Cile: ballottaggio tra Sebastian  Piñera e Alejandro Guillier

Il magnate ha ottenuto il 36,6% dei consensi contro il 22,6% del candidato socialdemocratico. L’ago della bilancia, a favore del centrosinistra, potrebbe essere Beatriz Sánchez del Frente Amplio

di David Lifodi (*)

 

Tutto rimandato al 17 dicembre. In Cile, dal primo turno delle presidenziali, non è uscito il nome del futuro inquilino della Moneda e questo è già un risultato positivo, visto che gran parte dei sondaggi assegnava la vittoria fin dalla prima tornata a Sebastian Piñera, universalmente noto come il Berlusconi cileno. Il candidato di Chile Vamos si è fermato al 36,6% dei consensi e si giocherà la presidenza con l’esponente socialdemocratico Alejandro Guillier, che ha raggranellato il 22,6% delle preferenze. In vista del ballottaggio, Piñera resta comunque il favorito, anche se non sarà facile capire in che modo si schiereranno gli altri concorrenti rimasti esclusi da una corsa elettorale dove a destra, ma soprattutto a sinistra, è prevalsa la frammentazione.

Evasore acclarato, ma sostenuto dall’oligopolio mediatico e dai grandi proprietari terrieri, Piñera ha trascorso l’intera campagna elettorale a dimostrare che i cileni vivono nel migliore dei mondi possibili, con il quotidiano El Mercurio, tra gli altri, a fare da megafono amplificatore. La rivista Punto Final ha paragonato il magnate cileno a Jorge Alessandri, alla guida del paese tra il 1958 e il 1964. Entrambi hanno rappresentato, e Piñera rappresenta tuttora, il capitalismo cileno. In molti sono pronti a scommettere che, a meno di clamorose novità, si ripeterà uno scenario già visto. La presidenta Michelle Bachelet consegnerà le chiavi del palazzo presidenziale a questo paladino del neoliberismo che rappresenta quella minoranza di famiglie ricche in grado di muovere a piacimento l’economia del paese. Stabilità, crescita economica e il sostegno di una stampa in gran parte asservita al grande capitale finanziario costituiscono i tre assi su cui conta Piñera per mantenere le forti disuguaglianze sociali presenti nel paese. Già una volta si è verificato l’avvicendamento tra Bachelet e  Piñera, padrone del canale tv Chilevisión, della compagnia aerea Lan e della squadra di calcio del Colo Colo, che un tempo era l’orgoglio del Cile socialista all’epoca di Salvador Allende. Bachelet ha fatto molto poco per differenziarsi dalla destra e per questo motivo il compito di Alejandro Guillier, che deve recuperare oltre il 14% dei consensi per raggiungere Piñera, sembra assai arduo.

 

Tuttavia, potrebbe venire in soccorso di Guillier la frammentata sinistra cilena. Presentatosi come indipendente, attualmente senatore e di professione giornalista, Guillier è stato appoggiato ufficialmente dal Partito comunista, dal Partito socialista e dai radicali, rappresentando la figura meno debole della coalizione di centrosinistra Nueva Mayoría. Guillier è espressione dell’ala più autenticamente socialdemocratica della coalizione uscente ed è stato definito come un ottimo candidato, ma dotato di pessime compagnie, tra cui quella di Heraldo Muñoz, nemico dichiarato del Venezuela e della sinistra bolivariana. I punti forti della campagna dell’esponente di Fuerza de la  Mayoría sono le battaglie per i diritti umani e per il riconoscimento dei popoli indigeni, l’impegno a favore dell’uguaglianza di genere e, più in generale, per i diritti civili, la volontà di progredire nel campo dell’istruzione pubblica e gratuita, il diritto alla salute garantito a tutti. Al ballottaggio, Guillier potrà contare sicuramente sui voti di Beatriz Sánchez, che ha raggiunto oltre il 20% delle preferenze sotto le insegne del neonato Frente Amplio. Giornalista e fondatrice della radio Adn, la donna ha corso per una coalizione di piccoli gruppi e partiti di sinistra dove militano anche due ex leader studenteschi come Gabriel Boric e Giorgio Jackson. Anche se descritta erroneamente come candidata della sinistra radicale e molto critica verso il Venezuela bolivariano e la stessa Cuba, Beatriz Sánchez è stata tra le poche a denunciare la presenza opprimente, durante tutta la campagna elettorale, di vecchie facce del pinochettismo riciclatosi nella stampa di destra e ultradestra. Inoltre, in caso di vittoria, Beatriz Sánchez aveva promesso che avrebbe cacciato dalle Forze armate tutti i militari implicati nelle violazioni dei diritti umani all’epoca della dittatura, oltre a far rimuovere tutte le targhe commemorative, i monumenti e i nomi delle vie intitolate a persone condannate per crimini di lesa umanità.

Gran parte dell’elettorato del Frente Amplio è costituito da giovani tra i 18 e i 34 anni, che si sono identificati nella campagna elettorale di  Beatriz Sánchez, incentrata sulla redistribuzione della ricchezza, sui diritti dei migranti e sulle istanze provenienti dal Partido Humanista (tra gli eletti Tomás Hirsch e Raul Alarcon, autore del “Valzer del No”, inno dell’opposizione durante la campagna per il referendum del 1989), di Izquierda Libertaria, del Partido ecologista, del Partido Pirata e Socialismo y Libertad tra gli altri. A questa alleanza politica in costruzione, che ha meno di due anni di vita ed è composta da gruppi con diversa esperienza e sensibilità in ambito politico e sociale, appartiene anche il sindaco di Valparaíso (la città di Pinochet) Jorge Sharp.

Dovrebbero dare indicazione di voto a favore di Alejandro Guillier anche altri candidati di sinistra o centrosinistra rimasti esclusi dal ballottaggio. Tra loro, Marco Enríquez Ominami, presentatosi per la terza volta alla sfida per la Moneda, stavolta sotto le insegne del Partito Progresista, Alejandro Navarro, del Partido Amplio de Izquierda Socialista (uscito dal Frente Amplio per divergenze con Jackson e Boric), Eduardo Artés, di Unión Patriótica de Chile (di estrema sinistra) e Carolina Goic, esponente della corrente più dialogante della Democrazia cristiana rispetto a quell’ala destra che rifiuta ogni accordo con formazioni politiche di sinistra. Tuttavia, si tratta di ipotesi e, in un panorama così frazionato non è detto che, per motivi più personali che politici, i vari Ominami, Navarro, Artés e Goic decidano di scegliere in base a ciò che offriranno i due principali contendenti.

A destra preoccupa invece il successo di José Antonio Kast, che ha già annunciato il suo sostegno a  Piñera nel ballottaggio. Kast, esponente del partito più reazionario e conservatore del Cile, l’Unión Demócrata Independiente (Udi), non ha mai nascosto le sue simpatie per Pinochet e, nel suo programma, figurano l’attuazione dello stato d’assedio in Araucanía, per chiudere ogni dialogo con i mapuche, la guerra alla legge sull’aborto varata di recente da Michelle Bachelet e l’interruzione delle relazioni, già molto fredde durante questa presidenza, con i paesi bolivariani. La coalizione di destra Chile Vamos, guidata da Sebastian Piñera, ha ottenuto il maggior numero di deputati al Congresso, ma non è riuscita a raggiungere la maggioranza in nessuna delle due camere, dove invece ha ottenuto un ottimo risultato il Frente Amplio.

Nell’ulteriore mese di campagna elettorale il Cile si gioca la possibilità di allontanare il fantasma di Piñera: estrometterlo dalla Moneda sarebbe già un risultato accettabile in un paese dove, a livello politico, regna il disincanto.

(*) tratto da Peacelink – 20 novembre 2017

A seguire, un articolo di Olivier Turquet tratto da Pressenza:

Cile, il cambiamento è arrivato per rimanere: la chiave è l’umanesimo e la nonviolenza

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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