Ci salveranno le «Ragazze elettriche?»

No, il problema è il potere

di Carlotta Pedrazzini (*)

L’unico modo che abbiamo per verificare un’ipotesi storica è quella di scrutare il passato e analizzare gli eventi. Come sono andate le cose? Quale teoria si è rivelata corretta?

Per quanto riguarda la verifica dell’idea – presente già nella prima ondata di femminismo e mai completamente tramontata – che le donne al potere possano dimostrarsi figure più positive rispetto agli uomini, questo metodo non sembra tornarci molto utile. Certo, negli ultimi due secoli, qualche donna in posti di potere c’è anche stata (vi ricordate Margaret Thatcher?) ma il campione statistico risulterebbe troppo limitato per riuscire a verificare una tesi che riguarda la condotta di metà della popolazione mondiale.

Ma allora, se in questo caso guardare indietro non è abbastanza, come proseguire? A venirci in aiuto è la scrittrice Naomi Alderman, che nel suo ultimo libro (Ragazze elettriche, Nottetempo, 2017, pp. 446, € 20) immagina un futuro in cui le donne – capaci di emanare scariche di energia elettrica – sono in grado di imporsi sugli uomini, dapprima fisicamente e poi socialmente. In mancanza di fatti storici reali, questa distopia ci fornisce un modo alternativo di testare la nostra ipotesi di partenza. Alderman offre infatti la possibilità di vedere finalmente all’opera quella presa di potere delle donne che ancora alcune frange del femminismo mainstream identificano come obiettivo principale delle loro lotte.

Nel futuro da lei immaginato, la piramide della gerarchia non vacilla e la struttura rimane invariata. A cambiare è solo il genere di chi occupa il vertice. Così, dove prima c’era un uomo, ora c’è una donna.

Dunque cosa ci mostra Alderman? È vero che il potere declinato al femminile sia meglio di quello maschile? No. E il motivo è il potere stesso. Le anarchiche e gli anarchici lo affermano da più di un secolo e mezzo: il problema sta nel dominio, non in chi lo esercita. Le anarco-femministe, poi, hanno sempre condotto battaglie contro chi proponeva l’idea che l’emancipazione femminile fosse una semplice scalata verso la vetta della società.

La prefigurazione fatta da Alderman potrebbe aiutare a rendere ancora più chiaro ciò che le femministe anarchiche affermano da sempre. Le donne non dovrebbero combattere una battaglia tra i sessi per contendersi le posizioni sociali più privilegiate. Al contrario, uomini e donne farebbero meglio ad unire le forze, concentrandosi sulle cause di diseguaglianza e ingiustizia – fra tutti, la struttura gerarchica della società – e abbatterle insieme.

Nonostante il messaggio di Alderman sembri chiaro fin dall’inizio, nei giorni che sono seguiti alla pubblicazione ho letto e ascoltato diverse interpretazioni. Addirittura, a una presentazione del libro cui ho assistito, alcune scrittrici e giornaliste si dicevano “galvanizzate” (sic!) dalle azioni delle protagoniste. La forza che dimostravano era la forza di tutte le donne, così mirabile e ispiratrice in un momento storico come il nostro fatto di violenza di genere e di abusi.

Ma il libro racconta della crudeltà di una dittatrice di un Paese dell’est Europa, succeduta al marito defunto; dell’assoluta mancanza di etica e di moralità di una donna a capo di un’organizzazione criminale, al comando dopo aver scalzato padre e fratelli; del lavaggio del cervello messo in atto dalla fondatrice di una nuova religione, incentrata su un dio donna, divenuta presto fenomeno di massa internazionale. Forse la scelta del titolo italiano (Ragazze elettriche) diverso dall’originale (The power) ha contribuito a fare un po’ perdere di vista il cuore del discorso di Alderman: la critica al potere, non importa se esercitato dalle donne o dagli uomini.

(*) Questo articolo di Carlotta Pedrazzini è stato pubblicato sul numero 422 – del febbraio 2018 – di «A rivista anarchica». Lo riprendo di Marte-dì (ma poteva anche essere giovedì, vi pare?) perché mi è capitata sotto agli occhi proprio quando avevo finito di leggere «Ragazze elettriche» (ben scritto e in alcuni punti assai intrigante); e siccome Carlotta mi ha tolto le parole di bocca… perché ripetere quel che lei ha così ben scritto? [db]

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