio, e sempre in perenne lotta l’uno contro l’altro nello zoo mediatico delle televisioni e dei Social Networks, arene organizzate dove l’aggressività trova libero sfogo e le belve sbranano senza remore, tanto nessuno si fa male.
“E in che cosa consiste fondamentalmente un modo civilizzato di comportarsi? Consiste nel ridurre la violenza. È questa la funzione principale della civilizzazione ed è questo lo scopo dei nostri tentativi di migliorare il livello di civiltà delle nostre società”, scrive il filosofo Karl Popper.
Di cosa stupirsi dunque, quando in Rete assistiamo a un vero e proprio massacro di massa, quando le idee o semplicemente alcune cose vanno a cozzare le une contro le altre?
Massacri e violenze del branco contro il branco, motivazioni tribali, nuove divinità nascono e vengono imposte, motivi economici, razziali e quanto altro trovano sfogo, scatenati da un post sbagliato.
La dialettica è dimenticata e la violenza verbale è al massimo. Nessuno si fa male in realtà, i commenti si sovrappongono gli uni sugli altri in un cumulo di macerie elettroniche che andranno a costituire un materiale interessante tanto per gli storici, quanto per gli antropologi, filosofi, statistici, psicologi comportamentisti e altra genia.
Tali macerie di linguaggi e guerre saranno alla portata di tutti, in scala mondiale, per determinare il seme della violenza e di come esso venga opportunamente fatto germogliare in un luogo chiuso e protetto, lasciato proliferare e scatenare, ma sempre in un ambiente controllato, dove magari può costituire anche un’occasione di lucro, magari per i soliti oligarchi.
E in tali luoghi, chi si accorge più se la vecchietta sola e abbandonata da tutti magari giace sulla propria poltrona con il pc aperto ormai morta da settimane e nessuno se ne accorge?
Chi si rende conto delle sofferenze dall’altro capo dello schermo? Chi si rende conto di quanto, in realtà, tutti sono nel virtuale e più nessuno s’incontra nella vita reale? Quanti davvero capiscono che ormai siamo in una galera, in uno zoo mediatico, da cui nessuno uscirà vivo?
Scrive bene Josè Saramago:”La morte, di per se stessa, ha ucciso molto meno degli uomini”.

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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