Colombia-Venezuela: conflitto sul confine

Pablo Beltrán, capo della delegazione dei dialoghi dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN), ha parlato dell’attuale stato dello scontro alla frontiera colombo-venezuelana: “continua, anche se sta diminuendo”.

intervista di Danna Urdaneta (*)

 

Caracas torna ad essere la sede della pace con giustizia sociale per la regione. Nonostante tutte le stigmatizzazioni contro il Venezuela, punteremo sempre per la pace della Colombia, questa volta, come paese garante.

Nel secondo giorno del processo di pace tra il governo di Gustavo Petro e Francia Márquez con la guerriglia dell’ELN, Pablo Beltrán, capo della delegazione dei dialoghi del gruppo insurrezionale, ha dato una caratterizzazione della frontiera colombo-venezuelana:

“Bene, la frontiera è un crocevia di tutti i traffici, ma, anche, dentro a tutti i traffici che ci sono, ci sono molte operazioni coperte e c’è molta presenza di bande e di cartelli che da lì creano una situazione di danno sulle comunità e alle comunità che sono binazionali”.

Pablo Beltrán ha anche fatto riferimento al conflitto transfrontaliero nelle regioni binazionali del Catatumbo e dell’Arauca: “c’è stato uno scontro molto prolungato nella zona del Catatumbo, nella zona dell’Arauca. Ossia, dal lato del Venezuela, il Zulia, dal lato di fronte all’Arauca, l’Apure”, affermando che il conflitto “continua anche se sta diminuendo e quello a cui realmente aspiriamo è che queste comunità stiano tranquille”.

Il capo della delegazione dei dialoghi dell’ELN, Pablo Beltrán, ha fatto riferimento allo stato attuale dello scontro alla frontiera colombo-venezuelana nel seguente modo: “in Venezuela non si intenda che questi sono fattori di distruzione della sovranità e che non si intenda allora che l’ELN è una guerriglia binazionale, ma che le comunità sono binazionali”.

Beltrán ha fatto anche riferimento alla presenza dell’ELN alla frontiera con il Venezuela: “l’ELN sta alla frontiera e nella misura in cui colpiscono queste comunità binazionali colpiscono anche noi. Per questo c’è lo scontro”.

Conflitto colombiano o conflitto regionale?

In «Mitos sobre la relación de Nicolás Maduro con el ELN» (“Miti sulle relazioni di Nicolás Maduro con l’ELN”) in Resumen Latinoamericano torno a proporre la tesi del conflitto in Colombia come l’espressione più violenta del conflitto regionale in America Latina. È antiscientifico parlare del “conflitto colombiano” perché l’ingerenza degli Stati Uniti in America Latina è stata totale e anche le diverse forme di lotta lo sono state e sono inalberate in tutta la regione dal movimento popolare antimperialista.

Nonostante ciò, si parla del conflitto quando persiste la resistenza armata del popolo, non più quando c’è un’ingerenza imperialista, né quando ci sono basi militari sul suolo colombiano patrocinate anche dall’Accordo NATO, nemico dei popoli.

Assassinii di dirigenti guerriglieri alla frontiera venezuelana

Dal 21 marzo 2021 in Venezuela è stato mediatizzato il conflitto nell’Aupure e nell’Arauca. Il 17 maggio 2021 il comandante delle FARC-EP Seconda Marquetalia, Jesús Santrich, fu assassinato dal Comando contro il Narcotraffico e le Minacce Transnazionali (Conat) dell’Esercito Nazionale della Colombia nella fascia binazionale della Sierra del Perijá, nello stato del Zulia.

Nel dicembre del 2021 furono assassinati Édison Romaña e il paisa Óscar Montero, della stessa organizzazione, con operazioni dell’Esercito colombiano e anche del Gruppo Antiterrorista (Grate) della Polizia Nazionale della Colombia alla frontiera venezuelana. Successivamente, nel maggio del 2022, Gentil Duarte, capo delle FARC-EP che non aveva consegnato le armi, fu assassinato a Casigua El Cubo, sud dello stato del Zulia.

La presenza e l’assassinio di guerriglieri colombiani alla frontiera venezuelana nell’ultimo mezzo secolo, così come le migrazioni e lo sfollamento di ambedue i paesi, si deve alla condizione comune di abbandono nei 2.219 km di frontiera binazionale.

Le convinzioni politiche, la dottrina del nemico interno e l’estrema povertà portano adolescenti, uomini e donne nati in Venezuela ad integrarsi nelle fila guerrigliere e paramilitari, così come a lavorare con lo spionaggio colombiano e gringo. Un recente esempio di questo è stata la denuncia che ha fatto la Revista RAYA in Espionaje Internacional: Objetivo Venezuela (Spionaggio Internazionale: Obiettivo Venezuela) sulle 28 fonti che lo spionaggio colombiano aveva dentro le forze statali del Venezuela, nel miglior stile della Guerra Fredda.

Conflitto transfrontaliero e operazioni coperte

Gli assassinii di dirigenti guerriglieri e le altre operazioni sotto falsa bandiera sono stati presentati dai mezzi di comunicazione colombiani come un “conflitto tra bande” e “guerra tra narco”. Nonostante ciò, dal gennaio del 2022 fino ad oggi sono uscite alla luce denunce pubbliche, comunicati, rapporti e interviste che hanno permesso una caratterizzazione comune del conflitto transfrontaliero da parte di diverse correnti ideologiche: COCE-ELN, FARC-EP, Seconda Marquetalia, la Fondazione dei Diritti Umani Joel Sierra, l’Istituto di Studi per lo Sviluppo e la Pace (Indepaz), il Congresso dei Popoli, i media alternativi Trochando Sin Fronteras e Colombia Informa, José David Escobar Moreno in El Espectador, CMI La Noticia, dal lato venezuelano La Tabla e, certamente, Resumen Latinoamericano e Aporrea.

La scalata dello scontro alla frontiera colombiana con il Venezuela ha dimostrato, almeno nel caso dell’Arauca, che oggi il dipartimento soffre una grande ecatombe umanitaria e che i gruppi paramilitari del Decimo Fronte, Fronte 28 e Fronte 45 che si mascherano da FARC-EP per sterminare la dirigenza sociale che si oppone alla distruzione ambientale delle imprese petrolifere e delle economie estrattiviste.

Allo stesso modo, sono state trovate prove che coloro che guidano questi gruppi per combattere l’ELN sono usciti dal carcere grazie al Tribunale di Giustizia e Pace, come dire, il tribunale incaricato di giudicare i paramilitari, e sono il braccio armato del vigente riposizionamento degli Stati Uniti alla frontiera per rovesciare Nicolás Maduro dalla presidenza della Repubblica Bolivariana del Venezuela e prendere il controllo sulle riserve petrolifere più grandi del mondo in mezzo alla crisi energetica mondiale.

(*) Link all’articolo originale: http://www.colombiainforma.info/pablo-beltran-sobre-el-conflicto-en-la-frontera-con-venezuela-se-mantiene-aunque-va-disminuyendo/

Traduzione a cura del Comitato Carlos Fonseca

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Sulla Colombia, la redazione della Bottega del Barbieri, segnala anche:

Colombia: un mostro energetico minaccia comunità e ambiente (di Marco Santopadre, per https://pagineesteri.it/)

 

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