Ci manca(va) un venerdì – 60

        La donna che scelse di chiamarsi Olympe de Gouges, Anna Kuliscioff, Simone De Beauvoir e Loredana Lipperini messe in dialogo dall’astrofilosofo noto come Fabrizio Melodia

fabrizioCMUV-MarieOlympeDeGouges

«Uomo, sei capace d’essere giusto? È una donna che ti pone la domanda; tu non la priverai almeno di questo diritto. Dimmi: chi ti ha concesso la suprema autorità di opprimere il mio sesso? La tua forza? Il tuo ingegno? Osserva il creatore nella sua saggezza; scorri la natura in tutta la sua grandezza, a cui tu sembri volerti raffrontare, e dammi, se hai il coraggio, l’esempio di questo tirannico potere. Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, getta infine uno sguardo su tutte le modificazioni della materia organizzata»: così scrisse Marie Gouze nella sua «Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina» del 1791, in polemica risposta alla «Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» proclamata nel 1789 a seguito della rivoluzione francese e della deposizione del re.

Marie Gouze fu una donna forte che scelse persino il proprio nome, cambiandolo in Olympe de Gouges: aveva una fervida e accorata vena comunicativa e creativa, adattissima al nuovo modo di comunicare degli illuministi e dei letterati della sua epoca, rivolto al popolo tutto.

Fu autrice di 29 romanzi, 71 pieces teatrali e oltre 70 fra libelli rivoluzionari e articoli di vario genere. Lottò sempre strenuamente per la libertà individuale e i diritti, difese con forza il riconoscimento dei diritti delle donne ma anche quelli dei disoccupati, dei poveri, delle persone di “altro” colore, degli anziani e degli orfani.

Sicuramente una donna che al giorno d’oggi molti definirebbero “alquanto fuori di testa” visto le politiche notevolmente a sfavore delle donne che cercano di ribaltare i risultati raggiunti (dal voto, al divorzio, all’aborto, al nuovo diritto di famiglia…). Il potere maschile ha trovato nuovi modi – più forti e sottili? – per imprigionare la figura femminile.

«Il meccanismo della violenza è perverso: non solo controlla e sminuisce le donne mantenendole al “loro posto” ma le distrugge. Visto che è estremamente difficile, per una donna che subisce violenze e umiliazioni, confessare ciò che ha vissuto o continua a vivere. Le parole mancano, si balbetta, non si riesce a spiegare esattamente ciò che è successo. Ci vogliono anni per poter riuscire a integrare questi “pezzi di vita” all’interno di un racconto coerente. Eppure è solo raccontando le storie di questa violenza che si può legittimare l’esperienza femminile, svelando ciò che accade nell’oscurità, lontano dagli sguardi»: così la giornalista e scrittrice Loredana Lipperini mettendo in luce le contraddizioni di una società apparentemente avanzata ma che veicola modelli nei quali le persone vengono considerate in base alla capacità di procreare e dove viene tollerato, se non totalmente legittimato, l’uomo anziano danaroso e potente con accanto una giovane.

La violenza si predica in molti modi e alcuni stereotipi di donne avvallano il sistema che altre combattono strenuamente.

«Prendere coscienza. – ribadisce la Lipperini – Questo per me è sempre il primo passo. Cercare di capire quello che ci sta intorno, al di là degli stereotipi, e parlarne il più possibile. Poi, certo, le strade dovrebbero essere due: una che riguarda il sociale e una l’immaginario. Sul piano sociale è evidente che occorre pretendere dai partiti che mettano un discorso sul Welfare e sulle discriminazioni reali ai primi posti del programma elettorale. E se questo non accade, se non passa l’idea che il modello svedese, o anche quello tedesco, non è per noi una mera utopia, bisognerebbe forse togliere la fiducia che si è data a determinate forze della politica, o partitica che dir si voglia. Riguardo all’immaginario, occorre cominciare a cambiarlo».

Va ricordato come molte donne abbiano partecipato attivamente alla “rivoluzione” fascista capeggiata da Mussolini, con il nobile intento di affermare i diritti delle donne e farle finalmente arrivare al voto, cosa successivamente annullata proprio dal Duce che rimarcò e rafforzò lo stereotipo femminile contro molte delle sue “attiviste”.

Nella stessa epoca Anna Kuliscioff – socialista di origini russe e medico senza frontiere “ante litteram” scriveva: «Mi auguro, per il trionfo della causa del mio sesso, solo un po’ più di solidarietà fra le donne. Allora forse si avvererà la profezia del più grande scrittore del nostro secolo, Victor Hugo, che presagì alla donna quello che Gladstone presagì all’operaio: che cioè il secolo XX sarà il secolo della donna».

La solidarietà e l’unione nella lotta, come voleva anche Olympe de Gouges, sono i soli mezzi per attuare una rivoluzione sempre più difficile, il primo passo sicuramente è la presa di coscienza attraverso lavoro e istruzione.

«Certamente, se si mantiene una casta in stato d’inferiorità, essa rimane inferiore: ma la libertà può spezzare il cerchio: si lascino votare i negri, essi diventano degni del voto; si affidino alla donna delle responsabilità, essa sa assumerle; ma non si può aspettarsi dagli oppressori un movimento gratuito di generosità; talora la rivolta degli oppressi, talora la stessa evoluzione della casta privilegiata crea situazioni nuove; così gli uomini si sentono indotti, nel loro stesso interesse, a emancipare parzialmente le donne: esse non devono fare altro che seguire la loro ascesa, e i successi che ottengono le incoraggiano in questo senso; sembra più o meno certo che prima o poi raggiungeranno una perfetta eguaglianza economica e sociale che porterà con sé una metamorfosi interiore» scriveva Simone de Beauvoir.

(*) su Olympe de Gouge si veda in “bottega” anche Scor-data: 3 novembre 1793

 

 

 

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

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