Cobas, polizia, Italpizza: a Modena…

uno strano triangolo

Due notizie e un breve commento della “bottega”

COMUNICATO STAMPA. NO AI LICENZIAMENTI COVID 19

Nel periodo di lockdown, cioè di massimo terrore sociale, dentro l’impianto di Italpizza si è diffusa la notizia che c’erano alcune persone malate.

Per paura, circa 20 persone si sono astenute dal lavoro, comunicando la cosa in vario modo alla azienda, chi verbalmente, chi con messaggi whatsapp per periodi di 5 o 10 giorni lavorativi.

In quel periodo la nostra organizzazione sindacale aveva lanciato una campagna nazionale di prevenzione in tutti gli impianti, in cui si chiedevano misure di garanzia fino a proclamare l’astensione dal lavoro nei casi di più difficile gestione.

Sappiamo bene che Italpizza tentò di applicare le misure previste dai decreti, così come sappiamo che tale applicazione nelle prime fasi si rivelò complessa soprattutto nella gestione degli spazi comuni, cioè spogliatoi, mense, macchinette del caffè, ma anche lavoro sulle linee di produzione, per le quali si studiarono via via turni differenziati per facilitare il distanziamento sociale.

Sempre in quel periodo anche in Italpizza, così come in altri impianti del settore alimentare, tentammo con determinazione di coinvolgere le istituzioni preposte alla salute pubblica nello svolgere quelle attività di controllo del cosiddetto “intorno dei lavoratori contagiati” più volte annunciate ma non praticate. Si trattava di indagare se la persona contagiata avesse l’abitudine di recarsi al lavoro in auto insieme ad altri colleghi, chi erano le persone che per prossimità lavorativa avevano avuto più contatti, se aveva preso il caffè con colleghi, se si trovava abitualmente all’esterno del luogo di lavoro con altre colleghe o colleghi. Chiedevamo insomma che le istituzioni dessero il massimo appoggio a quelle aziende che, per la quantità delle maestranze, potevano trasformarsi in focolai di pericolo sociale, ma le istituzioni si sono rivelate impreparate, a nostro modo di vedere, nello svolgere le attività che esortavamo.

Ricordiamo, incidentalmente, che Italpizza dichiarò pubblicamente il 25 marzo la propria disponibilità ad effettuare 20 assunzioni di piccoli imprenditori caduti in disgrazia.

Adesso ci troviamo ad affrontare il fatto che 20 tra lavoratori e lavoratrici si sono visti recapitare prima una lettera di richiamo da parte di Evologica cui hanno risposto ed in seguito una lettera di licenziamento. Parliamo di persone con 19, 13, 3, 2 anni di anzianità lavorativa, non di persone per le quali le aziende non avessero ampiamente verificato la competenza e l’affidabilità.

Riteniamo pertanto che siano sì da assumere persone in difficoltà, ma certamente non a fronte del licenziamento di lavoratrici e lavoratori che hanno l’unica colpa di aver cercato di preservare la propria vita e magari quella dei loro coinquilini anziani o malati che non avrebbero potuto in alcun modo sopportare l’esposizione al contagio.

Modena: gravissima provocazione poliziesca contro sindacalista del Sicobas

Il 28 maggio presso la nostra sede sindacale del Si Cobas di Modena è stato fermato e portato in questura il sindacalista Marcello Pini, mentre stava filmando quella che sembrava essere una colluttazione tra spacciatori.

In realtà la polizia in borghese stava eseguendo un fermo e accortasi della presenza di Marcello si è avventata su di lui facendo poi irruzione nella sede sindacale, in quel momento affollata di lavoratori e lavoratrici, dando così inizio a una vera e propria perquisizione dei locali, condita da minacce nei confronti del sindacato e in particolare verso alcune compagne presenti per il normale lavoro di sportello.

«Noi siamo la polizia e facciamo quello che ci pare, voi siete il Si Cobas e vi arrestiamo tutti e tutte» è stato il motivo che ha accompagnato tutta la scena, ricordandoci le immagini del Cile di Pinochet o della Managua del dittatore Somoza.

A quel punto e dopo una lunga telefonata tra la polizia presente sul luogo e la Digos di Modena, Marcello – riconosciuto come militante sindacale impegnato nelle vertenze più dure aperte dal Si Cobas sul territorio modenese – veniva portato in questura e trattenuto per alcune ore.

Oltre al sequestro del telefono cellulare, Marcello è stato accusato di resistenza a pubblico ufficiale. una accusa che le telecamere in funzione nella zona smentiscono.

Nel video – www.facebook.com/196869907432405/videos/665430157354131/  – un sunto della conferenza stampa tenuta il 30 maggio presso la sede del SICobas di Modena.

Un episodio di gravità inaccettabile per la tutela delle libertà individuali e per ogni tipo di organizzazione o sigla sindacale, rispetto al quale non possiamo rimanere silenti e passivi.

UNA NOTA DELLA BOTTEGA

Della vicenda Italpizza in “bottega” abbiamo raccontato qualcosa; cfr Italpizza/Modena: botte vere e feriti finti, Italpizza: vittoria della lotta (e un accordo deludente), Modena: 8 fogli di via per Italpizza, A proposito di Italpizza: Ho visto cose che voi umani… (un testo di Carmillaonline) e altri post. L’atteggiamento della polizia – dunque di chi la comanda – non è sembrato, in occasione delle manifestazioni, troppo rispettoso per i diritti costituzionalmente garantiti. Questo è un primo elemento che potrebbe collegare questo sindacato e la polizia in una trama. Ma bisogna ricordare che SI Cobas è stato vittima, nel gennaio 2017, di una grave provocazione (con l’accusa addirittura di presunta estorsione) ai danni di Aldo Milani – che del Sindacato Intercategoriale Cobas è coordinatore nazionale – con tanto di video manipolato. Due anni dopo la montatura crollò: Milani venne assolto e il suo accusatore patteggiò. Adesso le due vicende modenesi: in apparenza non c’è alcun legame fra l’intimidazione contro Marcello Pini e i licenziamenti a Italpizza. Però un sospetto si fa strada. Per dirla in modo chiaro: ogni pretesto è buono per “sparare” su SI Cobas come su lavoratori e lavoratrici che fanno riferimento a questo battagliero sindacato.Una brutta trama.

 

Redazione
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