Colombia: responsabilità italiane nel business dell’olio di palma

di David Lifodi

Il rapporto presentato dalle organizzazioni non governative Somo (olandese) e Indepaz-Istituto de Estudios para el Desarrollo y la Paz  (colombiana) parla chiaro: la multinazionale Poligrow, produttrice di olio di palma e biocarburante che ha, tra i suoi azionisti, l’imprenditore italiano Agostino Re Baudengo e come amministratore delegato in Colombia Carlo Vigna Taglianti, è responsabile di imporre l’agrobusiness, violare i diritti sindacali e umani e andare a braccetto con i paramilitari. È questo che emerge dal dossier Reconquista y despojo en la Altillanura colombiana: el caso Poligrow, ricavato dalle informazioni raccolte dalle due ong nella comunità di Mapiripán (nel dipartimento di Meta), tra le autorità indigene e i lavoratori della stessa Poligrow.

Del resto Poligrow non è sconosciuta alle autorità colombiane: il Ministero dell’agricoltura, al pari della Contraloría General de la Nación (il principale organo di controllo fiscale del paese) e di alcuni congressisti, già in passato aveva denunciato l’appropriazione indebita della terra da parte di alcune multinazionali, tra cui quella di cui possiede azioni il presidente di Assorinnovabili Agostino Re Baudengo, mentre al 90% è di proprietà della società Serlick. La sede principale dell’impresa è a Madrid, mentre quella della holding Serlick in Uruguay (paese che non divulga l’identità dei soci delle imprese), ma i fari sono puntati soprattutto sull’italiano Re Baudengo, membro del Consiglio generale di Confindustria e fondatore di Asja, gruppo che produce energie rinnovabili in Italia e all’estero. Sarebbe stato proprio Re Baudengo ad aver fondato a Londra Reba Capital, altra impresa impegnata, almeno ufficialmente, a produrre progetti di energia pulita e agricoltura sostenibile, ma sorta da Reba Investment Opportunities Gps, la cui sede si trova in Lussemburgo, noto per essere un paradiso fiscale. Pare che Re Baudengo abbia cercato di risolvere la questione direttamente con il ministro dell’Agricoltura colombiana proprio pochi giorni prima che l’Instituto Colombiano de Desarrollo Rural contestasse a Poligrow l’accaparramento illegale delle terre. In particolare, il dossier chiede che Poligrow garantisca il rispetto dei diritti dei popoli indigeni Jiw e Sikuani, presti attenzione all’ambiente della zona in cui opera e, per finire, riconosca i diritti sindacali che spettano ai suoi lavoratori. Finora, invece, la comunità di Mapiripán ha dovuto fare i conti con i progetti della cosiddetta “agroindustria verde” imposta dal governo colombiano in tutta la regione dell’Altillanura. Poligrow si è stabilita in Colombia nel 2008 e, da allora, secondo la Commissione interecclesiale di giustizia e pace, l’amministratore delegato italiano Carlo Vigna Taglianti si sarebbe avvicinato molto ai gruppi paramilitari, tanto da costringere la gente della zona andarsene. I legami di Poligrow con i paras non sono provati ufficialmente, ma i casi di estorsione e violenza nei confronti delle comunità indigene sono aumentati dall’arrivo dell’impresa nell’Altillanura: gran parte delle terre è stata venduta illegalmente proprio tramite i paramilitari e l’appoggio di autorità corrotte. Su Poligrow pende anche un’altra accusa, quella di non aver mai indagato, o aver ignorato deliberatamente, il ruolo dei paramilitari in Colombia, trasformandosi così in ulteriore fattore di tensione per l’intera regione. Tutto ciò viola il diritto alla terra delle comunità indigene, teoricamente sancito dalla Costituzione colombiana: secondo il rapporto di Somo-Indepaz, Poligrow e le sue partecipate sono padrone di una quantità di terra cinque volte superiore al limite imposto alla legge colombiana. Inoltre, sfruttando la fama di impresa ecologica perché produce biodiesel, Poligrow sostiene impunemente l’agrobusiness, utilizza i pesticidi per la monocoltura dell’olio di palma e provoca l’inquinamento delle acque che mettono a rischio la sopravvivenza degli indigeni Sikuani e Jiw. Dal canto suo, Agostino Re Baudengo ha definito “falsa” l’indagine delle organizzazioni non governative Somo e Indepaz, evidenziando come Poligrow possa dimostrare che l’acquisizione dei terreni dell’Altillanura è avvenuta in maniera legale tramite la regolare registrazione dei contratti. E ancora, Somo e Indepaz insistono sulla scarsa trasparenza di Poligrow: se l’impresa spagnola non ha nulla da nascondere, come mai non fornisce informazioni certe e dettagliate sulla sua struttura finanziaria? Nemmeno le raccomandazioni delle Nazioni Unite sono servite per fare luce sulla multinazionale e convincerla a rispettare gli standard minimi per il rispetto dei diritti umani e ambientali. Da alcuni anni, l’”agroindustria verde” rappresenta una delle maggiori fonti di reddito per la Colombia, divenuto uno dei maggiori produttori dell’olio di palma.

Il fatto che le responsabilità di Poligrow abbiano anche provenienza italiana dovrebbe sollecitare un’indagine accurata da parte delle autorità competenti e non limitarsi a credere alla garanzia, sulla sola parola, che l’impresa è socialmente responsabile perché il suo progetto è certificato da Rainforest Alliance.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.